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Euroconsob, la lite è sulla sede. E sul futuro
di Federico Fubini
Corriere Economia - Corriere della Sera
Lunedì 15 dicembre 2003

Non se ne parla, almeno non formalmente. Non compare nei programmi di lavoro della Commissione europea né, tanto meno, nell'agenda della legislazione da approvare nel Consiglio dei ministri dell'Ue. Quello dell'«Euroconsob» o «Eurocob» (dal nome dell'autorità di Borsa francese, la Cob), comunque sia di un'agenzia di regolazione e vigilanza dei mercati finanziari nell'Unione europea, per adesso è solo un fantasma. Che però non manca di far avvertire regolarmente la propria presenza nel Vecchio Continente.
E' successo di nuovo in queste settimane, benché pochi se ne siano accorti. Tra Parigi e Bruxelles, sede della Commissione europea, si sta consumando una sorda disputa attorno alla sede dell'autorità che dovrà fare il punto sull'applicazione nei singoli Stati dell'Ue delle norme comuni nel settore bancario e assicurativo. All'apparenza, una questione da poco: qualche decina di funzionari e un'istituzione con poteri di consulenza, senza «denti» per costringere governi o operatori privati - banche o società che emettano titoli - a cambiare rotta. Eppure, su iniziativa del ministro dell'Economia Francis Mer, la Francia non molla. A tutti costi vuole portare l' «Eurocob» a Parigi. Dopotutto la Germania, si argomenta, ospita la Banca centrale europea e l'Italia reclama per Parma l'agenzia sulla sicurezza alimentare. A opporsi c'è l'olandese Frits Bolkestein, commissario europeo per il Mercato interno e i Servizi finanziari: vuole quell'autorità a Bruxelles. Secondo lui, che sostiene di aver l'appoggio della maggioranza dei governi dell'Ue, sarebbe di gran lunga più pratico che i legislatori (Commissione, Parlamento e Consiglio dei ministri dell'Ue) vivano gomito a gomito con chi è chiamato a vegliare all'applicazione pratica delle disposizioni europee. Anche in materia di banche, assicurazioni e mercati.
E a nessuno sfugge che il braccio fra Mer e Bolkestein non è sull'agenzia com'è oggi, ma per quel che essa può diventare domani. In un futuro che va certo oltre l'orizzonte dei prossimi mesi o anche dei prossimi due anni. Ma molti in quella struttura vedono già ora davvero l'embrione di una commissione di controllo di Borsa continentale, controparte della Securities and Exchange Commission (Sec) americana.
A far aleggiare la presenza dell'«Eurocob» contribuiscono del resto dal 15 marzo 2001 poche parole del gruppo di «saggi» europei, guidati dal barone Alexandre Lamfalussy e chiamati a indicare la via verso un mercato finanziario integrato in Europa entro il 2005. I «saggi», dei quali faceva parte anche l'allora presidente della Consob Luigi Spaventa, non si pronunciano per una versione europea della Sec. Preferiscono «rafforzare la cooperazione fra i regolatori (nazionali, ndr) dei mercati finanziari». Lamfalussy indica poi tutti i passi legislativi necessari a un sistema di scambio titoli più integrato in Europa. Ma alla fine lancia il messaggio nella bottiglia: se le nuove direttive e la cooperazione fra autorità nazionali non basterà a creare un solo mercato finanziario unico in Europa per le circa 6 mila società che emettono titoli azionari, bisognerà studiare il modello Sec. Pur con le differenze legate a un'Unione diversa dalla Federazione americana: là tutto o quasi è concentrato a Wall Street. Nell'Ue il numero delle Borse è superiore a quella degli Stati.
Ovvio dunque che il futuro della vigilanza in Europa dipenda dal successo delle norme comuni. E fin qui, almeno per la loro approvazione, tutto sembra procedere in fretta. Le direttive varate nel 2003 sul «passaporto unico» per i prospetti finanziari e sui «servizi d'investimento» (che mette fine alla concentrazione degli scambi in Borsa, smantellando i monopoli in Francia, Italia, Spagna e Grecia), alcuni ostacoli agli investimenti finanziari in Europa sembrano sul punto di cadere. E potrebbe continuare, anche con la spinta dell'euro, la tendenza alle operazioni oltre frontiera (già aumentate del 20-25% dal '96 al 2001). Ora la direttiva sulla «trasparenza» appena proposta da Bolkestein agli Stati obbligherebbe in tutta l'Ue chi emette obbligazioni a pubblicare conti almeno semestrali: strano ma vero, questo vincolo ancora non esiste.
In caso di fallimento delle norme resta però il fantasma del super-regolatore, l'«Euroconsob», all'orizzonte. E nell'immediato casi come quello della Cnmv, la Comision Nacional Mercados de Valores di Madrid: a un sondaggio anonimo di Reuters fra 25 società e operatori del mercato spagnolo sulla qualità del suo lavoro, solo sei hanno avuto il coraggio di rispondere. Dagli altri, silenzio.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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