Grandi gruppi italiani, gli utili vanno indietro tutta
di Giuseppe Turani ed Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 7 aprile 2003
I grandi gruppi
di Giuseppe Turani
Sono disponibili i conti 2002 delle maggiori imprese italiane.
E la loro lettura non è certo tale da sollevare entusiasmi.
Il 2002 è stato, cioè, un anno pessimo. A causa, quasi certamente, della cattiva
congiuntura (con una crescita del Pil di poco superiore allo zero, 0.03-0.04
per cento rispetto all'anno precedente). Ma anche a causa di errori di gestione
cumulati negli anni precedenti. Nella tabelle di questa pagina abbiamo messo
in fila i risultati delle società che fanno parte del Mib 30, cioè la crema del
nostro mondo degli affari. E i risultati parlano molto chiaro. A livello di Ebitda
(cioè di risultato operativo gestionale, prima delle tasse, degli interessi,
degli ammortamenti e delle svalutazioni) l'insieme delle società del Mib 30
si presenta con utili inferiori del 3,4 per cento rispetto ai risultati del 2001.
Questo, naturalmente, è un dato medio, ricavato facendo la somma dei singoli
risultati aziendali. Basta però scorrere l'elenco per trovare risultati da paura.
Fiat, che è il maggior gruppo italiano, nel 2002 presenta un risultato gestionale
inferiore del 42 per cento rispetto a quello dell'anno precedente. Generali,
che è la nostra più grande compagnia di assicurazioni, scende addirittura del 95
per cento. Ma ci sono altri crolli importanti.
E tutto questo, conviene ripeterlo, avviene a livello di Ebitda, cioè a livello
di risultato gestionale. Manca ancora la finanza.
E allora ci si può spostare nella colonna successiva, sempre in relazione al
Mib 30, quella dell'utile netto tout court, senza più riserve.
E qui brividi di paura corrono lungo la schiena del lettore.
Infatti l'utile netto delle società del Mib 30 si presenta nel 2002
con una diminuzione del 43 per cento rispetto ai risultati del 2001.
Di fatto, insomma, l'utile netto (quello che conta ai fini del dividendo e
della valutazione delle società) si è dimezzato nel giro di un anno.
Come sempre, conviene avvertire che si tratta di una pura somma algebrica.
Dentro, guardando le società una per una, c'è molto di peggio.
Siamo davanti a una sorta di sfilata dell'orrore. L'utile netto Fiat,
ad esempio, è sceso del 789 per cento, passando dai 445 milioni di euro di
perdita del 2001 ai quasi 4 miliardi di euro di perdita del 2002.
Pirelli è riuscita a fare ancora meglio: il suo risultato netto è andato
indietro infatti dell'849 per cento. Generali è arretrata di quasi il 170
per cento. Non mancano, come il lettore potrà constatare da sé, i conti
in positivo, ma si tratta di poche società.
Rimane da spiegare come mai le società del Mib 30 perdono il 3,4 per cento in
meno rispetto al 2001 a livello di risultato operativo, e poi crollano al 43
per cento in meno in sede di risultato finale.
La spiegazione c'è e è semplice, purtroppo. Si passa da una cifra,
in fondo contenuta, all'altra grazie alle "pulizie" di bilancio e al
conteggio degli investimenti sbagliati fatti.
Fiat, ad esempio, ha dovuto mettere in bilancio la vendita del 5 per cento
di General Motors, realizzata con una grossa perdita.
E così è accaduto per molte altre società. Il risultato, comunque,
è quello che si è detto: fra il 2001 e il 2002 i risultati di bilancio
delle nostre maggiori imprese si sono di fatto dimezzati.
Dopo questa prima tabella, riassuntiva dei risultati del Mib 30,
abbiamo provveduto a fare alcuni calcoli più dettagliati:
per il Mib 30 senza banche e assicurazioni, per le banche e per le assicurazioni
(ndr: vedi oltre).
Il dato che più colpisce è certamente quello relativo a queste ultime.
Nel 2002 si presentano con il 45,2 per cento di risultati inferiori
a quelli del 2001 a livello di Ebitda (cioè di gestione) e con un calo degli
utili netti pari al 72 per cento. Una specie di supercatastrofe.
E basta guardare la nostra tabella per vedere che, a parte Ras, non si salva
nessuno. Come mai?
Qui va spiegato che un po' tutte queste società fanno anche gestione di
patrimoni e raccolta di risparmio. Il 2002, come si vede dai conti,
è andato malissimo. Gestione pessima, quindi, alla quale vanno aggiunti
investimenti sbagliati che hanno generato, a loro volta, colossali minusvalenza
di portafoglio. In pratica, degli utili del 2001, nel 2002 ne è rimasto un quarto.
Certo che per essere soggetti che dovrebbero diffondere sicurezza,
hanno conseguito risultati davvero poco rassicuranti.
Un po' meglio, le banche. che riescono a diminuire i propri utili solo del 4,1
(a livello di Ebitda) e del 27 per cento a livello di utili netti.
In ogni caso c'è una bella diminuzione anche qui.
E, secondo gli esperti, le banche hanno già messo le premesse per avere
risultati peggiori nel 2003 e nel 2004.
Infine, le società "industriali" (in realtà erogano quasi tutte servizi)
del Mib 30. Qui la diminuzione degli utili (a livello di utile netto) è del 45
per cento. Di fatto, utili dimezzati. Qui si sente il peso dei risultati Fiat.
Ma nel complesso è stata proprio una brutta annata.
E il 2003 come si presenta? Troppo presto per fare previsioni dettagliate.
Ma è certo che non ci sarà una grande ripresa degli utili.
