Credito, la Ue spaventa le 'piccole'
di M. T.
Il Resto del Carlino - Emilia Romagna
Mercoledì 31 maggio 2006
Le piccole imprese emiliano-romagnole e quelle artigiane sono pronte ad affrontare il passaggio di
Basilea 2 che, (salvo improbabili proroghe), entrerà in vigore dal prossimo primo gennaio?
La Cna regionale ha condotto un'indagine su 120 associati, propedeutica ad un incontro in
programma il 6 giugno con la Regione e due primari gruppi bancari con l'obiettivo di creare una
partnership per accrescere il vantaggio competitivo delle imprese, dalla quale risulta che le Pmi
sono pronte ad affrontare le novità introdotte dagli accordi di Basilea 2. Tuttavia lo scenario
presenta dei chiaro-scuri. Il problema, deriva come è stato sottolineato ieri da Daniela Magni
(responsabile politiche economiche Cna), Paolo Baravelli di Serfina, società di consulenza di Cna,
e Vincenzo Freni, che ha condotto lo studio, dalla sottocapitalizzazione di alcune imprese, ma anche
dal fatto che i costi del denaro e dei servizi bancari tendono all'aumento (secondo il 27% degli
intervistati), e due su tre lamentano i costi imposti dalle banche per accedere al credito.
«Un problema importante - ha sottolineato Magni - anche perché nelle piccole e medie imprese
il livello di capitalizzazione è esiguo ed il credito bancario costituisce la principale risorsa di
finanziamento».
Con Basilea 2 le banche dovranno accantonare quote di capitale proporzionali al rischio derivante
dai vari rapporti di credito assunti, e classificare i propri clienti in base alla loro
rischiosità attraverso criteri e procedure sempre più rigidi e sofisticati: i cosiddetti rating.
Le banche hanno quindi bisogno di poter contare su clienti affidabili; le imprese a loro volta
sulla fiducia e disponibilità del sistema bancario. «Le imprese ha precisato Freni - hanno
bisogno delle banche, ma è vero anche il contrario. Senza le imprese come farebbero a lavorare gli
istituti bancari?». Tuttavia nella regione esistono le basi per costruire vantaggiose
reciproche relazioni tra banche e imprese, se si pensa che le Pmi vantano un rapporto con gli
Istituti di credito già consolidato. «Con 6,8 miliardi di euro - ha spiegato Freni - assorbono
il 6,2% del gettito totale dei finanziamenti al sistema economico, ben al di sopra della media
nazionale, e hanno un tasso di insolvenza significativamente inferiore rispetto a quello italiano,
come attesta Bankitalia». Ma cos'è lo "spauracchio" di Basilea 2? I nuovi vincoli
obbligheranno le imprese al rispetto di rigidi indici di affidabilità per l'accesso al credito,
che verrà concesso al credito, che verrà concesso anche sulla base dell'innovazione e della
solidità dei clienti, ma le più piccole sono anche quelle più esposte perché le banche a volte
percepiscono una maggiore rischiosità. L'indagine della Cna ha tastato il polso delle imprese di
fronte alle novità che saranno introdotte, anche per verificare il livello di conoscenza delle
nuove regole, timori, atteggiamenti e comportamenti. E il risultato? La maggioranza degli
intervistati (75%) ritiene utile mantenere rapporti con più banche anche per ottenere attraverso
multiaffidamenti, condizioni migliori e rapporti diversificati, e le aziende operano con almeno
3-4 istituti di credito. Il salvagente, per le imprese in generale, arriva dal sistema Confidi:
la metà delle Pmi intervistate ha utilizzato le Coop di garanzia e i Consorzi fidi: ben il 26%
negli ultimi 12 mesi, anche per non trovarsi impreparati all'appuntamento di gennaio e alla luce
dell'aumento del costo del denaro.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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