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Rassegna stampa - Documento |
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Family office, la banca fatta in casa
di Luca Pagni
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 3 ottobre 2011
C'è chi li ha definiti la versione riveduta e moderna dei vecchi segretari di
famiglia. O quella più raffinata del broker, l'operatore di Borsa dedicato
agli interessi di un sostanzioso patrimonio personale. Comunque li si voglia
chiamare, anche in Italia nonostante il ritardo con cui si sono andati
diffondendo rispetto al mondo anglosassone i family office sono diventati un
indispensabile strumento a sostegno dei cosiddetti "ultra high net worth
individuals": secondo lo studio di CapgeminiMerrill Linch i super ricchi nel
nostro paese, le famiglie che possiedono dai 40 milioni di euro in su, sono
circa 2mila (che diventano 30mila se l'asticella si abbassa fino ai 5 milioni
di euro).
Uno strumento, quello di family office, che ha assunto un'importanza
strategica proprio negli ultimi anni, con lo scoppio della crisi economica
prima e l'aggravarsi della recessione poi. La salvaguardia del patrimonio
familiare è diventato l'obiettivo principale a fronte delle turbolenze
finanziarie e un investimento sbagliato, con il crollo dei corsi azionari, il
congelamento del mercato del privare equity e la speculazione imperante
rischiano seriamente di compromettere il patrimonio familiare accumulato. Un
contesto in cui si sono poi inserite altre variabili. Una per tutte l'ennesima
riedizione dello scudo fiscale, che ha comportato il ritorno in Italia di
oltre 100 miliardi di euro.
Ma non si tratta solo di mettere al sicuro i propri soldi. Data la situazione,
chi dispone di un patrimonio di livello considerevole ma lo vede suddiviso in
una complicata rete di intrecci tra famiglia e azienda, ha riscoperto
l'utilità e la praticità dello strumento family office, quale fondamentale
servizio di consulenza in un periodo di tassi minimi e sovraliquidità. Ma c'è
di più: i servizi dedicati alle famiglie proprietarie delle piccole e medie
imprese in Italia negli ultimi anni si sono evoluti fino a offrire una
advisoring a più ampio raggio. Servizi che vanno dal brokeraggio assicurativo
alla ristrutturazione aziendale, alla gestione del patrimonio immobiliare
all'analisi degli investimenti alternativi. In altre parole si candidano non
solo per la semplice gestione finanziaria, ma anche per supportare le famiglie
alle prese con decisioni tecnicamente complesse, superando così i limiti delle
aziende in cui il capitale di controllo è diviso tra holding e scatole di
controllo assegnate ai vari rami della famiglia.
Qualche esempio concreto? È accaduto che i family office abbiamo assistito
imprenditori nella cessione di aziende familiare, coordinando consulenti
legali e fiscali. Ma è anche accaduto che abbiano selezionato esperti e
docenti selezionati per fornire ai giovani delle seconde o terze generazioni
una preparazione economica d'alto livello, con tanto di stage nelle capitali
finanziarie mondiali. Soddisfacendo così una delle massime di chi opera nel
settore: «Il family office verifica che la gestione del patrimonio rispetti le
esigenze delle famiglie e non quelle degli intermediari o dei gestori».
Non a caso, un'altra tendenza degli ultimi anni è la creazione da parte delle
principali banche di strutture dedicate alle famiglie imprenditoriali, una
sorta di boutique che funzionano proprio come servizio dedicato ad alto
livello, un fenomeno che sta cambiando il mestiere del private banker. Una
trasformazione per certi versi obbligata. Perché negli ultimi anni si è
assistito a un vero proliferare di società che hanno tutte le caratteristiche
del family office: erano 9 nel 2003, sono diventate 117 alla fine dell'anno
scorso, tanto da dar vita a una apposita associazione di categoria. Insieme,
secondo gli ultimi dati disponibili, gestiscono 32,5 miliardi di euro, il 5,5%
del mercato servito. Una quota destinata a crescere e che si pone come
strumento alternativo al settore del private banking che, in ogni caso,
gestisce pur sempre il grosso delle masse, pari a 338,3 miliardi di euro (il
56,8% del totale) appartenenti a 405mila clienti.
Ma c'è dell'altro. Le turbolenze che hanno caratterizzato gli ultimi trenta
anni dei mercati finanziari hanno contribuito all'evoluzione del rapporto tra
gestori dei family office e i loro clienti. I quali non si limitano più ai
consigli di breve periodo. Lo scenario caratterizzato da crisi che si
susseguono a ondate sempre più ravvicinate ha mutato le strategie. In passato
si puntava a massimizzare i rendimenti, ora si preferisce creare ricchezza nel
lungo periodo. Con meno investimenti speculativi e più investimenti
sull'economia reale, sulla ricchezza legata al territorio.
La famiglie imprenditoriali italiane devono poi fare i conti con il mondo che
negli ultimi dieci anni ha cambiato prospettiva. Ridimensionando e non poco il
ruolo dell'Italia e la sua quota di ricchezza nel mondo. La conseguenza è
sotto gli occhi di tutti: le generazioni passate sono state in grado di
accumulare patrimoni tali che anche un solo individuo poteva sostenere grandi
investimenti, ma ora non è più possibile. E capita sempre più di sovente che
le famiglie di imprenditori si mettano insieme, per aumentare la massa delle
somme amministrate e per evitare di dover ricorrere al mercato o ai fondi
chiusi. Ed è soprattutto questa la formula che può offrire più garanzie,
soprattutto a chi dispone di patrimoni notevoli ma non considerevoli.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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