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Ecco la lista delle banche troppo grandi per fallire
di Vito Lops
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 10 novembre 2010

Banche di Serie A e banche di Serie B. O meglio banche troppo grandi per fallire (perché un loro collasso creerebbe rischi sistemici) e banche che hanno un raggio d'azione più limitato e, di conseguenza, un loro choc non impatterebbe su Pil di altri paralleli. La differenza? Il bollino «to big to fail», quello delle banche alloggiate nella prima lista appunto, potrebbe costare caro: un supplemento di capitale del 2-3 per cento. Proprio in ragione della responsabilità sistemica che i big della finanza mondiale si portano sul groppone.
Secondo l'indiscrezione, pubblicata dal Financial Times, sarebbe questo uno degli spunti più rilevanti, oltre allo spinoso tema delle valute, che potrebbe emergere dal G20, che si riunisce domani e venerdì 12 a Seoul. I funzionari del G20 potrebbero spingere, infatti, gli organi di vigilanza a concentrarsi sulle grandi banche che fanno operazioni a livello mondiale, dispensando invece dai regolamenti più severi quelle che si focalizzano sul mercato interno, come gli istituti di Cina e Giappone.
Gli organi di vigilanza starebbero lavorando in particolare su un quadro regolamentare per le cosiddette istituzioni finanziarie di importanza sistemica (SIFIs). Tra le iniziative in discussione per le SIFIs quello di porre un supplemento di capitale del 2-3% ai nuovi vincoli patrimoniali del pacchetto "Basilea 3", approvato a settembre e in discussione proprio al G20.
Tra le banche «too big to fail» (troppo grandi per fallire) secondo il quotidiano finanziario britannico ci sarebbero una banca tedesca (Deutsche Bank), alcune banche statunitensi (Bank of America-Merrill Lynch, Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Morgan Stanley), alcune britanniche (Barclays, Hsbc, Royal Bank of Scotland, Standard Chartered), una canadese (Rbc), due spagnole (Santander, Bbva), alcune banche francesi (Bbp Paribas, Société Générale), alcune italiane (UniCredit, Intesa Sanpaolo), una olandese (Ing) e alcune svizzere (Credit Suisse, Ubs). Ma la lista - secondo il quotidiano della City - potrebbe ancora subire variazioni.
Non a caso questa mattina le azioni di Mizuho, SumitomoMitsui Financial Groupe Mitsubishi UFJ Financial Group - la tre maggiori banche giapponesi, quelle che potrebbero essere rimosse dalla prima lista - hanno registrato forti guadagni oggi negli scambi a Tokyo. Nel dettaglio, le azioni di Mizuho sono salite del 5,9% a 125 yen, SMFG è salita del 5,1% a 2.495 yen e MUFG ha guadagnato il 4,5% a 394 yen. Nomura Holdings, la maggiore società di intermediazione del Giappone, è salita del 4,2% a 446 yen.
La precisazione del Financial Stability Board. Nel primo pomeriggio, però, fonti del Financial Stability Board presieduto dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, hanno in parte smentito le indiscrezioni del Financial Times, precisando che sta lavorando a criteri generali che consentano di stabilire quali siano banche e istituzioni finanziarie che pongono rischi di portata sistemica, ma non sta stilando né ha approntato liste di specifiche di banche a rischio.
Peraltro la lista citata oggi dal Financial Times è perfino scollegata, aggiungono le fonti del Board, al lavoro che si sta svolgendo sui parametri di identificazione delle banche a rischio sistemico. Risale infatti al 2008, quando il predecessore dell'Fsb, il Financial Stability Forum elencò una serie di istituzioni in cui erano necessario che fossero presenti comitati di vigilanza internazionali.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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