Danovi: «Servono controlli e obblighi»
di Maria Silvia Sacchi
Corriere Economia - Corriere della Sera
Lunedì 15 dicembre 2003
Remo Danovi è presidente del Consiglio nazionale forense.
Ma è anche l'avvocato che due mesi fa - e dopo vent'anni di
battaglie - ha fatto condannare la Consob, oltre che il
ministero dell'Economia, a rimborsare 6,3 milioni di euro ai
risparmiatori coinvolti in una delle operazioni del crac
Cultrera. La causa? Non aver esercitato i controlli ai quali
era tenuta. Nonostante siano passati vent'anni dai fatti a cui
si riferisce la sentenza della Corte d'Appello di Milano,
secondo Danovi però la situazione riguardo le autorità di
vigilanza ancora oggi non è in fondo cambiata granché.
Stiamo passando da uno scandalo all'altro, da
quelli americani di Enron e Worldcom ai bond argentini, da
Cirio a Parmalat. C'è un filo che li accomuna?
«Non c'è dubbio che vi siano delle somiglianze: in
tutti questi casi sono mancati controlli che avrebbero dovuto
esserci e i danneggiati sono i soggetti più deboli,
risparmiatori o azionisti, che non hanno potuto avere alcun
elemento attendibile di giudizio. Ma devo dire che vedo anche
profonde differenze tra gli scandali degli Stati Uniti e i
nostri».
E cioè?
«Negli Stati Uniti le autorità governative sono intervenute immediatamente per
correggere le norme che si erano rivelate inadeguate (la Sec
con l'applicazione della legge Sarbanes-Oxley). Si sono
studiate nuove regole perfino per gli avvocati che assistono
le imprese e gli amministratori nella loro gestione aziendale:
i nuovi Standards of Professional Conduct per avvocati, ad
esempio, hanno riempito centinaia di pagine e sono stati
oggetto di profondo dibattito. Una seconda differenza nasce
dal fatto che l'opinione pubblica ha espresso un sentimento di
riprovazione, al punto che le due persone che hanno permesso
di rivelare gli scandali sono state indicate come personaggi
dell'anno sulla rivista Time. E' la
risposta etica che contrassegna la riprovazione dei fatti
compiuti».
Mentre in Italia questo non succede?
«In Italia non avremo certamente né leggi
immediate né sdegno o disprezzo per quanto accaduto.
L'esperienza, infatti, insegna che molti funzionari che hanno
svelato scandali sono stati alla fine rimossi, non premiati!».
Cosa ha determinato i casi Cirio e Parmalat,
secondo lei? I mancati controlli di chi avrebbe dovuto farli,
o un atteggiamento, diciamo «spericolato», degli
amministratori?
«L'una e l'altra cosa insieme. Al
di là dei casi specifici, però, va detto che le iniziative
degli amministratori spesso si contraddistinguono per
"interessate convergenze", da cui restano esclusi i piccoli
azionisti, e ovviamente i risparmiatori. Né si può consentire
un capitalismo made in Italy senza capitali. Ma molto dipende
anche dal mancato controllo delle autorità di vigilanza, la
Consob o la Banca d'Italia secondo i casi. Talvolta, comunque,
i bilanci celano l'effettiva realtà dei fatti (con ovvie
imputabilità degli amministratori): può accadere così che le
agenzie di rating assegnino un elevato punteggio alle società
e poi, nel giro di pochi giorni, la solidità finanziaria sia
relegata al rango dei titoli spazzatura. Qui sono davvero
l'informazione scorretta e l'azione illegale che provocano i
grandi disastri».
Come si può imporre che un bilancio rispecchi la realtà dell'azienda?
«Questo, purtroppo, mi sembra ancora oggi un
risultato difficile da raggiungere. Almeno, finché non saranno
instaurate una etica della responsabilità e una consuetudine
di trasparenza generalizzata, che costituisce un valore in sé.
E' la trasparenza infatti che consente al mercato di operare
la corretta selezione fra le imprese.
Le autorità di controllo sono solite dire che mancano i poteri.
«In verità, alcuni poteri esistono. E sono i
poteri di vigilanza e controllo, nonché i poteri ispettivi.
Per di più, fino alla presentazione dei prospetti, la Consob
può chiedere informazioni e precisazioni senza particolari
limiti. I loro poteri devono, dunque, certamente essere
rafforzati (e applicati), ma, ad oggi, non possono dirsi del
tutto inadeguati. In ogni caso dovrebbe essere fermamente
vietata la promiscuità di iniziative che consentono, ad
esempio, alla banca finanziatrice di collocare gli stessi
titoli di debito sul mercato. Fondamentale poi dovrebbe essere
il ruolo dei revisori».
Nel caso dei bond
emessi da società estere e destinati a investitori
istituzionali - come nei casi Cirio e Parmalat - non c'è,
però, obbligo di prospetto informativo, e quindi la Consob non
ha potere di intervento.
«E' vero. Ma dovrebbe,
comunque, imporsi alle imprese italiane che emettono bond
attraverso società straniere strumentali l'obbligo di
sottoporre i prospetti anche alle autorità italiane».
Ma davvero i risparmiatori non hanno alcuna
responsabilità? Com'è possibile che siano sempre ignari?
«Il risparmiatore deve godere della tranquillità
garantita dal sistema dei controlli e dalle leggi che regolano
il mercato. Di per sé eviterei di colpevolizzare perfino le
persone che sono prive degli strumenti culturali o tecnici per
valutare compiutamente il mercato e la convenienza
dell'investimento. Diversamente, dovremmo tornare alle origini
e imporre alla maggior parte dei risparmiatori l'uscita dai
mercati mobiliari».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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