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  :: Rassegna stampa - Documento

Dopo Enron: tutto continua come prima
di Federico Rampini
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 14 aprile 2003

Gli scandali non sono serviti (quasi) a niente, almeno per adesso. Questo è il bilancio sconsolante del dopo Enron negli Stati Uniti. Dal falso in bilancio al conflitto d'interessi, poco è cambiato da un anno a oggi, molto meno di quanto ci si potrebbe aspettare. Il comportamento delle "securities firms" quelle merchant banks che fanno sia collocamenti di azioni e obbligazioni per conto delle imprese, sia gestione professionale del risparmio e quindi consulenza agli azionisti denota una perseveranza che è ai limiti dell'impudenza.
Una recente rassegna compiuta dal Wall Street Journal sui "ratings" (consigli d'acquisto...) di queste banche, rivela che esse continuano a comportarsi come hanno sempre fatto: e cioè privilegiano sfacciatamente i titoli delle aziende clienti, da cui ricevono ricche commissioni, indicandoli come ottimi investimenti. La Goldman Sachs, per esempio, ha il 79% di società sue clienti nei "top ratings" cioè nella classifica dei voti più alti assegnati dai suoi analisti. Una coincidenza? Naturalmente no. La verità è che le merchant bank sono più che mai a caccia di commissioni, soprattutto dopo tre anni di Borse in ribasso. Quando avvistano un cliente ancora in grado di pagarle per collocamenti azionari e obbligazionari, o altre consulenze, le merchant bank se lo coccolano. Guai al povero risparmiatore che crede ingenuamente nei loro consigli d'acquisto e nella obiettività dei ratings: i voti e gli apprezzamenti attribuiti ai titoli continuano ad essere distorti dalla logica dello scambio di favori.
Del resto di recente Wall Street è stata il teatro di un ingaggio significativo. Benjamin Lorello, capo del settore sanità alla Ubs Warburg, ha portato via al Credit Suisse First Boston la celebre analista Meirav Chovav, offrendole dieci milioni di dollari in tre anni. Nessun analista vale quello stipendio, se il suo mestiere consiste solo nel fare ricerca. Le commissioni pagate dai risparmiatori non ammortizzano una cifra simile. Per giustificare stipendi di quella entità, gli analisti devono procacciare alle banche clienti di altra natura: le società emittenti di titoli, attirate naturalmente dalla prospettiva di "ratings" molto positivi. Da notare che la signora Chovav è stata chiamata a sostituire Howard Capek. Specialista di sanità alla Ubs Warburg, Capek ha sempre dato giudizi altamente favorevoli alla società HealthSouth (il più grosso operatore privato americano nel settore delle cliniche per riabilitazione), ora sull'orlo della bancarotta e indagata per falso in bilancio dopo aver "gonfiato" gli utili aziendali di 2,5 miliardi di dollari; nel frattempo la stessa HealthSouth ha fruttato due miliardi di dollari di commissioni alla sua banca consulente, Ubs Warburg...
Tutto questo ha il sapore stantìo delle notizie riciclate, del film già visto. Gli scandali si assomigliano, il guaio è che ne nascono sempre di nuovi, malgrado l'attività inquirente e repressiva delle autorità americane. Tra queste spicca soprattutto la magistratura, con il procuratore generale di New York Eliot Spitzer che prosegue la sua guerra contro il falso in bilancio e le frodi. Alcuni mesi fa Spitzer ha sferrato un'offensiva proprio contro le "securities firms", per gli inganni che queste hanno perpetrato ai danni dei risparmiatori.
