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  :: Rassegna stampa - Documento

Franchising e nuovi negozi, il commercio tradizionale lancia la sfida ad Amazon
di Christian Benna
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 25 settembre 2017

Altro che e-commerce e grandi mall. Il "nuovo" protagonista del commercio moderno è il "vecchio" negozio sotto casa. E non solo negli Usa, dove i big dello shopping online, mentre fanno strage di centri commerciali e di big della distribuzione, sbarca offline e nei centri cittadini americani: primo tra tutti il colosso Amazon con le librerie fisiche e le catene del bio Wholefoods. Il ritorno alla bottega di prossimità come nuovo trend di mercato è emerso con forza nel corso del Summit sul Retail promosso da E&Y e Confimprese che si è tenuto giovedì e venerdì a Stresa. Perché riguarda anche e soprattutto il nostro paese dove, nei prossimi tre mesi, le imprese, perlopiù espressione del Made in Italy, prevedono 500 nuove aperture di negozi in franchising, per 4mila posti di lavoro, che si concentreranno proprio nei centri storici e nelle aree ad alta densità abitativa. La rivincita del negozio di prossimità non è un vero ritorno al passato, alle botteghe tuttofare di una volta. Perché a ingranare la marcia delle attività commerciali sotto casa ci sono nuovi grandi player. Ci sono i brand che diventano insegna (i ristoranti Barilla, le caffè pasticcerie Illy, le cioccolaterie Lindt, gli articoli da collezione Thun); i big del retail che si fanno "piccoli" e si avvicinano al consumatore (da Ikea a Carrefour e Coop fino ai big dell'elettronica), e i nuovi marchi del Made in Italy sviluppati anche nel segno del franchising, come Yamamay, Carpisa, Camomilla, Rosso Pomodoro, EcorNaturasì. L'88% dei retailer italiani ha sviluppato un canale online.
Si capisce: due consumatori su tre si informano in rete prima di fare un acquisto. Ma 9 connazionali su 10 si recano a fare shopping nel punto vendita. Perciò la scommessa per il futuro è vincere la sfida, sul fronte dei costi e dell'offerta, dell'ultimo miglio con l'e-commerce: negozio sotto casa contro la consegna direttamente a domicilio. Tanto più che i dati Confimprese Lab-Nielsen relativi ai primi 7 mesi del 2017 confermano una flessione del canale dei grandi centri commerciali, che arretra dell'1,16% sul periodo precedente e del 2,54% nel solo mese di luglio sul 2016. «Il commercio moderno che Confimprese rappresenta – ha detto Mario Resca, presidente Confimprese, 300 marchi commerciali, 30 mila punti vendita e 600 mila addetti – sia pure nelle oggettive difficoltà di una recessione che qualcuno ha etichettato come peggiore della crisi del 1929, dà dimostrazione di sapere tenere la barra dritta e di non lasciarsi fiaccare dall'instabilità ancora persistente dei mercati. Prevediamo una crescita del giro d'affari a fine anno del 3,2% a parità di perimetro e del 5,2% considerando le nuove aperture. Nel primo caso i ricavi dovrebbero raggiungere i 148,5 miliardi, mentre con il perimetro allargato si potrebbe arrivare a 150 miliardi. Il settore è dinamico, pronto a cogliere le innovazioni della digital disruption intesa come un'opportunità per registrare maggiori volumi di vendita e battute di cassa. Le nostre imprese sono aperte alla sfida digitale, grazie alla messa a punto di sistemi click & collect per comprare online e ritirare in negozio e di nuove piattaforme e-commerce che integrano virtualmente il magazzino dell'online e del fisico». Il quadro che è emerso nel Summit di Stresa è che l'Italia sembra fare storia a sé nel panorama incerto della grande distribuzione. Il retail nazionale, seppur reduce da anni di incassi magri a causa della lunga recessione, è un comparto in salute che genera, nei 750 mila esercizi attivi, 920 miliardi di euro di giro d'affari (150 miliardi arrivano dal franchising), e che per i prossimi due anni, crescerà di tre punti percentuali. Ma il carrello della spesa non è più quello del periodo pre-crisi, abbondante e pensato per rifornire le dispense di una famiglia per almeno una settimana. Gli scaffali della Gdo, non a caso, soffrono non poco. Ma tornano a riempirsi quelli dei negozi di prossimità. Certo i piccoli negozi continuano a tirare la cinghia. Negli ultimi 10 anni, stando a dati Istat, il commercio ha perso 90 mila attività, nel complesso ci sono sempre meno negozi (-11%), tanti abbassano le serrande e non vengono sostituiti. E qui che grande distribuzione e franchising cercano nuovi spazi. Le categorie che trainano il settore sono il food e il fashion: le catene in franchising hanno in agenda per i prossimi mesi circa 260 nuove aperture, la metà del totale. Tra i brand più dinamici nel food si segnalano il gruppo friulano Cigierre, che entro dicembre ha messo a budget 24 punti vendita a marchio Old Wild West, Shi's, Wiener Haus, Pizzikotto e Romeo in tutta Italia, 26 aperture per la Piadineria e poi ancora, tra le aziende in maggiore fermento nel fashion, si conferma il gruppo Pianoforte Holding (Yamamay, Carpisa, Jaked), prevede 66 nuovi esercizi commerciali. Sono 15 le aperture per Camomilla Italia. Continua anche l'espansione del gruppo varesino di ottica Nau! che apre 6 nuovi punti vendita e impiegherà 30 persone in totale.

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