Factor-banche, sfida a colpi di tassi
di Walter Galbiati
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 11 luglio 2011
Trovarsi di botto in un mese cinquanta o cento euro in più sulla rata del mutuo pesa. Ed è
la stessa sensazione che vivono le imprese ogni qualvolta la banca centrale europea decide
di alzare i tassi di interesse e di conseguenza aumentano gli interessi sui prestiti. Chi
se lo può permettere negozia delle coperture o viaggia a tasso fisso, ma chi cerca di
sfruttare anche la leva dei bassi tassi di interesse che da tempo sono a disposizione sui
mercati, sente i primi dolori quando il vento cambia. E da inizio anno i banchieri europei
hanno deciso che è arrivato il momento di alzare il costo del denaro. Con buona pace delle
imprese, soprattutto le piccole, che non sempre hanno le spalle robuste per superare
indenni le situazione negative. Le rilevazioni non si sono fatte attendere. Secondo
CrediFact, l'osservatorio sul credito commerciale e il factoring promosso da Assifact
(l'associazione di categoria delle aziende di factoring), la situazione per le imprese
appare in peggioramento, con i tassi applicati dalle banche sulle operazioni di prestito
che risultano in rialzo da diversi mesi. Se a marzo del 2010 il dato medio si attestava
all'1,94%, già ad agosto dello scorso anno era salito dal 2,45%, per poi portarsi al 2,79%
di fine anno. Un valore confermato a febbraio 2011, prima di una nuova accelerazione al
2,88% al termine del primo trimestre di quest'anno. E se si considera poi che
l'intendimento della Banca centrale europea è di continuare ad alzare i tassi ufficiali, è
chiaro che nei prossimi mesi il dato continuerà a peggiorare. In questo scenario,
CrediFact ha spezzato una lancia a favore della propria categoria, rilevando che i tassi
d'interesse praticati dai factor alla clientela sono in linea o addirittura più bassi
rispetto a quelli tipici degli altri strumenti finanziari. Prendendo in considerazione i
numeri elaborati dal ministero dell'Economia a fine 2010, l'Osservatorio ha messo in
evidenza che le aperture di credito in conto corrente hanno toccato interessi intorno
all'11% fino a 5mila euro di ammontare e al 9% per somme superiori, mentre anticipi e
sconti commerciali si sono attestati su tassi del 6,13% nella fascia compresa da 5mila e
100mila euro e al 3,85% per somme superiori. Del resto da tempo il factoring è diventato
una via alternativa al prestito bancario. Il factoring fu introdotto alla fine del XIX
secolo nell'industria tessile statunitense. Ad oltre cento anni di distanza, è divenuto un
comparto fondamentale del sistema finanziario mondiale e rappresenta una importante fonte
di finanziamento per numerose imprese. Il factoring è attualmente offerto in oltre 50
paesi e il mercato mondiale è passato dai 47 miliardi di dollari del 1980 ai 1,615,352
miliardi del 2009. È una tecnica finanziaria basata sulla cessione dei crediti commerciali
da parte di un'impresa ad una società di factoring o una banca, che fornisce un servizio
di gestione dei crediti, come per esempio la raccolta di informazioni sui debitori, la
gestione del portafoglio dei crediti, la registrazione contabile, l'incasso, la gestione
delle sofferenze. Inoltre, quando la situazione lo permette, il factoring consente anche
la protezione verso il rischio di insolvenza del debitore (la cosiddetta cessione pro
soluto) o la possibilità di mobilizzare (fino all'80%) un parte del credito ceduto
(l'anticipazione). In Europa il factoring è anche più apprezzato che negli Stati Uniti,
sebbene il mercato britannico abbia registrato una significativa flessione dal 2007 ad
oggi, mentre gli altri Paesi hanno registrato volumi mediamente stabili. Nello scenario
mondiale l'Italia rappresenta il terzo mercato mondiale nel 2009 (dopo il Regno Unito e
Francia) con una quota di mercato di circa il 9,7%. Gli operatori specializzati nel
factoring nel 2009 sono 34, la maggior parte dei quali è costituita da operatori
specializzati di origine bancaria (62% nel 2009) e di origine industriale (24% nel 2009),
mentre il numero di società indipendenti è minoritario (14%). Nel 2010 il portafoglio di
crediti in essere nei settori factoring, leasing e credito è cresciuto del 1,7%, arrivando
a superare i 421 miliardi di euro. I dati riguardano le attività dei 162 operatori
associati ad Assifact, Assilea e Assofin. La nuova produzione, con un volume complessivo
pari a oltre 236 miliardi di euro è cresciuta dell'8,9% rispetto all'anno precedente,
evidenziando un netto cambio di tendenza rispetto al - 11,4% registrato nel 2009. La
ripresa era già avviata nel primo semestre dell'anno, in cui si era registrato un +6,1% in
termini di nuove erogazioni, a fronte di una dinamica ancora contenuta degli impieghi
(+0,3% nei dati di fine giugno 2010 rispetto all'importo di fine 2009). Nel secondo
semestre le erogazioni sono cresciute ulteriormente (+11,6%) rispetto allo stesso periodo
dell'anno precedente, portando ad un'ulteriore crescita dell'outstanding (+1,3% a fine
anno, rispetto al dato di giugno 2010). Uno dei veri rischi per le imprese che accedono al
factoring è quando il cliente non paga o i pagamenti cominciano ad avere ritardi
allarmanti. Un primato in questo ambito spetta alle pubbliche amministrazioni, anche se
non sempre le cose stanno così. Nella sanità lombarda, per esempio, la Regione Lombardia è
un ottimo pagatore, ma capita che i fornitori degli ospedali si trovino ad avere a che
fare con una gestione tutt'altro che sobria. Il caso del San Raffaele, l'ospedale di don
Luigi Verzè, è sotto gli occhi di tutti. Il debito scaduto verso i fornitori ammonta a 480
milioni di euro, il ritardo arriva fino a tre anni e le imprese di factoring, comprese
quelle di origine bancaria, dopo essersi sobbarcate i ritardi elargendo comunque la
finanza ai fornitori, ora hanno puntato i piedi. E chiedono un rientro immediato dei
debiti. Come dire che il factoring aiuta, ma non fa miracoli e dietro una fattura ci deve
essere sempre un buon cliente.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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