«Dannosi i rating non sollecitati»
di Riccardo Sabbatini
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 30 agosto 2006
«Non c'è un particolare problema dei rating non sollecitati nell'ambito di Basilea 2.
Anzi, diciamo la verità, in questo contesto i rating non sollecitati non sono utili».
Il banchiere Gianfranco Imperatori interviene nella polemica aperta dalla società di rating
Fitch che ha polemizzato contro gli eccessivi vincoli che alcune authority (Banca d'Italia
inclusa) sono intenzionate a introdurre nell'utilizzo di quei particolari giudizi, non
richiesti dalle aziende (ndr: leggi l'articolo dal titolo
Basilea 2, è scontro sui rating). Imperatori interviene come "persona informata dei fatti" essendo stato, in passato, anche
presidente di una società di rating (Italrating). Innanzitutto - fa presente - occorre tenere
presente il perimetro della questione. I vincoli che le authority di vigilanza stanno
introducendo si pongono «soltanto in una delle due modalità che Basilea II ha individuato
per calcolare il rischio di credito in relazione al patrimonio di vigilanza: il cosiddetto
"metodo standard". Per l'altra, quella cosiddetta di "internal rating", possono essere usati
anche i non sollecitati. Fatti i conti, l'area delle banche che utilizzeranno le procedure
standard sarà molto ristretta».
Ma perché porre dei vincoli ai rating?
Se le imprese non dispongono di un rating, le banche debbono applicare nei loro confronti un
coefficiente di rischio pieno, pari al 100% del credito accordato. Con un rating, per le imprese,
la situazione può addirittura peggiorare. Con un punteggio scadente (tra B+ e C) il coefficiente
sale al 150 per cento. Soltanto con un rating d'eccellenza (da A- in su) si abbassa
proporzionalmente al 50 o al 20 per cento. Anche ad un neofita apparirà evidente che alla
maggioranza delle piccole e medie imprese italiane non convenga avventurarsi nel rating ed ancora
meno di vedersi attribuito un rating non sollecitato. Ho infatti il fondato timore che le
imprese con un rating A- o superiore non siano la larghissima maggioranza. Anzi.
E le banche?
Ma un rating non sollecitato rappresenta per loro un'informazione importante? Mancando il
rapporto diretto con l'impresa, l'analisi di dati non pubblici, la verifica del management,
quel giudizio si riduce ad un'analisi di dati pubblici, di tipo quantitativo, che non ha alcun
valore aggiunto di tipo qualitativo.
Le riserve della Banca d'Italia sono allora giustificate.
Penso di si, compresi i timori che sono stati evocati in materia di conflitti d'interesse.
ALcuni gravi casi avvenuti in passato ne sono la dimostrazione.
Meglio lasciar perdere, allora?
No, non proprio. Vi sono in Italia imprese piccole e innovative che vogliono crescere,
internazionalizzarsi, essere quotate. Queste hanno bisogno di valutazioni qualitative, più che
quantitative.
Chi potrebbe fornirle loro?
Soggetti specializzati in imrese medio-piccole, in grado di analizzare la qualità dei progetti
imprenditoriali, che abbiano come clienti esclusivi le banche e non le società "sotto esame".
Potrebbero operare come ECAI (External Credit Assestment Istitutions) definizione utilizzata
finora, nell'ambito di Basilea II, solo per le società di rating. Ma anche in questo caso
ampliare il mercato, moltiplicare i soggetti, aumentare la concorrenza mi sembra la strategia
vincente.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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