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Rassegna stampa - Documento |
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«Dateci criteri trasparenti»
di Rossella Bocciarelli
Il Sole 24 Ore
Domenica 27 giugno 2004
«Le imprese italiane non sono preoccupate di essere giudicate.
L'importante è che questo avvenga con trasparenza, che cioè possiamo
valutare noi quali sono i criteri con i quali siamo giudicati. Nella
consapevolezza che il mondo bancario è un mondo fatto di imprese così come il
nostro ed è quindi legittimo che le aziende di credito, per essere efficienti,
selezionino per classi di merito e con prezzi differenti i propri clienti,
così come facciamo noi». Francesco Bellotti, responsabile dei Rapporti con
il credito di Confindustria, segue da almeno tre anni la gestazione di Basilea 2;
da quando, cioè, come responsabile della piccola impresa, ha cominciato a
discutere dei rischi e delle opportunità che il nuovo standard internazionale può
comportare pe ril sistema industriale italiano, caratterizzato da una miriade di
aziende di piccole dimensioni.
Che giudizio dà dell'accordo nella sua versione attuale?
Il testo che è stato approvato ieri è il risultato di un percorso che ha visto
correzioni successive nei criteri di valuitazione per venire incontro alla
necessità di fotografare con più precisione alcune specificità dei sistemi
economici. Un'impostazione di tipo anglosassone nella costruzione dei bilanci
e nella costruzione del rating correva il rischio, a parità di valore effettivo,
di penalizzare le nostre imprese.
Perchè?
Le aziende da noi si finanziano prevalentemente con il credito a breve mentre sul
mercato americano si ricorre in larga parte al capitale di rischio. Esistono
dunque due differenze macroscopiche: la prima è che da noi il mercato dei
capitali è molto poco sviluppato. La seconda è che da noi la fiscalità
penalizza il ricorso al capitale di rischio. Non considerare il contesto
fiscale e finanziario in cui opera un'azienda avrebbe potuto portare a
un'errata valutazione della solidità delle imprese. Il lavoro che abbiamo
svolto con Confindustria e con l'Abi è stato proprio quello di segnalare
l'opportunità di una correzione di queste storture e oggi i criteri valutativi
di Basilea sono più corrispondenti alle nostre necessità. I correttivi tecnici
sono stati apportati. Se l'impegno della politica riuscirà a tutelare ancor più
e meglio il mondo delle imprese, sarà tanto di guadagnato.
Ora si apre la fase della legislazione europea e poi italiana di recepimento
dell'accordo. Di quali aspetti dovrebbe tenere conto il legislatore?
In primo luogo esistono elementi positivi da tutelare. Mi riferisco al sistema
dei Consorzi di garanzia fidi, che vanno messi in condizione di essere
riconosciuti come strumenti di garanzia validi ai fini di Basilea 2 e devono
essere ulteriormente potenziati al fine di affiancare le imprese per
sostenerne la crescita. Occorre quindi un'accelerazione nella definizione della
legge-quadro di riordino. Inoltre, se è vero che con Basilea 2 le imprese
dovranno costruire in modo diverso i loro bilanci rafforzando, là dove è
possibile, l'apporto di mezzi propri, è altrattanto importante che le imprese
vengano alleggerite da zavorre finanziarie non proprie. Per esempio, la Pubblica
amministrazione ha tempi troppo lunghi sia nel rimborsare le imposte, sia nel
fare i suoi pagamenti. Ma c'è anche un altro intervento normativo essenziale
per far decollare Basilea 2.
Quale?
Si tratta della riforma del diritto fallimentare. Occorrono norme che permettano
la possibilità di recuperare in caso di fallimento, il valore dell'azienda che
con le attuali, lunghissime procedure va distrutto. Inoltre le attuali
procedure difficilmente permettono il salvataggio di aziende che stanno
attraversando difficoltà gravi ma circoscritte.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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