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  :: Rassegna stampa - Documento

L'Fbi in azione, il salto di qualità degli scandali Usa
di Federico Rampini
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 24 novembre 2003

Come sembra lontana la bancarotta Enron. Lontana nel tempo, per la quantità di scandali che nel frattempo hanno sconvolto l'intero capitalismo americano, allargandosi a settori diversi fino a macchiare quello che sembrava il più affidabile per definizione: il vasto mondo dei fondi comuni d'investimento. Ma si avverte anche una lontananza geografica, "nello spazio", tra Stati Uniti e continente europeo: non c'è paragone tra la quantità di scandali scoperti e perseguiti dalle autorità americane, e quelli venuti a galla in Europa. O l'America ha subìto un tracollo nell'etica degli affari che l'ha trasformata in un immenso laboratorio di patologia criminale, oppure i suoi magistrati sono più solerti ed efficaci nel colpire le nuove forme di criminalità finanziaria.
Il colpo più spettacolare della settimana scorsa è stato senza dubbio la retata dell'Fbi sul mercato dei cambi. Alle cinque del pomeriggio, con squadre di agenti in tenuta da "teste di cuoio" e abbondanza di telecamere tv preallertate per riprendere l'evento, le più grandi banche di New York sono state prese d'assalto come delle bische clandestine o dei covi mafiosi. 47 arresti tra "Forex dealer", cambisti specializzati sulle operazioni nei mercati valutari: un mondo dove ogni giorno si scambiano contratti per 1.300 miliardi di dollari. JP Morgan Chase, Ubs, Société Générale, Dresdner, Israel Discount Bank: il Gotha delle grandi banche mondiali con sede a Wall Street è stato il teatro di un blitz con dirigenti ammanettati, schiaffati sui cellulari della polizia e poi rinchiusi in cella senza neppure il beneficio immediato della libertà su cauzione. Il Dipartimento di Giustizia nel commentare l'operazione ha parlato di "una quantità sconvolgente di atti criminosi". Un agente dell'Fbi era riuscito a infiltrarsi nel mondo del Forex e a diventare partecipe della vasta organizzazione criminale che vi operava addirittura da vent'anni. La spia federale era entrata in giochi dai nomi in codice "Game", "Points for Cash" in cui i cambisti delle massime banche mondiali truccavano operazioni facendo apparire perdite fasulle a danno dei clienti (o talvolta delle stesse banche), dirottavano i guadagni reali verso broker compiacenti e complici, infine si spartivano il bottino. Spesso la distribuzione del maltolto avveniva la sera in ristoranti di lusso di Manhattan, con buste piene di contanti che passavano sotto i tavoli. Alcuni dei Forex dealer martedì scorso sono stati arrestati mentre sorseggiavano l'aperitivo in un locale esclusivo, e stavano per mettersi in viaggio: destinazione i casinò di Atlantic City. (Domanda. Il mercato dei cambi è per sua natura il più globale di tutti i mercati finanziari. Tra le banche coinvolte nella retata figuravano un gigante tedesco, una francese, una svizzera e una israeliana. Possibile che le loro mele marce siano tutte concentrate nell'ambito di un miglio quadrato sull'isola di Manhattan?) La retata sul Forex, pur spettacolare, è stato in realtà un evento quasi marginale in una settimana dove si sono sviluppati scandali di una portata ben più grave, in una escalation impressionante. La settimana si era aperta con la rivelazione che anche il più grande gruppo americano di fondi comuni d'investimento Fidelity è nel mirino degli inquirenti. E si è conclusa con la notizia che il secondo maggiore istituto erogatore di mutuicasa Freddie Mac ha commesso in un paio di anni irregolarità contabili per 5 miliardi di dollari.
L'inchiesta sui fondi comuni è potenzialmente la più grave per le conseguenze sulla fiducia dei risparmiatori. 