E il private banker divenne psicologo: «Il cliente ha paura, ma niente panico»
di Andrea Greco
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 5 dicembre 2011
Più che consulenti, mezzi psicologi. I gestori dei grandi patrimoni - la soglia
per definirsi private in Italia è 500mila euro - hanno un bel daffare per
tenere calmi i clienti, ripararli dalla tosatura quotidiana dei listini e dalle
mire della volontà politica, che potrebbe cominciare da loro a far pagare i
nuovi dazi per la seconda crisi finanziaria in tre anni. Finora la competenza,
la pazienza e il lavoro dei private banker italiani sembra riuscita ad arginare
il panico; ma senza un concreto miglioramento della situazione macro, sarà
sempre più difficile. Anche perché lo scenario normativo è una corsa a
ostacoli: tra quelli lasciati in dote dal governo Berlusconi (nuove aliquote e
bolli maggiorati saranno legge tra un mese) e quelli che il governo Monti
potrebbe adottare, magari imperniati sul temuto concetto di "patrimoniale". Da
gennaio entreranno in vigore le nuove misure varate in estate: uniformazione al
20% del prelievo sui proventi finanziari da cedole e capital gain su azioni e
bond (finora al 12,5%) ma anche degli interessi sui conti correnti (in questo
caso si tratta di miglioramento, perché l'aliquota attuale è il 27%), poi
aumento dell'imposta di bollo sul conto titoli, che per i portafogli sotto i
50mila euro resterà invariata a 34,20 euro l'anno, ma per quelli più robusti
salirà gradualmente, fino a 1.100 euro annui oltre la soglia private (dal
2013). Si tratta di misure che gli operatori dell'industria private già
etichettano come "piccole patrimoniali". Secondo i dati dell'Associazione
italiana private banking a giugno, l'industria vale 428 miliardi di masse; ma
la caduta dei prezzi e l'aumento dei rischi fa prevedere una limatura degli
stock fino all'8% sui dati di fine anno. «Personalmente, ritengo che la
maggiorazione dell'imposta di bollo sia in sostanza una tassa sui patrimoni -
dice Paolo Molesini, ad di Intesa Sanpaolo Private Banking - dopo di che, anche
nel caso si ipotizzassero altri interventi del governo sui patrimoni
finanziari, potremmo avere comunque un saldo positivo: perché da una parte ci
sarebbe un prelievo dai conti dei clienti, dall'altra una correlata ripresa di
valore dei loro titoli sovrani». Una categoria di investimento cui gli italiani
sono affezionati malgrado tutto, come dimostra il successo del recente Btp day.
«La nostra clientela continua a comprare e a rinnovare i titoli di stato
italiani, non crede certo in un fallimento del paese», aggiunge Molesini. Dal
punto di vista delle strategie, le norme in arrivo potrebbero spostare altre
masse gestite sui conti di deposito - già negli ultimi mesi hanno totalizzato
flussi attivi per una decina di miliardi, anche a fronte dell'esigenza degli
istituti di aumentare la raccolta diretta - ma anche su quegli strumenti che
non prevedono un conto titoli, oppure continuano a godere di imposte più
leggere. Quindi saranno favoriti i titoli di stato a scapito di azioni e bond
societari, o, d'altro canto, fondi comuni, Sicav, Gpm, polizze vita e pronti
contro termine, che non prevedendo un deposito titoli schivano i bolli.
«L'aumento di bolli e aliquote da gennaio tanto piacere non farà - sostiene
Dario Prunotto, responsabile del Private Banking Italia di UniCredit - , ma non
vedo comportamenti anomali, clienti che mettono i soldi sotto il materasso o
flussi che escono. È un momento di apprensione, ma per quello che accade sui
mercati, non per quello che potrebbe fare l'esecutivo con le sue manovre».
Secondo Prunotto, i clienti private «sono molto inseriti nella realtà
circostante, anche perché in gran parte sono imprenditori o professionisti e il
loro senso di responsabilità è sempre più forte». Benché a Piazza Cordusio non
vengano registrati fenomeni di disaffezione, tuttavia, l'atmosfera è tipica dei
giorni di trincea. «Sui titoli governativi i clienti continuano a rinnovare,
anzi nelle ultime settimane registriamo un ritorno molto positivo. In termini
generali avevamo ridotto i fenomeni di volatilità orientando sulle scadenze più
corte. Sul versante azionario l'esposizione rimane bassa, nell'immobiliare è in
lieve riduzione perché l'incremento dei tassi frena nuove iniziative. Più in
generale, una visibilità così scarsa fa vivere un po'alla giornata, non ci sono
costruzioni di grandi piani di investimento, né significativi ritorni al
rischio». Per questo UniCredit si sta focalizzando su attività di supporto alle
esigenze quotidiane dei clienti, come il recente plafond da 300 milioni per
finanziare i passaggi generazionali nelle piccole aziende familiari.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|