Finita la guerra con le banche ora il factoring è ben accetto
di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 5 luglio 2010
Che cosa curiosa. In Italia le società di factoring appartengono perlopiù a gruppi bancari, essendo poche
quelle indipendenti. Però gli istituti di credito e queste società non sono mai andati molto d'accordo:
c'è una reciproca diffidenza, anche se sono soprattutto le banche a coltivare questo sentimento. Il perché è
chiaro: il factoring è stato sempre visto come una forma alternativa di credito, quindi come un diretto
concorrente dei finanziamenti erogati alle imprese da parte delle aziende bancarie. Però qualcosa, negli
ultimi mesi, è cambiato, complice anche la crisi finanziaria che ha improvvisamente modificato le carte in
tavola «Le banche dice Alessandro Carretta, segretario generale di Assifact e docente di Economia degli
intermediari finanziari all'Università di Roma Tor Vergata, si sono rese conto, anche nella sola componente
finanziaria (che è una fra le tante del servizio) che il factoring può svolgere un ruolo importante. Lo si è
visto nel corso della crisi: mentre i crediti bancari soffrivano, il factoring teneva. Basti pensare che nel
2009 l'erogato è rimasto più o meno stabile rispetto all'anno precedente. E nel 2010, nei primi mesi
registriamo già un più 10 per cento. Se questo trend verrà confermato anche successivamente, poiché il
factoring anticipa in qualche modo l'andamento dell'economia, vuol dire stiamo a poco a poco uscendo dalla
recessione». Come si spiega questa ritrovata intesa tra banche e società di factoring? «Noi, ad esempio
spiega Eugenio Calini, vice direttore generale di Unicredit Factoring abbiamo fatto in modo, dal secondo
semestre del 2007, che per i gestori della banca che ci controlla sia "indifferente" dal punto di vista
gestionale effettuare l'anticipo su fatture o operazioni di factoring. In questo modo i gestori non vedono
più nel factoring uno strumento alternativo al credito bancario ma complementare. Questo, insieme ad altre
misure, ci ha consentito di crescere molto: negli ultimi anni siamo passati dal 5° posto al terzo. Nel
quadriennio 2005-2009 la nostra società ha catturato il 47% della crescita del mercato in termini di
turnover ed il 43% della crescita del credito outstanding». Vedendo le cose dal lato dell'impresa,
quest'ultima riesce a ottenere più facilmente il finanziamento con il factoring, soprattutto in tempi di
crisi: «Questo perché spiega Calini le società di factoring esaminano l'operazione valutando sia il rischio
del cedente che quello del debitore. I crediti commerciali sottostanti le operazioni di
finanziamento costituiscono infatti un fattore di mitigazione del rischio». Le performance delle società di
factoring nei primi sei mesi del 2010 hanno avuto grande successo «perché finalmente le banche hanno capito le
potenzialità di questo strumento dice Giuseppe Pignatelli, direttore generale di Coface Factoring, la filiale
italiana del gruppo francese controllato da Natixis in particolare quelle riguardanti la mitigazione del
rischio e l'ampliamento del credito. In questo senso il factoring è uno strumento articolato su più parametri
e servizi, ed è complementare rispetto a quello messo in campo dagli istituti bancari, che possono soltanto
erogare credito». Ma c'è di più: «L'attività del factoring si sta evolvendo dice Pignatelli ottimizza il
capitale circolante delle aziende, aumentandone la rotazione. C'è dunque un effetto finale positivo sui bilanci
delle imprese e quindi sui loro ratios patrimoniali». Il che consente loro di ottenere più credito dalle
stesse banche, in un circolo virtuoso che si autoalimenta. «L'utilizzo del factoring da parte delle imprese
consente agli istituti bancari di concentrarsi sulle attività "core". Il factoring dà dunque in un certo senso
maggiore sicurezza alle banche». Come abbiamo detto, negli ultimi tempi gli istituti di credito hanno compreso
le potenzialità del factoring, la sua funzione "ancillare" rispetto al finanziamento classico. Purtroppo,
però, questa consapevolezza sembra essere arrivata più nei grandi gruppi e meno alle piccole e medie banche.
«Inoltre dice Pignatelli anche nei piccoli e medi istituti. dove noi operiamo come partner, c' è maggiore
consapevolezza ai piani alti, a livello di direzione generale. Ma quando si scende nella rete (sportelli o
gestori corporate) le difficoltà di far comprendere questa verità aumentano. La tendenza di chi sta nella rete,
infatti, è ancora sempre quella di percepire le società di factoring come strumenti che cannibalizzano il
loro lavoro piuttosto che come strumenti complementari alla loro attività».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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