Google, la rivincita del mercato. I compratori sono più attenti ai fondamentali che ai marchi
di Alessandro Plateroti
Il Sole 24 Ore
Giovedì 19 agosto 2004
La riduzione della forchetta di prezzo del collocamento di Google è un segnale
che non va trascurato. Perché più dei sondaggi periodici sulla fiducia degli
investitori o sulle aspettative dei gestori dei fondi, è proprio l'esito di
operazioni di risonanza globale (come è la quotazione di Google, il più affermato
motore di ricerca Internet a livello mondiale) a dare veramente il polso
sull'umore del mercato. E il segnale emerso dall'originale asta messa in scena
dai fondatori di Google è che il mercato non è più disponibile a farsi carico di
valutazioni azzardate.
Valutazioni che rischiano poi di tradursi in forti perdite per chi investe nei
collocamenti iniziali. In un mercarto di compratori come è quello attuale,
insomma, realismo, moderazione e oggettività dovrebbero essere i tre cardini su
cui advisor e global coordinator costruiscono i loro progetti di quotazione.
Pensare solo a compiacere il cliente con quotazioni troppo generose, oggi,
significa rischiare di esporre le aziende a cocenti umiliazioni sul mercato.
Tanto negli Stati Uniti quanto in Italia, dove ben tre aziende hanno pagato
quest'estate il costo delle forchette azzardate: Dmt, Procomac e Azimut hanno
dovuto cedere sul prezzo fino ai minimi della forchetta e nel caso di Dtm e
Procomac anche ridurre il quantitativo offerto. E neppure questo è bastato per
placare un mercato che ha finalmente cominciato a studiare bene i prospetti,
perché tutti e tre i titoli vengono ancora oggi scambiati ben al di sotto del
loro prezzo di collocamento. E un fenomeno analogo si è visto anche in Germania,
dove il collocamento di Postbank ha avuto successo solo perché sono stati
ridotti in extremis sia la forchetta di prezzo sia la quantità dei titoli offerti.
Segnali importanti, questi, che non devono essere trascurati dalle banche e dalle
aziende in vista dei prossimi collocamenti, che anche in Italia non mancano: in
lista d'attesa a Piazza Affari ci sono società di un certo rilievo come Geox
- le cui ipotesi di valutazione hanno già destato molte perplessità - Italtel,
Wind, Save, NetSystem e TeamSystem.
Nel caso di Google, l'eccesso di valutazione della prima forchetta di prezzo
(108-135 dollari) è stato "chiamato" dal mercato al pari di un bluff, evento
senza precedenti in collocamenti di questa portata: anche se il prezzo finale
fosse stato fissato nella parte bassa della prima forchetta, Google sarebbe
aprodata al mercato con una valutazione astronomica, pari a 19 volte le sue
stime di cash flow al 2005 e con uno sconto di appena il 10% (contro il 25%
atteso dal mercato) rispetto al suo principale concorrente Yahoo!, le cui fonti
di ricavo sono notoriamente superiori. E ancora: se Google fosse andata sul
mercato a un prezzo compreso nella prima forchetta, avrebbe avuto una
capitalizzazione forse inferiore a quella di Yahoo!, ma certamente ben superiore
a quella di un colosso industriale come la General Motors. Valutazioni del
genere potevano passare l'esame negli anni dell'esuberanza irrazionale dei
titoli tecnologici, ma non in un periodo in cui il mercato ha ancora ben
presente il tonfo della new economy.
Ora che la forchetta di Google è stata ridotta e il numero delle azioni offerto
dai fondatori tagliato di oltre il 50% (5,5 milioni contro gli 11,6 milioni
inizialmente annunciati), l'operazione è forse meno eclatante ma certamente
più realistica e attraente: se il prezzo finale sarà di 95 dollari, come molti
prevedono, invece di raccogliere 3,6 miliardi di dollari la società ne
incasserà 1,86 e la capitalizzazione di mercato si attesterà a meno di 26
miliardi contro gli oltre 36 miliardi inizialmente ipotizzati. Cifre comunque di
tutto rispetto, se si pensa che la capitalizzazione di Google resterebbe
comunque superiore a quella della Ford (25,9 miliardi) o a quella di un colosso
degli armamenti come la Lockheed Martin (23,9 miliardi). Quella di Google,
insomma, più che una "lezione" è la conferma che in un mercato di compratori
attenti sono i fondamentali aziendali a contare più del marchio.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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