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  :: Rassegna stampa - Documento

L'economia dove grande e piccolo vanno assieme
di V.D.C.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 25 luglio 2011

«Gucci, Fendi, Keaton, Brioni e altre grandi griffe della moda italiana hanno capito da tempo che se vogliono continuare a proporsi a livello internazionale, riportando fatturati di grandi dimensioni, hanno bisogno di dichiarare il valore che sta dietro ai propri prodotti». Parte da qui, Stefano Micelli, professore di Economia e Gestione delle Imprese presso l'Università Ca'Foscari e direttore della Venice International University, per analizzare l'importante ruolo che sta assumendo il lavoro artigiano a livello globale, in particolare in un settore da sempre in grande espansione come quello della moda. «Un esempio emblematico - aggiunge il professore - è rappresentato da una borsa di Ferragamo, entrata in commercio di recente, in cui nell'etichetta vengono riportate informazioni su quante persone hanno lavorato per una prodotto di questo tipo e quante persone si sono impegnate nella sua confezione. In sostanza, il lusso parla di artigianato». Dalla moda alla meccanica, fino al mondo green: gli esempi nazionali di successo si sprecano. Micelli li riporta nel suo libro - "Futuro Artigiano: l'innovazione nelle mani degli italiani" - che di fatto rappresenta un viaggio in un'Italia ancora poco nota, ma di sicuro avvincente. «E'arrivato il momento - sottolinea il professore - di sfatare il luogo comune secondo cui l'artigianato viene visto in una posizione marginale all'interno del ciclo produttivo. Ancora oggi - prosegue - purtroppo vediamo la forza dell'artigiano come lo specchio di un'Italia impenitente che non è mai voluta diventare veramente moderna, dando più spazio alla grande impresa. E'un'analisi sbagliata: oggi, l'artigiano lega pensiero e azione in modo quotidiano. E io ho provato a raccontare questo tipo di lavoro, radicatosi soprattutto in luoghi in cui ce lo aspettiamo di meno. Ho visitato imprese piccole, medie, grandi e grandissime dove ho scoperto che il lavoro artigiano gioca un ruolo strategico per essere competitivi a livello internazionale». Micelli sfata anche un altro luogo comune: la contrapposizione tra impresa artigiana e grande impresa. «La verità è che sono due universi complementari, e non il contrario come molti pensano. Sono due mondi che vivono in strettissimo contatto e che fanno la forza dell'industria, capace di avere economia di scala e standardizzazione a fianco dei vantaggi del lavoro artigiano e in particolare della piccola impresa quando questa sa esprimere flessibilità, personalizzazione, adattamento, capacità di risposta al mercato». Oltre allo sforzo di capire l'universo del lavoro artigiano, Micelli si è cimentato anche in un'analisi di tipo socio economico del fenomeno: «Noi economisti abbiamo tante difficoltà a mettere a fuoco questo tipo di lavoro nell'economia italiana - ammette - mentre guardiamo sempre con grande interesse la figura dell'imprenditore affermatasi nel mondo anglosassone». Per questo motivo, ho preso in considerazione due profili: l'imprenditore anglosassone e quello italiano. Li ho confrontati ed è emerso che noi tendenzialmente esprimiamo la nostra creatività in modo più verticale, ci impegniamo nei progetti a lungo termine, ci appassioniamo di temi che entrano a far parte della nostra vita. Il mondo anglosassone parla invece di imprenditori seriali che un giorno fanno l'immobiliare, un altro le nuove tecnologie, un altro ancora la green economy. Per noi, questo tipo di salto è incomprensibile: tendiamo ad essere più radicati ad una pratica, ad un mestiere. Lavoriamo su tempi lunghi e non brevi, crediamo che la ricchezza sia il risultato di un percorso e che non sia un obiettivo in sé».


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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