Credito, primi segnali di disgelo
di Walter Galbiati
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 21 giugno 2010
Forse perché chiedono pochi prestiti o perché in genere gliene concedono pochi, ma le
piccole e medie imprese nei primi mesi del 2010 hanno visto contrarsi i fidi concessi
dagli istituti di credito in modo minore rispetto a quelli elargiti alla media e grande
industria. A fine gennaio 2010, secondo i dati contenuti nell'ultima edizione
dell'Osservatorio permanente dei rapporti tra banca e imprese, le piccole aziende,
quelle con meno di 20 dipendenti, hanno visto i finanziamenti contrarsi dell'1,1 per
cento contro il meno 5,5% delle imprese medie e grandi. Il dato è stato confermato dal
governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nelle sue considerazioni finali della
consueta relazione annuale. In generale, tra febbraio e aprile 2010 la contrazione del
credito alle imprese è diventata meno forte e si è attestata a un meno uno percento
rispetto allo scorso anno. Nel 2009 i prestiti bancari alle imprese sono diminuiti di
circa 28 miliardi, il 3% in meno su base annua e, secondo i rilevamenti di Via Nazionale,
la riduzione dei prestiti è stata marcata soprattutto tra le imprese di media e grande
dimensione per la scelta di alcuni grandi gruppi industriali di sostituire parte del
debito bancario con fonti di finanziamento alternative.
A soffrire di più sono state le imprese manifatturiere (-9,3%), le più colpite dalla
crisi, mentre sulla dinamica dei prestiti ha pesato la politica restrittiva dei gruppi
bancari più grandi, che però a partire dal secondo semestre 2009 sembrano aver cambiato
rotta, allentando l'irrigidimento delle loro condizioni di offerta. Un segnale
confortante per le Pmi che proprio nel momento di difficoltà dovrebbero avere un
supporto maggiore da parte del sistema creditizio, comunque a sua volta sotto stress.
In questo senso va la proroga della moratoria concessa dalle banche ai prestiti delle Pmi,
la cui scadenza dovrebbe quasi sicuramente essere posticipata dal 30 giugno al 31
dicembre di quest'anno. «E' bene che, come avevamo richiesto, si proceda alla proroga in
materia di moratoria dei debiti delle imprese nei confronti delle banche» ha detto il
presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, chiedendo anche di far sempre più leva sul
ruolo del Fondo centrale di garanzia e di richiamare, a livello internazionale,
l'attenzione sui rischi di Basilea 3.
Si tratta della possibilità per le aziende che ancora non hanno fatto ricorso alla
moratoria di ottenere la sospensione dei pagamenti di prestiti e interessi per 12 mesi,
mentre rimarranno escluse da questa estensione le imprese che l'hanno già attivata. Le
Pmi avrebbero voluto estendere la moratoria da 12 a 18 mesi, soluzione bollata come
ingestibile sotto il profilo degli accantonamenti da parte del sistema bancario, e si
sarebbero quindi accontentate di una semplice estensione per via del perdurare della
crisi.
La proroga di sette mesi per la moratoria sui debiti delle Pmi dimostra, secondo il
presidente dell'Abi, Corrado Faissola, «l'efficacia dello strumento, che ha permesso di
far fronte a un momento particolarmente difficile». Faissola, tra gli estensori
dell'avviso comune siglato nell'agosto scorso sulla scia dell'invito formulato dal
ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha ricordato che le banche «hanno reso
disponibili per le imprese 10 miliardi di euro relativi alle quote di capitale sospese»
dei prestiti concessi.
Del resto, secondo le indagini della Bce, rimane sempre alto il fabbisogno di credito
dell'industria italiana che registra una richiesta di prestiti bancari decisamente
superiore alla media dell'area euro. Da un'analisi degli impieghi per destinazione
emerge, infatti, come in Italia rimanga prevalente la quota sul totale dei finanziamenti
(famiglie ed imprese non finanziarie) concessi alle imprese rispetto a quella destinata
alle famiglie, diversamente da quanto evidenziato dalla media europea. In particolare,
la quota degli impieghi alle imprese non finanziarie sul totale risulta a febbraio 2010
pari al 62,8% in Italia, un valore superiore alla media dell'Area Euro, che si attesta
al 48,6%.
Anche la Banca europea degli investimenti, uno dei bracci finanziari della Ue conferma
la fame di finanziamenti del nostro Paese. Nel 2009 l'impegno finanziario della Bei in
Italia ha raggiunto un nuovo record toccando i 9,7 miliardi di euro, il 17% in più
rispetto al 2008, portando l'ammontare complessivo degli impegni in essere nella
penisola a 51 miliardi di euro, una cifra che conferma il nostro Paese nella posizione
di principale beneficiario dell'attività svolta dalla Bei. A usufruirne non solo grandi
progetti infrastrutturali, ma anche 12.500 le piccole e medie imprese. La domanda di
credito serve soprattutto a finanziare il capitale circolante, quindi la vera e propria
attività dell'azienda. Non è un caso che nella prima parte del 2010, oltre l'80% delle
imprese che sono ricorse al Fondo di garanzia istituito dal ministero dello Sviluppo
economico sia stato spinto da esigenze di liquidità, mentre solo il 18% da un programma
di investimento. Il fondo serve per concedere una garanzia pubblica alle piccole e medie
imprese che chiedono prestiti alle banche.
Al 30 aprile scorso, lo stock dei finanziamenti e del garantito in essere risultavano
rispettivamente pari a 8,2 miliardi e a 4,6 miliardi. Il fenomeno sembra toccare in modo
trasversale tutto il microcosmo delle Pmi anche se l'aumento di domande è stato più
consistente al Nord, nel settore dei servizi e tra le aziende di medie dimensioni.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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