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Ecco le migliori strategie
di Mariano Mangia
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 24 novembre 2003

Per capire come sarà il 2004 dei mercati finanziari, partiamo dalle previsioni di crescita delle principali economie mondiali. Guido Casella, strategist di Azimut, si attende un rallentamento: «La sensazione è che mai come quest'anno ci sia un forte consenso sulle aspettative economiche. La fortissima ripresa ciclica negli Stati Uniti appare drogata (bassi tassi d'interesse, taglio tasse, spesa pubblica, rifinanziamento mutui) e tutti si attendono un rallentamento nel 2004, a partire dalla primavera, ma io penso che si manifesterà più tardi, vista anche la crescita dei posti di lavoro; per l'Europa sono più ottimista, anche perché partiamo da basi più contenute». Che 2004 ci aspetta dunque? «Sarà un anno di transizione, il picco dei mercati si dovrebbe avere tra oggi e marzo 2004, ma non sarà come il 2001 o il 2002. Il fatto è che i mercati anticipano di sei mesi le fasi delle economie e per questo motivo è difficile ipotizzare una grande crescita per l'anno prossimo, anche se ci sarà ancora qualche spunto al rialzo degli indici globali».
Attese migliori in Sociètè Generale, come spiega Cristiano Busnardo, amministratore delegato di SGAM Sgr Italia: «Il nostro scenario macroeconomico principale si basa su una ripresa ciclica guidata dagli Usa e in particolare dagli investimenti aziendali. Anche la zona euro è pronta alla ripresa, ha già manifestato segnali positivi, ma è frenata da politiche fiscali meno accomodanti e dall'apprezzamento dell'euro. Sono favorevoli anche le aspettative sul Giappone. Abbiamo rivisto al rialzo le nostre previsioni del Pil 2004, +4,0% Usa, +1,7% zona euro, ma prevediamo un rallentamento nel 2005».
Il direttore investimenti di Ersel, Andrea Nascè, "vede" una ripresa sincronizzata delle principali economie del mondo: «Un fenomeno di per sé certamente positivo, rispetto al quale c'è un'attesa parallela di crescita degli utili aziendali. Negli Stati Uniti, mercato guida, il consensus di crescita degli utili 2004 è pari a circa il 13%. Con questi livelli di prezzi, l'indice S&P è a quota 1040, abbiamo multipli intorno a un valore di 17, una valutazione che in termini assoluti non è né cara, né a buon mercato. In termini relativi, invece, confrontate con i rendimenti obbligazionari modesti, le azioni ci appaiono più attraenti. Complessivamente i mercati hanno la possibilità di continuare a muoversi in un ambiente favorevole, anche se non mancano rischi e timori, quali la sostenibilità dei consumi Usa, drogati a più riprese dall'uso della leva fiscale e monetaria».
Si interroga sulla sostenibilità della ripresa anche Ingrid Szeiler, responsabile del team di asset allocation di Raiffeisen: «La maggior parte dei dati congiunturali lascia presagire un recupero, anche in Giappone e, sia pure in misura leggermente più blanda, in Europa. Le misure di politica monetaria e fiscale attuate rendono piuttosto improbabile uno smorzamento, nonostante alcuni fattori di rischio. Tema centrale dell'anno a venire sarà, senza dubbio, la durevolezza della ripresa». Giovanni Castellino, responsabile gestioni patrimoniali Sanpaolo IMI Sgr, appare moderatamente ottimista: «Stiamo assistendo a un recupero dei principali indicatori che rafforzano l'ipotesi di una ripresa del ciclo economico ragionevolmente solida. Anche il mercato del lavoro negli Usa, che fino ad ora mostrava un certo ritardo, incomincia a dare segnali di miglioramento. Per il 2004 ci attendiamo una conferma della ripresa, con riflessi relativamente positivi per i mercati azionari e, di converso, negativi per i mercati obbligazionari».
Cosa accadrà ai tassi di interesse?