95 milioni di americani hanno investito i propri risparmi nei fondi, uno strumento considerato da decenni come il più affidabile per investimenti non speculativi, da "buon padre di famiglia". Invece uno dopo l'altro si dimettono top manager e proprietarifondatori delle società di gestione: da Gary Pilgrim e Harold Baxter di Pbhg, a Richard Strong fondatore della società omonima. Tutti incriminati dall'implacabile procuratore generale di New York Eliot Spitzer, che nella stessa inchiesta ha già messo sotto accusa i leader massimi del risparmio gestito: da Bank of America a Merrill Lynch. Già coperte di ignominia per gli scandali degli ultimi tre anni relativi ai conflitti d'interessi sui collocamenti in Borsa, le stesse grandi banche e securities house sono di nuovo sotto accusa per aver danneggiato il piccolo risparmiatore. In questo caso la rapina avveniva consentendo a "clienti speciali" di comprare fondi a mercato chiuso, approfittando di notizie divulgate dopo la sessione di Borsa, ma pagando i fondi stessi alla quotazione convenzionale fissata prima delle ore 16 di New York: quindi con la certezza di speculare a colpo sicuro su notizie già note, anticipandone l'effetto dell'indomani sul valore del fondo. Naturalmente il vantaggio illecito offerto a questi pochi privilegiati si traduceva in un danno per l'ignara moltitudine dei clienti normali. E i favori concessi agli "amici" venivano poi ripagati direttamente ai gestori dei fondi: il signor Pilgrim si era procacciato un arricchimento personale di 4 milioni di dollari. Una indagine compiuta da Greenwich Associates tra 131 dirigenti di fondi pensione che convogliano grandi flussi di investimenti dei loro clienti verso i fondi comuni ha indicato che il 70% è ormai convinto che i comportamenti illeciti siano "un fenomeno sistemico".
Uno scandalo nello scandalo colpisce la stessa Securities and Exchange Commission, l'autorità di vigilanza sulla Borsa che ha il compito di disciplinare anche i fondi comuni. Non solo la Sec in particolare la sua succursale di Boston, città dove hanno sede i maggiori fondi americani ha finto di non vedere per molti anni quel che accadeva. Come non bastasse, quando Spitzer e altri suoi colleghi magistrati di Boston hanno scoperchiato il malaffare, la Sec si è affrettata a concedere ad alcuni fondi un patteggiamento senza neppure precisare multe e sanzioni. Anche se questi patteggiamenti, di natura amministrativa, non hanno influenza sull'esito delle indagini giudiziarie di Spitzer, il comportamento della Sec è giudicato altamente sospetto. Tutti gli osservatori hanno ricordato che la Sec e i fondi sono legati a filo doppio: molti membri dell'authority di controllo provengono dal mondo dei fondi; i giovani avvocati della Sec spesso finiscono la loro carriera con lauti stipendi nelle società di gestione. Il conflitto d'interessi è una cancrena.
Sull'onda dell'indignazione provocata dalle indagini di Spitzer si è mossa la Camera dei deputati. E' alll'esame del Congresso di Washington un giro di vite sulla normativa dei fondi. Tra le novità ci sarebbero commissioni più elevate per i riscatti anticipati (onde scoraggiare le compravendite veloci degli speculatori); obblighi di trasparenza sugli accordi che legano i fondi comuni a società di brokeraggio; l'adozione di codici etici e la nomina di almeno due terzi di amministratori indipendenti nei consigli dei fondi; infine il divieto assoluto e incondizionato di accettare ordini di acquisto o vendita dopo le ore 16. Sono allo studio anche soluzioni più sofisticate per garantire un aggiustamento in tempo reale dei valori dei fondi: in certi casi, soprattutto quando le azioni possedute nel portafoglio dei fondi sono quotate all'estero e l'andamento dei loro valori è sfasato dai fusi orari, il meccanismo attuale consente ritardi troppo grandi e la quotazione dei fondi è sistematicamente imprecisa, il che incoraggia gli abusi.
Le soluzioni tecniche non mancano. E' assurdo che non siano state adottate prima, vista la dimensione che il settore dei fondi è andato assumendo. Ma nulla ormai può stupire. Nei due anni che sembrano due secoli dal crac Enron ad oggi, il capitalismo americano ha rivelato un volto selvaggio e cinico, sgangherato e spudorato, senza ritegno nell'avidità e nell'ipocrisia. Un'intera classe dirigente è vissuta per anni calpestando le regole del codice civile e quelle della morale individuale. Resta aperto l'interrogativo iniziale. I mercati finanziari sono diventati sempre più integrati nell'èra della globalizzazione; le istituzioni che vi operano sono per natura multinazionali; le carriere dei manager tendono ad essere cosmopolite; le stesse regole del gioco sono spinte verso una naturale convergenza. Sappiamo quanto l'Europa abbia subìto negli anni Ottanta e Novanta l'attrazione del modello americano: in tutto, fuorché negli scandali, che sul Vecchio continente restano ben più rari. I casi sono due. O i capitalismi europei sono frequentati da monaci di clausura, sante creature impermeabili ad ogni tentazione. Oppure per le nostre Sec non è ancora finita l'ora della pennichella.

