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  :: Rassegna stampa - Documento

Direttore finanziario garante della trasparenza
di Antonio Taverna (partner PricewaterhouseCoopers
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 26 maggio 2004

Il nuovo testo di disegno legge per la riforma della tutela del risparmio assegna al direttore finanziario un ruolo fondamentale nella corporate governance delle società quotate. L'articolo 11, infatti, prevede che sia aggiunto un nuovo articolo al Tuf del '98, l'articolo 154-bis che al comma 1 stabilisce: «Lo statuto prevede le modalità di nomina di un direttore finanziario responsabile della redazione dei documenti contabili societari» e, più oltre, prevede che a tal fine egli predisponga adeguate procedure amministrative e contabili e goda di adeguati poteri.
Inoltre - riferendosi probabilmente a quanto recentemente disposto negli Stati Uniti dal Sarbanes-Oxley act - il direttore finanziario unitamente agli organi amministrativi delegati dovrà rilasciare un'attestazione circa l'adeguatezza delle suddette procedure amministrative e contabili.
Infine, nella nuova formulazione dell'articolo 2621 del Codice civile, il direttore finanziario è equiparato ai soggetti al vertice della corporate governance in materia di sanzioni penali e amministrative.
Sono disposizioni fondamentali per la trasparenza dell'informativa societaria. Esse colmano una lacuna della legge Draghi che ha avuto il merito di porre attenzione agli aspetti rilevanti dell'organizzazione societaria, dando rilievo alla funzione di internal auditing e allo stesso sistema di controllo interno. Tra i soggetti deputati all'attività quotidiana nelle aziende si devono trovare i primi e più importanti presidi alle patologie. È da queste attività che nascono le malversazione: quindi è fondamentale che il controllo si esplichi prima e durante, e non solo successivamente all'effettuazione delle operazioni aziendali, così da poter prevenire o fermare comportamenti delittuosi evitando che accadano. È bene dire che le nuove disposizioni non sono la panacea per le malversazioni ma costituiscono un importante tassello che mancava nell'enforcement della costruzione del sistema di controllo interno. D'altra parte, le analoghe regole sono state solo recentemente adottate anche negli Stati Uniti dove la criticità del ruolo del direttore finanziario (o chief financial officer) era al centro dei dibattiti da anni. Il "Coso report", uno studio sulla best practice dei sistemi di controllo (si veda la versione italiana Il sistema di controllo interno, edizione «Il Sole-24 Ore»), già all'inizio degli anni 90 proponeva la centralità di questa figura e quella dell'amministratore delegato (chief esecutive officer) nei sistemi di corporate governance.
Emblematico è stato costatare come una best practice raccomandata da oltre un decennio sia stata disattesa o osservata solo nelle dichiarazioni e che gli organi di autoregolamentazione del mercato non siano stati in grado di intervenire.
Il "Coso report" già raccomandava sia l'attestazione degli amministratori circa l'affidabilità del sistema di controllo interno, sia il rilascio di un giudizio da parte del revisore indipendente su tale attestazione. All'epoca ci fu una notevole contrarietà ad adottare questa raccomandazione, ripresa oggi dopo oltre dieci anni da una norma di legge.
Dall'articolazione della nuova normativa si riscontra una notevole aderenza alle scelte americane prese a seguito del caso Enron. Nel momento in cui le società quotate devono modificare gli statuti per recepire le nuove norme in materia di riforma del diritto societario, ci si deve chiedere se sia opportuno adeguare la corporate governance al modello anglosassone. I mercati finanziari più importanti sono quello americano e quello inglese. Gli investitori istituzionali più influenti sono sempre i grandi fondi americani e inglesi. La convergenza delle regole economiche preme per la convergenza delle regole giuridiche, per cui un'attenzione al modello monistico proposto dalla riforma Vietti è d'obbligo, faciliterebbe l'interazione con gli operatori internazionali proponendo un modello a loro conosciuto.
La più facile identificazione del direttore finanziario con il Cfo dovrebbe favorire la valorizzazione della sua professionalità in campo internazionale e, soprattutto, il suo ruolo nel contesto societario ed economico del Paese. Con il 2005 le società quotate dovranno presentare il bilancio consolidato secondo i principi contabili internazionali Ifrs. Il riconoscimento legislativo è una notevole spinta alla crescita del peso tecnico della categoria, utile a promuovere un maggior coinvolgimento negli organismi preposti alla statuizione di detti principi, organismi che oggi vedono la rappresentanza preponderante degli accademici e dei revisori contabili.
Per la valorizzazione del ruolo sarà fondamentale la capacità di gestire le criticità che esso associa, in particolare per quanto riguarda l'indipendenza.
Il direttore finanziario è soggetto alle pressioni dell'amministratore delegato o della proprietà, può essere chiamato ad avallare decisioni di altri. D'altro canto egli può condizionare il comportamento di molti suoi colleghi, nella realtà spesso a lui fanno capo i servizi di internal auditing o di controllo di gestione. Figure particolarmente carismatiche possono interferire con la corretta rilevazione dei fatti aziendali, se non anche sull'effettuazione delle operazioni. Da qui l'importanza dell'esistenza di un adeguato sistema di controllo interno idoneo a gestire i rischi connessi alle forti individualità di chi è chiamato a ruoli aziendali delicati.
La proposta normativa è una grande opportunità per questa categoria professionale e per l'alta direzione delle società che devono saper cogliere gli aspetti positivi, soprattutto nell'ottica di creare reputazione attraverso una trasparente informazione societaria.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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