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  :: Rassegna stampa - Documento

Credito più difficile con Basilea 2 ma Draghi bacchetta le banche
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 7 aprile 2008

Trascorso l'anno del rodaggio, dal primo gennaio è entrato a regime l'accordo di Basilea 2 sui criteri di accesso al credito. Un banco di prova decisivo per capire l'impatto che le nuove regole potranno avere sul tessuto imprenditoriale italiano, caratterizzato per il 95% da piccole e medie imprese che potrebbero patire i criteri più restrittivi. A maggior ragione nella situazione attuale di mercato, caratterizzata da una restrizione del credito a livello internazionale e dalla crescita dei tassi.
La normativa internazionale impone alle banche dei paesi aderenti di accantonare quote di capitale proporzionali al rischio derivante dai vari crediti concessi e di segmentare la clientela attraverso sofisticate analisi di rating. Quindi, i dati di ciascuna azienda cliente dovranno essere passati al setaccio per redigere una sorta di pagella che ne attesti la solidità patrimoniale, l'affidabilità dimostrata nei precedenti rapporti con il sistema bancario e la solvibilità futura. I tassi applicati diventano proporzionali al giudizio espresso dall'istituto di credito: per quanto riguarda le realtà più grandi, che hanno un rapporto consolidato con le banche, non sono previsti grandi cambiamenti, anzi queste realtà hanno la possibilità di spuntare condizioni migliori rispetto al passato grazie a sistemi di certificazione dei bilanci e alla presenza di professionisti interni chiamati ad approntare la documentazione richiesta allo sportello. Mentre problemi maggiori potrebbero esservi per le realtà più piccole, abituate per decenni a un rapporto fiduciario basato sulla conoscenza diretta più che su analisi oggettive.
«E' ancora presto per fare un primo bilancio, considerato che sono trascorsi solo tre mesi dall'entrata in vigore a pieno regime della normativa, ma non ci attendiamo stravolgimenti, anche perché il mercato del credito in Italia attraversa un buon periodo, con una bassa incidenza delle insolvenze - osserva Gianfranco Torriero, responsabile Centro Studi e Ricerche dell'Abi -. I dati che arrivano dall'Osservatorio permanente sui rapporti tra banche e imprese fanno prevedere un impatto non traumatico sul sistema imprenditoriale, anche se non è escluso che alcune realtà più piccole possano risentire del passaggio da un sistema di valutazione soggettivo a uno più oggettivo».
Dall'inizio dello scorso anno gli istituti di credito si sono mossi soprattutto sul versante della formazione: molti hanno messo a disposizione della clientela questionari per l'autodiagnosi finanziaria, che consentono alle realtà imprenditoriali di valutare il proprio posizionamento in virtù delle nuove normative. Negli ultimi mesi, inoltre, si stanno svolgendo numerosi seminari e incontri di consulenza sui nuovi sistemi di classificazione. Tra i prossimi appuntamenti va segnalato il seminario organizzato dall'Abi per il 23 e 24 aprile all'Hotel Ergife di Roma, dal titolo "Basilea 2 alla prova dei fatti", che servirà a tracciare un primo bilancio dell'applicazione.
Nonostante gli sforzi, però, siamo ancora in ritardo. Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, a metà settimana ha bacchettato il sistema creditizio italiano che, secondo l'ultima relazione tecnica messa a punto dal servizio di Vigilanza della banca centrale, non si è ancora adeguato alle best practice dei gruppi internazionali. Un problema, comunque, che riguarda soprattutto le banche più piccole, meno strutturate per mettersi rapidamente al passo.
Sull'impatto di Basilea sarà decisivo l'approccio seguito dai singoli istituti di credito: ad esempio, le Banche di credito cooperativo hanno creato un proprio metodo di classificazione dei rischi che assolve ai principi generali di Basilea 2, ma si adatta alle specificità dei territori e delle varie classi di clientela. «Guardando al medio termine - riprende Torriero - la nuova normativa produrrà conseguenze positive anche per le imprese più piccole, in quanto le abituerà a un sistema di disclosure, per usare una terminologia anglosassone che indica l'apertura totale nei confronti del partner bancario, condizione necessaria per assicurare una collaborazione di lungo periodo».
Nel breve, però, potrebbe verificarsi qualche disagio, secondo Gabor David Friedenthal, della società di consulenza Value Partners. «I rischi maggiori arrivano dal contesto macroeconomico. Da quando la crisi dei subprime Usa si è allargata all'intero settore finanziario, si registra sui mercati una contrazione della liquidità. Le banche sono diventate più diffidenti nel prestarsi denaro a vicenda e, di conseguenza, nel concedere prestiti alla clientela finale - spiega -. Il risultato è che, a parità di condizioni, oggi i finanziamenti sono più costosi rispetto a qualche mese fa». Non solo: la maggiore prudenza sta spingendo gli istituti di credito a selezionare con criteri più restrittivi la clientela.
In condizioni simili, il rischio è che si produca una spirale fatta di deterioramento della sfiducia, meno prestiti e rallentamento economico che si autoalimenta fino a produrre una crisi di sistema. Un'eventualità che, tuttavia, Friedenthal esclude: «Le banche sono consapevoli di non poter scaricare qualsiasi rialzo dell'Euribor sulla clientela finale, altrimenti rischiano di perdere affari. I rischi maggiori riguardano soprattutto le piccole imprese che non hanno un legame consolidato con gli istituti di credito del territorio e non operano all'interno di contesti organizzati, come le filiere o i distretti». Nel medio termine, in ogni caso, l'impatto sul sistema non potrà che rivelarsi positivo anche per il consulente di Value Partners. «Le pmi si stanno riorganizzando per venire incontro alle richieste del sistema bancario, che chiede trasparenza e stabilità patrimoniale e di cassa. Probabilmente questo favorirà una crescita del factoring, con la banca che diventa partner dell'azienda cliente, condividendone il processo di gestione del circolante».


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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