* * *

La vicenda dei cambisti arrestati a Manhattan non è che l'ultimo di una lunghissima serie di scandali finanziari che stanno tormentando il mondo della finanza americana da due anni a questa parte. Ripercorriamo qui i principali momenti.

Enron. Ancora oggi viene chiamata "la madre di tutti gli scandali". Il colosso energetico texano è finito in una bancarotta da 64 miliardi di dollari nel dicembre 2001, e nel maggio 2002 i giudici di Austin in collaborazione con le autorità di controllo del mercato hanno ricostruito la trama di una serie incredibile di imbrogli, truffe, evasioni fiscali, irregolarità contabili di ogni sorta. Praticamente l'intero consiglio d'amministrazione è coinvolto, e nei prossimi mesi inizierà il processo.
Arthur Andersen. Come conseguenza della vicenda precedente, i revisori sono finiti a loro volta sotto accusa. In questo caso ci sono già state alcune condanne per ostruzione alla giustizia e distruzione delle prove. La Arthur Andersen ha inoltre perso per sempre il diritto di esercitare la revisione contabile in America. Questa vicenda ha innescato una profonda revisione delle regole e delle realtà societarie in tutto il settore.
Dinegy. Altro gruppo energetico, era intenzionato a fondersi con la Enron, ma invece a sua volta è finito sotto inchiesta per aver gonfiato i conti.
Aol Time/Warner. E' successo che nei mesi precedenti la fusione con TimeWarner, che doveva avvenire con uno scambio di azioni, la Aol ha contabilizzato come fatturato una serie di introiti pubblicitari che invece erano stati soltanto concordati con gli inserzionisti. La vicenda è in via di definizione arbitraria, ma intanto è costata il posto a Steve Case, fondatore del gruppo.
WoldCom. E' la più grossa bancarotta della storia americana con 104 miliardi di dollari in asset coinvolti. Per contabilizzazioni irregolari e malversazioni varie il "buco" scoperto dai giudici supera i 20 miliardi di dollari. Sta per cominciare il processo contro Bernie Ebbers e gli altri responsabili, ma quanto alla società potrebbe uscire presto dall'amministrazione controllata.
Banche d'investimento. E' il capolavoro di Eliot Spitzer, il procuratore generale di New York che più di ogni altro ha legato il suo nome a questa gigantesca operazionepulizia. Nel maggio 2003 otto fra le più importanti finanziarie di New York, dalla Merrill Lynch alla Smith Barney, hanno concluso un accordo extragiudiziale da 1,4 miliardi di dollari. Inoltre dovranno dividere nettamente le attività di investment banking da quelle di ricerca. Sono state completamente riviste le regole sul conflitto d'interessi. Per gli analisti responsabili dei più clamorosi imbrogli, sono scattate multe ad personam e l'interdizione a vita a esercitare attività sui mercati finanziari.
Fondi d'investimento. Qui si chiama late trading il reato: alcuni gestori, ha scoperto Spitzer, trattavano quote dei fondi dopo la chiusura del mercato, permettendo loro di usufruire di notizie date dalle aziende appositamente a mercati chiusi. «Era come giocare ai cavalli della corsa del giorno prima», ha commentato Spitzer.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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