Il 2003, infatti, si presenta con un po' più di ripresa economica
(e questo dovrebbe fare bene alle aziende), ma con anche un po' più di
inflazione (e questo farà male ai conti delle aziende).
Alla fine, i conti dovrebbero essere come quelli del 2002, o soltanto un po'
meglio.
Industria e servizi
Il risultato operativo cala dell'1.8% ma l'utile netto del 45 per cento
di Adriano Bonafede
I titoli appartenenti al comparto industriale e a quello dei servizi, raggruppati nella tabella in alto, hanno presentato complessivamente nel 2002 un risultato operativo di gestione e utili netti peggiori di quelli del 2001, ma migliori rispetto a quelli dei settori bancario e assicurativo. Il risultato operativo gestionale ha subito in un anno un'erosione dell'1,8 per cento, meno della media di tutte le società incluse nel Mib30, che è del 3,4. L'utile, invece, è sceso leggermente più della media generale: 45 per cento contro il 43. Si tratta comunque di un fronte molto disomogeneo: queste società sono accomunate dall'unico fatto di essere quelle che hanno una più alta capitalizzazione di Borsa. Tra i risultati più apprezzabili in termini di risultato operativo gestionale ci sono Seat (più 34 per cento) che fa parte del gruppo Telecom, e Saipem (griuppo Eni), con un più 27. Non c'è invece da stupirsi che il più marcato peggioramento sia quello della Fiat, con un meno 42 per cento. La Fiat vince anche la gara del peggior risultato netto: 3.978 milioni di euro di perdite, con un peggioramento del 787 per cento. L'Eni, invece vince la palma d'oro del miglior risultato netto: pur se in calo del 41 per cento rispetto all'anno precedente, l'utile si è pur sempre attestato a 4.582 milioni di euro.
Banche
Bilanci in deciso peggioramento ma gli utili Unicredito restano alti
di Adriano Bonafede
Il risultato operativo di gestione delle banche incluse nel Mib30 ha visto
nel 2002 una caduta del 4,1 per cento rispetto al 2001.
Questo risultato complessivo nasconde però differenze rilevanti tra un istituto
e l'altro (sempre meno, però delle differenze che ci sono tra le compagnie
di assicurazione). Si va infatti da un più 17 per cento di Mediobanca a un meno 15
del Monte dei Paschi di Siena.
Se si passa ad esaminare l'utile netto, sceso globalmente del 27 per cento
tra il 2001 e il 2002, le differenze sono ancora più rilevanti:
si va dal più 406 per cento della Bnl al meno 168 di Mediobanca.
Non c'è da stupirsi: l'utile netto è una grandezza molto influenzata
dalla "politica di bilancio" scelta di volta in volta dalle società.
È meglio però non perdere di vista i numeri assoluti.
Infatti le variazioni percentuali misurano soltanto un miglioramento o un
peggioramento rispetto all'anno precedente. Unicredito, ad esempio presenta un
utile netto di 1962 milioni di euro, in calo del 3 per cento rispetto al 2001,
ma pur sempre rilevantissimo. Il risultato netto di Capitalia, invece, migliora sì
del 20 per cento, ma in realtà migliora solo la perdita (non c'è utile),
che passa da 359 a 287 milioni. Il 406 per cento in più di Bnl si ridimensiona
se si pensa che l'utile è di soli 91 milioni.
Assicurazioni
Annus horribilis, ma non per tutti, e c'è qualche consolazione
di Adriano Bonafede
A guardare i dati di sintesi, viene davvero voglia di disperarsi.
Ma come hanno potuto proprio le assicurazioni, che dovrebbero dare sicurezza,
presentare numeri così deludenti? Il risultato gestionale
(che poi è il saldo tecnico più i proventi di altri investimenti)
mostra infatti per le cinque società del Mib 30 un meno 45 per cento,
mentre l'utile netto complessivo è addirittura sceso del 72 per cento.
Se però di guarda sotto la superficie si scopre che sì, è vero, nel 2002
le cose sono andate male per le compagnie, ma c'è ancora qualche motivo di
consolazione. Intanto le imprese italiane, anche Generali, che è quella che
si è comportata peggio tra le società che sono nel Mib30, è andata di gran lunga
meglio delle sue consorelle straniere come Allianz o Axa.
Generali, infatti, che pure ha patito grosse perdite sul portafoglio
partecipazioni (a cominciare dalla tedesca Commerzbank) non ha alcuna
necessità di ricapitalizzare. Ma comunque tutte le italiane sono state
premiate grazie alla loro scarsa avversione al rischio rispetto ai grandi
gruppi assicurativi esteri: Generali ha solo l'89 per cento degli investimenti
in azioni, Alleanza e Ras tra il 4 e il 4,5, Mediolanum addirittura il 2
(che poi è una singola partecipazione in Mediobanca).
I numeri puri e semplici non dicono però tutto. Ad esempio Ras sembra che se
la passi molto meglio di Alleanza. Ma non è così. Perché negli utili,
cresciuti del 127 per cento, è inclusa anche la cessione degli immobili.
Quindi Ras mostra qualcosa di più di quella che è la realtà.
Alleanza invece mostra qualcosa di meno: anch'essa ha realizzato una
plusvalenza con gli immobili, ma invece di farla finire nell'utile
l'ha accantonata al fondo rischi.
Per Mediolanum il risultato di gestione del 2002 è influenzato dalle
acquisizioni all'estero, senza le quali avrebbe chiuso il bilancio con
gli stessi utili del 2001. Per tutti, comunque, il peggio sembra passato.
Nel 2003 il ramo vita andrà bene, mentre adesso anche con il ramo danni
le imprese guadagnano. A meno di eventi imponderabili, ci saranno anche minori
perdite o guadagni in Borsa. Alla fine il bilancio potrebbe chiudere con più utili.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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