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Garanzie: corsa agli ostacoli dai Confidi al Mediocredito
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 19 ottobre 2009

Il Fondo centrale di garanzia che opera a livello nazionale, il ruolo dei confidi istituti a livello di categoria e le coperture offerte da regioni ed enti locali. E una rete complessa quella che consente la protezione di garanzie e fidi per le piccole e medie imprese che vogliono accedere ai finanziamenti, resa più robusta negli ultimi mesi dagli interventi adottati a livello nazionale e locale per rispondere al cortocircuito tra realtà produttive e mondo del credito generato dalla recessione. Anche se, a conti fatti, non sempre in grado di assicurare una risposta adeguata alle esigenze delle piccole realtà produttive, che chiedono soprattutto velocità di analisi delle pratiche e poca burocrazia.
Il Fondo centrale di garanzia, che fa capo al ministero per lo Sviluppo Economico ed è gestito dal Mediocredito Centrale, concede garanzie pubbliche a fronte di finanziamenti concessi dalle banche.
Nei primi nove mesi del 2009, spiegano dal ministero, il Fondo ha ammesso 14.963 operazioni, per un volume di finanziamenti pari a 2 miliardi e 721 milioni di euro (+70,9% rispetto all'anno precedente) e un importo garantito di un miliardo e 483 milioni (+ 86,9%). Il Fondo interviene fino al 60% (fino all'80% per le regioni Obiettivo 1) del finanziamento richiesto e per un importo massimo di un milione e mezzo per ciascuna impresa.
Il meccanismo di garanzia richiede una serie di passaggi: la Pmi si rivolge all'istituto di credito e fa richiesta di garanzia; la banca effettua l'istruttoria e, in caso positivo, passa la richiesta al Fondo. Se arriva il via libera da quest'ultimo, la banca si limita a una valutazione nel merito della richiesta: in sostanza esamina cosa l'azienda intende fare con il prestito richiesto e se è in grado di farlo. Sapendo comunque di non rischiare il proprio capitale, considerato che in caso di insolvenza da parte dell'azienda, verrà risarcita dal Fondo e, in caso di eventuale esaurimento di fondi di quest'ultimo, direttamente dallo Stato. Il Fondo centrale non interviene nel rapporto tra l'impresa e la banca, per cui i tassi di interesse, le condizioni di rimborso e l'eventuale richiesta di garanzie aggiuntive sulla parte non coperta sono stabiliti tra le parti. Per effettuare questa operazione, l'azienda può anche rivolgersi a un confidi, così come avviene in presenza di altri fondi pubblici, come i bandi attraverso i quali le regioni e gli enti locali impegnano i fondi messi a disposizione dall'Unione Europea e fondi propri. Questi bandi vengono spalmati durante l'anno e si rivolgono solitamente a particolari settori (soprattutto turismo, Information Technology e commercio). I criteri di accesso cambiano da un caso all'altro (negli ultimi giorni si sono mosse in questa direzione Toscana e il Friuli Venezia Giulia), ma il ruolo dei confidi resta sostanzialmente lo stesso. Questi ultimi sono consorzi di garanzia collettiva che operano come intermediari con il mondo del credito. Mettendo sul piatto la conoscenza delle imprese presenti sul territorio, migliorano la valutazione del merito creditizio delle imprese e aiutano ridurre i rischi finanziari attraverso una consulenza professionale. Quindi agiscono da garanti delle aziende presso le banche. Anche l'attivazione dei confidi richiede una serie di passaggi, verifiche e analisi, che si sommano alle procedure richieste per l'attivazione del fido in banca. Procedure che spesso rendono troppo lungo il processo, tanto da scoraggiare molte Pmi. Non solo: secondo uno studio della Svimez, i confidi sono sì diffusi soprattutto nel Mezzogiorno (116 su un totale di 251 in tutta Italia), ma proprio in quest'area si mostrano generalmente più deboli e frammentati.
L'accordo siglato da gruppo Montepaschi e Confesercenti è finalizzato proprio a superare le lungaggini e gli eccessi di burocrazia previsti dai due modelli appena esposti. «Puntiamo a concludere la procedura entro 20 giorni», assicurano dall'associazione. In sostanza, viene saltata tutta la fase istruttoria da parte della banca, che riceve la pratica solo dopo l'ok del Mediocredito, interrogato direttamente dalla Co.Svi.G, consorzio a sostegno delle Pmi meridionali istituito dal sistema nazionale di Confesercenti e da Commerfin, che all'interno dell'associazione si occupa del settore delle controgaranzie. Un passo in avanti importante sulla strada della sburocratizzazione e della riduzione dei tempi necessari a ottenere il prestito richiesto.
Un modello simile a quello dei confidi è adottato in altri paesi europei, anche se uno studio condotto da Finlombarda mette in risalto le particolarità di alcuni di questi sistemi e il ritardo italiano su alcuni aspetti decisivi per l'operatività delle imprese: nei Paesi Bassi esiste un unico Fondo pubblico di garanzia nazionale, l'Austria conta sei enti di garanzia (tra livello nazionale e territoriale), la Germania 23, la Francia 36 e la Spagna 23. Al di là dei numeri, tutti questi paesi presentano una chiara distinzione tra primo e secondo livello di garanzie. Quest'ultimo, laddove presente, è quasi sempre prevalentemente pubblico. Tutti i modelli, inoltre, sono compatibili con Basilea 2, sia dal punto di vista della soggettività giuridica (tranne nel caso dei Paesi Bassi, si tratta di banche e intermediari finanziari), sia della modalità di erogazione delle garanzie (a prima richiesta). «Tendenzialmente i sistemi europei sono meno frammentati rispetto a quello italiano, che per altro presenta una scarsa accountability, responsabilità», commenta Marco Nicolai, direttore generale di Finlombarda. «Inoltre, l'Europa registra un impegno maggiore dei sistemi di garanzia nella valorizzazione degli impieghi su settori specifici o strumenti più sofisticati, laddove in Italia il loro intervento è più generalista. A ciò si aggiunga che in molti casi il sistema delle garanzie in Italia opera con modelli non ancora compatibili con Basilea 2».


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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