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  :: Rassegna stampa - Documento

Da Fiat alle banche, come curare la febbre del rating
di Massimo Riva
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 26 settembre 2011

Dapprima il debito sovrano. A seguire anche qualche società controllata dallo Stato, come Terna e la Cassa depositi e prestiti. Poi una serie di banche fra le quali nomi pregiati come Mediobanca e Intesa. Infine, quel che rimane della maggiore industria del paese, la Fiat. E non è finita qui: presto potrebbe toccare anche a numerosi enti locali e alle Poste. La raffica di declassamenti che si sta abbattendo sull'Italia ricorda da vicino il fenomeno della palla di neve che si trasforma, cammin facendo, in una valanga travolgente e inarrestabile. Serve a poco, in un simile scenario, attardarsi a fare le pulci alle agenzie di "rating" e alla loro malcerta credibilità. Soprattutto perché, nel caso specifico, i loro giudizi negativi più che influenzare i mercati sembrano rifletterne i comportamenti. Sono settimane, infatti, che non solo il pur fatidico "spread" coi titoli tedeschi ma soprattutto i contratti di assicurazione (Credit Default Swap) sul rischio Italia mandano pessimi segnali sull'affidabilità del nostro sistema. Pensare che le varie Moody's o S&P rimanessero inerti e silenti dinanzi a questi movimenti era ed è semplicemente assurdo. Tanto più ora dopo che ai tradizionali e risaputi timori sulla sostenibilità del debito pubblico nazionale si è sommato un crescente allarme sull'andamento di un fattore decisivo per la tenuta sia dei conti pubblici sia del sistema economico nel suo complesso. Purtroppo quest'anno il Pil crescerà secondo le previsioni ufficiali del governo dello 0,7 per cento contro la precedente stima all'1,3 mentre l'anno venturo non si andrà oltre lo 0,6 per cento. E si tratta pure delle ipotesi migliori perché altri osservatori più disinteressati, come il Fondo monetario o l'Ocse, fanno pronostici ancora più bassi. Il tutto per giunta in un quadro di incombente recessione o comunque rallentamento mondiale che non offre facili vie d'uscita a un paese esportatore come il nostro. Altro, quindi, che prendersela con il dito delle agenzie di "rating" che indica un futuro minaccioso. E'quest'ultimo il vero nodo da affrontare in forza dell'amara constatazione che ormai il disordine dei conti pubblici ha rivelato il volto peggiore rovesciando i suoi effetti negativi sull'economia reale. Non solo perché le manovre di contenimento dei deficit di bilancio hanno implicite conseguenze recessive, ma anche perché il declassamento del merito di credito trascina con sé a valanga, appunto un aumento generalizzato del costo del denaro: da quello per i piccoli mutui personali a quello per i grandi investimenti. Ci si trova, insomma, nel mezzo di un circuito perverso che potrebbe essere spezzato soltanto da una radicale svolta di politica economica, come giustamente invoca con grida sempre più vanamente alte la Confindustria. Purtroppo, proprio su questo punto si deve registrare l'ostacolo di un ulteriore fattore negativo: il delirio di un capo di governo ostinato a non riconoscere la dura lezione dei fatti. Che fare? Nel lontano luglio del 1943 il ricorso a un'autoambulanza fu un utile espediente. Stavolta potrebbe essere il mezzo più consono, in tutti i sensi, alla situazione.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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