«Sui mercati monetari si sconta già un rialzo consistente dei tassi a breve per fine 2004 è l'opinione di Nascè ma probabilmente sarà sufficiente un semplice ritocco, viste le dichiarazioni accomodanti della Federal Riserve». Concorda sul rialzo anche Busnardo che prevede un aumento tra un punto e un punto e mezzo negli Usa e una sostanziale stabilità nell'area euro e in Giappone, mentre Castellino di Sanpaolo IMI Sgr suggerisce cautela per i corporate: «Nella seconda parte del 2004 ci aspettiamo una progressiva normalizzazione delle politiche monetarie, prima da parte della banca centrale Usa e successivamente di quella europea: questo comporta naturalmente un rischio per gli investimenti obbligazionari. Il mercato corporate, poi, presenta livelli di valutazione adeguati e non risulta più preferibile all'asset class azionaria». In Raiffeisen sono di parere diverso: «La curva dei tassi fortemente inclinata resta comunque interessante per investitori orientati verso il lungo termine. E le obbligazioni industriali rimangono sempre degne di attenzione, anche se non più proprio a buon mercato».
Se questo è il quadro macroeconomico che ci attende, come deve comportarsi il risparmiatore che sinora si è tenuto piuttosto lontano dalle borse?
«Oggi investirei in azioni un 10-15% del portafoglio mentre a chi è già ben presente sui mercati azionari suggerirei di non incrementare la posizione», è l'indicazione di Casella di Azimut. E le obbligazioni? «La regola che applico nei contesti di bassa inflazione è che i titoli lunghi, i decennali, si comprano solo quando il rendimento è superiore al 5%». Propenso all'investimento azionario è anche Massimo Guzzi, responsabile risparmio gestito di Banca Aletti. «Si può cominciare a incrementare la parte azionaria, mentre inizierei a sottopesare l'obbligazionario, specie le lunghe scadenze. Non credo che nei primi sei mesi del 2004 si avvierà una politica monetaria restrittiva, ma si sa che il mercato sconta in anticipo tali manovre». Più azionario, dunque, ma senza esagerare. «La prudenza non è mai troppa», concorda Guzzi che ritiene quindi ancora valida in un'ottica di diversificazione prodotti come una gestione patrimoniale con un meccanismo annuale di protezione.
In Sanpaolo Imi preferiscono parlare di posizionamento favorevole al mercato azionario e prudente verso quello obbligazionario; cambierà, invece, l'impostazione degli investimenti di Invesco, come illustra il suo CEO Laurent Huck: «Dalla fine del primo trimestre abbiamo mantenuto un forte sovrappeso sull'azionario che abbiamo poi progressivamente ridotto, lasciando un lieve sovrappeso solo sui mercati emergenti. Nel medio/lungo periodo, prevediamo di riportare la neutralità nelle nostre esposizioni e probabilmente di sottopesare l'azionario proprio per effetto del rialzo dei tassi».
Qualche area geografica favorita?
Per Guzzi di Banca Aletti è quella asiatica. «E' già cresciuta parecchio, ma dimostra di avere più dinamicità e le maggiori potenzialità di crescita. Includerei anche il Giappone, con qualche dubbio in più, visto che deve ancora risolvere i suoi problemi strutturali, anche se per la prima volta si sta assistendo ad un'evoluzione positiva degli stessi. Per il Giappone magari approfitterei dei momenti di flessione come l'attuale: a volte bisogna "fare quello che gli altri non fanno", per ottenere i migliori risultati». Tra i favoriti da Sociètè Generale ci sono i comparti a beta elevato (tecnologia, media, telecomunicazioni e i ciclici in generale) e i mercati emergenti. «Due forti scommesse che potrebbero riservare buone soddisfazioni sono rappresentate dalla Cina e dal Giappone, dove preferiamo i titoli a bassa e media capitalizzazione, meno esposti alla dinamica dello yen e spesso ancora trattati a sconto rispetto ai fondamentali.» I mercati emergenti riscuotono consensi anche in Raiffeisen e in Invesco che hanno anche altre preferenze: «La ripresa economica è poi storicamente favorevole ai settori delle commodities che sono sempre stati avvantaggiati da un contesto di aspettative inflazionistiche e sono poco correlati agli altri mercati, con vantaggi in termini di diversificazione. Rimangono inoltre interessanti le valutazioni di settori difensivi quali l'healthcare e il consumer staples. Manteniamo una visione positiva anche sui finanziari.»
Alla Cassa di risparmio di Firenze confermano: «Per quanto riguarda previsioni di aree geografiche, stimiamo più interessanti il Giappone e comunque gli Stati Uniti; per quanto attiene ai settori la preferenza cade sui ciclici, sul farmaceutico e sugli energetici».


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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