Dopo aver patteggiato con Spitzer in seguito alle sue indagini sui conflitti di interessi degli analisti finanziari, le "securities firms" hanno accettato di pagare complessivamente 1,4 miliardi di dollari di multe (a cui potrebbero aggiungersi delle indennità ai risparmiatori danneggiati, da stabilirsi nelle cause civili). La multa più grossa è toccata a Citigroup e Credit Suisse, ciascuna con 600 milioni di dollari da pagare; Ubs Warburg se l'è cavata con una delle multe più basse (50 milioni di dollari) ma è comunque finita sotto i riflettori per avere ingannato gli azionisti a cui rifilava titolibidone con valutazioni altisonanti. Ci si potrebbe aspettare un comportamento più cauto, dopo il patteggiamento con Spitzer. Invece niente. L'assunzione di Meirav Chovav indizio del malcostume che continua è avvenuta dopo aver pagato la multa, non prima. E l'inchiesta fatta dal Wall Street Journal sui favori sistematici che le società clienti ricevono nelle pagelle degli analisti? Anche questa è successiva alle multe di Spitzer, non anteriore. Quindi le banche d'affari di Wall Street sono state smascherate e svergognate di fronte al proprio pubblico, hanno accettato di pagare le sanzioni, e continuano a comportarsi esattamente come prima. O le multe non erano abbastanza alte, o le banche d'affari ritengono che i risparmiatori siano degli inguaribili ingenui già pronti a farsi ingannare di nuovo (e quindi il gioco vale la candela, cioè la multa). O tutt'e due le cose assieme. Sta di fatto che purtroppo anche il furore moralizzatore di Eliot Spitzer finora ha avuto risultati terribilmente deludenti.
Se sul fronte del conflitto d'interessi degli analisti e delle merchant bank la situazione è desolante, che cosa accade più complessivamente nella lotta al falso in bilancio, l'altra grande piaga del capitalismo contemporaneo rivelata dal crack Enron nel dicembre 2001? Per certi versi anche qui le cose non vanno bene. Un esempio: sono passati ben nove mesi da quando il presidente George Bush ha nominato un'apposita task force federale per combattere le frodi contabili, eppure né l'amministratore delegato della Enron né quello della WorldCom (l'altra maxibancarotta del 2002) sono stati formalmente incriminati. E forse non lo saranno mai, talmente appaiono complessi gli iter giudiziari su questi due giganteschi fallimenti che hanno rovinato decine di migliaia di dipendenti e centinaia di migliaia di risparmiatori. Per altri versi c'è ragione di essere più ottimisti.
La legge SarbanesOxley contro i reati finanziari approvata l'anno scorso con le sue severe pene di carcere sta incentivando molti manager a confessare. Le denunce all'autorità giudiziaria fioccano, i pentiti parlano in fretta. Questo fa apparire alla luce del sole molti scandali, dando l'impressione di una cancrena dilagante: in realtà è l'operazione-pulizia che avanza. Nei casi meno complessi e più recenti, le incriminazioni arrivano a gran velocità: i top manager di HealthSouth sono stati meno fortunati dei loro colleghi della Enron.
Ma un altro malcostume che continua imperterrito, come se gli scandali fossero stati inutili, sono le maxiliquidazioni per i dirigenti aziendali incapaci e perfino per i disonesti. Ogni settimana la cronaca offre nuovi spunti all'indignazione dei dipendenti e dei piccoli azionisti. Tra i casi più recenti c'è Richard Brown, cacciato dalla società informatica texana Electronic Data Systems: sotto la sua gestione la capitalizzazione dell'azienda è crollata del 75%. Come ricompensa, Brown ha ricevuto una liquidazione da amministratore delegato di 32 milioni di dollari. Non se l'è cavata male neanche Richard Kogan, chief executive della casa farmaceutica ScheringPlough: lui oltre al crollo del titolo ha anche sulle spalle un'indagine della Sec, eppure se n'è andato con 26,4 milioni di dollari di buonuscita.
Un anno fa il capitalismo americano era sotto shock per l'effetto-Enron e per tutto il marcio che si sospettava dietro quello scandalo. Il crollo di fiducia nei conti delle imprese, del sistema bancario, degli analisti, degli organi di vigilanza, faceva parlare giustamente di una crisi sistemica. Poi si è visto che i sospetti erano perfino al disotto della realtà (il marcio era ancora più diffuso) ma che gli anticorpi erano entrati in azione: la magistratura faceva il suo dovere, il Congresso varava leggi più severe, le authority cambiavano vertici (vedi Sec) per rimediare agli errori del passato. Oggi purtroppo il marcio c'è sempre, e come i virus mutanti sembra aver sviluppato una inquietante capacità di resistenza verso l'azione degli anticorpi.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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