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  :: Rassegna stampa - Documento

Decollo difficile per il "project financing"
di Walter Galbiati
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 1 novembre 2004

Costruire opere di pubblica utilità anche con finanziamenti privati. In una sola parola project financing. Ponti e strade, ma anche ospedali, cimiteri e parcheggi, costruiti non con i soldi dello Stato, ma con i finanziamenti di banche o di altri enti finanziari che credono in quel progetto. Che pensano che quell'opera nel tempo sarà in grado di remunerare il capitale investito.
Una risorsa quanto mai necessaria in un Paese come l'Italia, dove il debito pubblico supera il Prodotto interno lordo. Dove lo Stato può tirar fuori sempre meno soldi per le grandi opere, e dove tuttavia servono ancora grandi opere per colmare il divario con gli altri Paesi dell'Unione europea. A detta degli esperti si è fatto ancora poco, ma un impulso in questa direzione è arrivato prima dalla legge Merloni e poi dalla legge Obiettivo, le quali sebbene abbiano contribuito alla crescita del project financing, tuttavia non hanno risolto i problemi che impediscono a questo genere di finanziamenti di decollare. Del resto la porzione di opere costruite con risorse miste rimane ancora troppo bassa. Se si escludono i progetti in fase di avvio la quota del project financing sull'intero mercato delle opere pubbliche è pari solo a circa il 15%.
E sebbene i dati dell'Osservatorio Nazionale sul Project financing, promosso dal ministero dell'Economia, mostrino un continuo incremento delle gare con finanziamento pubblico-privato, serve un deciso balzo in avanti per portare i contributi misti su livelli veramente interessanti. Nel terzo trimestre del 2004 le gare con finanziamento pubblico-privato indette sull'intero territorio nazionale sono state 278 per un volume d'affari di 2,85 miliardi, in crescita del 16,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I settori più richiesti sono stati i parcheggi, le reti (idriche, gas, etc) e gli interventi di arredo urbano, mentre quello delle reti da solo ha richiesto il maggior impegno finanziario con 1,6 miliardi di euro, pari al 56% del totale. E non a caso appaiono in aumento le gare in cui oltre alla costruzione dell'opera si concede poi la gestione del servizio. Una formula che offre maggiore garanzia ai finanziatori, in quanto possono recuperare il denaro prestato, per esempio per la costruzione di un parcheggio, grazie alla gestione del servizio stesso. Ma quali sono i mali che frenano il settore?
«Il vero problema dell'Italia risiede nel quadro normativo generale. Una volta che il finanziamento viene erogato, sia per l'imprenditore sia per l'ente finanziatore serve la certezza che l'opera che si è deciso di finanziare venga portata a termine. Da noi al momento non avviene ancora così», afferma Giuliano Asperti, amministratore delegato di Pedemontana e di Tem (Tangenziali esterne milanesi), due opere dal valore rispettivamente di 4,3 e 1,5 miliardi di euro da costruire in project financing.
Il che significa che l'impresa una volta ricevuto il finanziamento sulla base di un progetto credibile e di un piano di sviluppo sostenibile deve essere in grado di garantire alla banca che quel progetto vada in porto. La mancata realizzazione dell'opera, infatti, o il semplice ritardo, si trasformano per l'impresa in maggiori costi e maggiori oneri finanziari che rischiano di minarne la sopravvivenza stessa, mentre per la banca si tramutano nella possibilità di non rivedere più i soldi prestati. «Poiché il project financing richiede tempi certi e, proprio come un mutuo, fissa scadenze non rimandabili, per proliferare ha bisogno di un sistema virtuoso che garantisca il buon esito dell'operazione», sostiene Asperti. E non c'è bisogno di ricordare che sono molte in Italia le opere iniziate, o delle quali si è iniziato a parlare, che poi non sono state portate a termine. Il supporto di un quadro legale e procedurale idoneo appare fondamentale. Come dire che per sviluppare il project financing, ai rischi insiti già in un piano finanziario che si basa su stime e non su dati storici non si deve aggiungere anche l'incertezza delle norme che regolano tempi e costruzione dell'opera.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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