E ora arriva anche il rating
di Alessandro Puato
Corriere Economia - Corriere della Sera
Lunedì 19 aprile 2004
Soltanto una su dieci. Se fossero già in vigore le regole sull'accesso al credito
previste dall'accordo internazionale di Basilea 2 - partiranno fra due anni - solo il
10% delle piccole e medie imprese italiane potrebbe con certezza ottenere un prestito
dalle banche. E' la rivelazione di Valore, la nuova agenzia per l'attribuzione del
rating - il voto sul merito creditizio - alle aziende nazionali con fatturato sotto i
100 milioni di euro. La società, nata nel 2003, si è presentata al mercato il primo
aprile scorso come prima specialista nel rating alle pmi. Fa capo ad Asset Partner
Associati, fondata da due professionisti del settore: l'ex dirigente del marketing in
Abi, l'Associazione bancaria italiana, Cesare Rossi, presidente di Valore, e il
consulente finanziario per le imprese Mario Brescianini, amministratore delegato.
La scala applicata da Valore per valutare la salute finanziaria delle piccole e medie
imprese italiane, spiegano Rossi e Brescianini, ha nove scalini, dalla AAA alla D, che
rappresenta lo stato di insolvenza. Ebbene, secondo questo criterio a meritare la A,
il voto che di fatto garantisce l'accesso al credito bancario, è al massimo il 10%
delle aziende. «Abbiamo iniziato a gennaio con le prime valutazioni, su circa
300 imprese - dice Brescianini - e le triple A si contano sulle dita di una mano.
La maggior parte delle aziende, circa il 60%, è nella classe B e il restante 30% è in
tripla o doppia C».
Un'agenzia di rating alle piccole e medie imprese è una novità per l'Europa, anche se
in Francia e in Inghilterra esistono criteri di valutazione per aziende con meno di
dieci dipendenti ma non sono stati, finora, mai codificati. Ora intorno alle pmi e al
loro rating sta nascendo un nuovo business, spinto dalla necessità, per le banche, di
valutare correttamente la capacità delle aziende di restituire il prestito e
dall'esigenza, per le imprese, di conoscere il proprio grado di affidabilità: in modo
da poter rimediare e non vedersi chiudere le porte in faccia dagli istituti di
credito, fra un paio d'anni. «Quella di Valore è un'iniziativa che risponde a
un'esigenza reale del mercato», dice Claudia Robotti, scoring e rating leader
Europa in Dun&Bradstreet, che ha allo studio un indice analogo per l'Italia.
Il bacino è ampio: «Vogliamo attribuire il rating ad almeno 10 mila aziende in
Italia», dice Brescianini. Che con Rossi sta girando le banche per presentare
il suo prodotto. Si chiama Check-up Basilea 2, è proposto alle aziende con tariffa
minima di 1.500 euro (la semplice consulenza) e utilizza programmi e dati di
Cedacri, società di proprietà degli istituti di credito. In sostanza, i
«voti» dati alle imprese da Valore sono calcolati con gli stessi
parametri usati dalle banche nelle loro valutazioni interne. «Lo scopo - spiega
Brescianini - non è attribuire un rating a un'emissione obbligazionaria ma valutare
il grado di rischio di insolvenza dell'azienda. Che può impostare poi la propria
politica di ristrutturazione finanziaria su queste basi».
Il caso Parmalat c'entra solo indirettamente. La molla è la lontananza del sistema
creditizio dai piccoli industriali.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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