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  :: Rassegna stampa - Documento

Dai rating alla speculazione. Il dizionario dell'incertezza
di Francesca Basso
Corriere della Sera - Corriere Economia
Lunedì 11 luglio 2011

Che qualcosa stia succedendo lo dimostrano quegli 8 miliardi di capitalizzazione bruciati dalle banche a Piazza Affari nell'ultima settimana. Ad aumentare la tensione poi ha contribuito lo «spread» dei titoli decennali sui bond tedeschi, che venerdì scorso ha toccato il record dai tempi dell'introduzione dell'euro. La parola che ha cominciato a girare è stata «attacco»: tutti contro l'Italia, forse contagiata dalla stessa malattia diagnosticata dalle agenzie di rating a Grecia, Irlanda e Portogallo. Ma a guardar bene, la situazione non è proprio la stessa. Anche se c'è chi ha voluto fare dei parallelismi, indicando nel particolare momento politico che stiamo vivendo un'atmosfera paragonabile a quella di qualche settimana fa ad Atene, con il governo in difficoltà. I distinguo, però, ci sono tutti. A partire dalla manovra da 51 miliardi varata dal governo italiano e che oggi Tremonti illustrerà all'Eurogruppo, con l'idea di arrivare al pareggio di bilancio prima degli altri Paesi. Insomma, in questo momento i mercati sono psicologicamente fragili, non solo in Italia, e risentono della congiuntura macroeconomica. «Gli Stati Uniti sono alle prese con la correzione del tetto al debito, mentre in Cina l'inflazione non sembra sotto controllo nonostante le dichiarazioni di Pechino», spiega Antonio Foglia, consigliere della Banca del Ceresio: «Su un tessuto così fragile si inserisce il problema del debito sovrano europeo». Intanto, però, l'Italia si sente sotto assedio e la riapertura dei mercati, oggi, suscita apprensione. Tuttavia, osserva Foglia, si tratta di «un allarme presente in Italia, forse meno sui mercati esteri, dunque non ci sono motivi per temere che sia partito un avvitamento. Certo, le incertezze ci sono». È pur vero che dieci giorni fa, dopo il via libera della Grecia al pacchetto di austerity, i mercati sono stati di buon umore per tre, quattro giorni. Il debito pubblico con i suoi 1.890 miliardi e la crescita che non decolla stanno lì a ricordare la situazione delicata. «Ma non è scontato che l'Italia debba avere una crisi del debito - osserva Foglia -. Il Giappone si trascina da vent'anni in una situazione analoga alla nostra». Le vie d'uscita sono note: «Stringere la cinghia o avere un buon tasso di crescita». Qui però, entra in campo la politica. Ma nel fine settimana l'opposizione, con in testa Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini, ha aperto alla maggioranza sul sostegno al rigore dei conti, per fare fronte comune contro gli speculatori.Oggi si capirà se l'Italia è stata troppo suscettibile rispetto ai ribassi oppure il nostro Paese è finito nel mirino dei fondi speculativi e delle vendite allo scoperto. Per Foglia «il clima degli hedge fund è depresso, da inizio anno hanno più perso che guadagnato e gli operatori sono aggressivi quando vincono. Inoltre ora si sono aperti problemi giuridici sullo strumento tecnico, come i derivati Cds (Credit default swap, ndr )». Eppure qualcosa venerdì scorso è successo, i titoli di Stato hanno dato un segnale: «Bisogna guardare agli investitori tradizionali e alle grandi assicurazioni, che sono molto prudenti - ragiona Foglia -. Avendo poca convinzione su quanto rischio hanno in bilancio, creano della volatilità a breve termine». Insomma, la cautela è d'obbligo.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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