E-banking, riciclaggio e Basilea 2: la nuova frontiera degli investimenti Ict
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 28 settembre 2009
Continuare a spendere per risparmiare. E' la condizione, solo apparentemente contraddittoria, in cui si
trovano le banche italiane di fronte all'It. Se, infatti, la crisi impone di ridurre i costi per sopravvivere,
l'investimento in informatica è la chiave di volta per automatizzare i processi, rafforzare le barriere contro
le frodi e salvaguardare la competitività. «Le soluzioni tecnologiche con cui si interfaccia l'utente sono
solo una piccola parte dell'infrastruttura necessaria a una banca online - spiega Mario Mendia, responsabile
business development di Tas, softwarehouse specializzata in sicurezza per la monetica e l'e-banking -. La
maggior parte del lavoro resta dietro le quinte ed è indirizzato principalmente a due obiettivi: prevenire
intrusioni e garantire il continuo aggiornamento dei sistemi alla luce delle evoluzioni di mercato». Mendia
cita quindi un caso che ha destato scalpore nei mesi scorsi come la truffa a Société Generale condotta da un
suo dipendente, il trader Jerome Kerviel. «Una situazione resa possibile da una cattiva gestione delle password
interne all'istituto di credito, che ha provocato danni diretti per 4,9 miliardi di euro. Ma nessuno può
stimare il danno dovuto al calo di affidabilità per la banca presso il largo pubblico». Il quadro non cambia
in Italia. Secondo l'Osservatorio Dipo (Database italiano delle perdite operative), il 40% degli eventi che
hanno causato perdite alle banche è imputabile alla voce "Frodi, appropriazione indebita o violazione di leggi
di soggetti esterni alla banca".
Secondo stime dell'Abi, il 2008 delle banche italiane si dovrebbe essere chiuso con una spesa in tecnologia
del 3% superiore ai 6,5 miliardi del 2007, mentre per l'anno in corso il 65% dei gruppi bancari non prevede di
ridurre il proprio budget It. Un discorso che vale per l'intero mercato del credito e a maggior ragione per le
banche dirette, «un settore di frontiera - come spiegano dall'Associazione Bancaria - che è obbligato a seguire
l'evoluzione informatica per non perdere il treno dell'innovazione ed elevare continuamente gli standard di
sicurezza». «Il driver più importante della spesa It è la ricerca del risparmio gestionale, da trasferire poi
alla clientela finale», osserva Salvatore Borgese, vice president di Value Team, unica società italiana di
consulenza It presente al Sibos - il più importante evento internazionale per i servizi finanziari - da poco
conclusosi a Hong Kong. «Un recente rapporto della Commissione Ue ha certificato che i conti correnti italiani
sono tra i più cari nell'area (253 euro per un utente tradizionale e 831 euro per un utente più attivo, ndr):
una situazione difficile da sostenere in un periodo di crisi - aggiunge Borgese -. Da qui la necessità di
continuare a investire in It per automatizzare il più possibile i sistemi e trasferire i risparmi agli utenti
finali».
Una ricerca di Idc pone l'accento su un altro problema: l'arretratezza delle architetture Ict, ancora poco
standardizzate e interoperabili, ha contribuito ad amplificare la crisi recente. Di conseguenza, la ripartenza
potrà arrivare solo prestando maggiore attenzione a queste voci.
L'Abi cita tra gli settori a più rapida crescita nell'ambito delle banche dirette la strong authentication,
insieme di soluzioni che assicura l'acceso all'Internet banking tramite un codice univoco, dinamico e valido
per una sola transazione. In sostanza, una password usa e getta generata da un apposito dispositivo
crittografico, che consente di incrementare i livelli di sicurezza evitando di dover memorizzare combinazioni
alfanumeriche molto complesse. Gli investimenti in sicurezza diventano sempre più importanti anche perché i
clienti delle banche dirette stanno cambiando profilo: non più solo giovani che hanno grande familiarità con le
tecnologie - rivela l'ultima indagine AbiGfk Eurisko sull'home banking - ma anche over 55 (sono ormai il 16%
del totale). «La presenza di sistemi identificativi a più livelli consente di minimizzare i rischi - commenta
Daniela Pivato, responsabile sistemi informativi & processi di Webank, l'Internet Banking della Popolare di
Milano -. La crisi non ha impattato sul nostro budget per l'It, che resta un fattore strategico per garantire
la competitività: questa divisione impiega 90 persone, buona parte delle quali concentrate tra sicurezza e
innovazione. I nostri specialisti hanno il compito di interpretare l'alert, anche alla luce delle abitudini del
cliente, avviando una serie di verifiche incrociate con altri indicatori e con il cliente stesso, attraverso
un sms o una telefonata di conferma».
«Le rilevazioni 2008 del Cipa (Convensione interbancaria per i problemi dell'automazione) fissano intorno al
20% di tutti i costi operativi la spesa It delle banche dirette - osserva Luca Boselli, senior manager
dell'Information Risk Management di Kpmg - un dato che dovrebbe trovare conferma nell'anno in corso. Non è più
tempo di rivoluzioni nel settore, ma gli investimenti sono destinati a seguire i piccoli miglioramenti che la
tecnologia consente periodicamente sia sul fronte delle piattaforme, che dalla sicurezza». Con un capitolo
relativamente nuovo: «La compliance sta diventando uno dei principali fattori di spesa in ambito It - prosegue
l'analista di Kpmg - considerato che le nuove normative sul riciclaggio e Basilea 2 richiedono interventi
continui sulle piattaforme».
Il business Ict è un misto tra applicazioni proprietarie e forniture di software-house specializzate:
«Preferiamo gestire internamente i servizi core che richiedono un livello maggiore di personalizzazione, senza
escludere la collaborazione dei fornitori per lo sviluppo di attività estemporanee», conclude Pivato.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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