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Da chi dipende la nostra cattiva crescita
di Piero Esposito e Stefano Fantacone (CER)
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 20 giugno 2011

Anche nel 2011 la crescita dell'economia italiana si prospetta inferiore alla media europea. Nel primo trimestre dell'anno l'incremento del Pil è stato appena dello 0,1%: risultato che ci avvicina a una crescita nulla. Il confronto più naturale è quello con la Germania, dove i saggi di sviluppo si colloca fra il 3 e il 4%. La scomposizione, attraverso la tecnica della constant market shares, della dinamica delle esportazioni verso i mercati europei nel 2010, suggerisce alcune linee di interpretazione sulle differenze tra i due modelli.
Italia e Germania hanno registrato lo scorso anno uno stesso aumento dell'export verso il resto d'Europa, a un lusinghiero saggio del 15%. Diverse sono però state alcune delle determinanti di questo incremento (vedi grafico; ndr: non disponibile). La composizione merceologica delle esportazioni ha giocato un ruolo sfavorevole per entrambe le economie, sottraendo un punto alla dinamica delle vendite sui mercati europei. Ciò significa che esiste un qualche disallineamento fra la struttura produttiva di Italia e Germania e la domanda che proviene dal resto dei paesi europei.
L'effetto mercato è risultato invece favorevole in Germania per 2 decimi di punto, e negativo in Italia per quasi un 1,5 punti. Ossia, le nostre merci sono indirizzate verso mercati caratterizzati da una crescita inferiore alla media. L'opposto avviene in Germania. La differenza diventa molto più consistente se misurata rispetto ai mercati dei nuovi paesi membri dell'estEuropa, dove la capacità di penetrazione dell'industria tedesca è sensibilmente superiore alla nostra.
Lo sfavorevole effetto mercato viene recuperato dall'Italia in virtù di un maggiore effetto competitività, che aggiunge quasi due punti alla dinamica delle esportazioni, rispetto al contributo di meno di mezzo punto riscontrato in Germania. Il che significa che l'Italia esporta più di quanto le sarebbe consentito dalla specializzazione settoriale e dalla composizione dei mercati di sbocco.
Questo risultato trova una possibile spiegazione nel fatto che l'innovazione italiana è concentrata sul miglioramento qualitativo dei prodotti e che in tal modo vengono difese le quote di mercato. In Germania, prevale di contro un'innovazione tesa a realizzare più sostenuti incrementi della produttività e ad accrescere la dimensione di mercati di riferimento, risultato che non sarebbe tuttavia conseguibile senza uno specifico orientamento, in questa direzione, della politica economica.
Entrambi i modelli favoriscono un miglioramento del benessere, più in Germania, però, perchè la maggiore dimensione dei mercati stimola l'aumento del numero delle imprese e dell'occupazione. E sono le scelte della politica economica, non le strategie delle singole imprese, a determinare questi risultati.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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