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  :: Rassegna stampa - Documento

Hoffman, la nuova bolla trasforma in miliardario il Michael Moore del web
di Angelo Aquaro
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 23 maggio 2011

Con quel faccione alla Michael Moore, pacioso solo all'apparenza, Mr. Linkedin spostò tutto il suo peso sul palco dell'ultimo South By Southwest, la convention di Austin che ogni anno propone il meglio del futuribile tra scienza e finanza, e sbottò con l'autorità riconosciuta dalla sua autorevolezza: "Ma di che cosa stiamo parlando?". La platea di giovani creativi e aspiranti milionari si zittì. "Per tutti gli anni 50 e 70 ci hanno riempito la testa di macchine volanti, di robot, di computer che avrebbero espanso i confini della nostra mente...". Pausa. Spasmodico silenzio.
Ripresa. "Ci siamo ritrovati invece con i cartoons dei Pronipoti. E nulla di quello che avevano previsto s' è avverato".
Grande, grandissimo, immenso: in un nome e cognome soli, Reid Hoffman. Non sono passati neppure due mesi dall'exploit di Austin che il ciccione più famoso della Silicon Valley s'è già espanso lui sì dai confini autorevoli ma angusti del suo profilo di guru di Internet per entrare in quelli infinitamente più comodi del primo neomiliardario della nuovissima bolla hitech. Intendiamoci: sono dieci anni che il buon Reid bazzica l'ambiente e il suo portafoglio era già tra i più alti della new economy. Ma da giovedì 19 maggio una data che è già entrata nella leggenda, e gli storici della finanza diranno se nel bene o nel male l'uomo che fondò Linkedin, la Facebook del business, è entrato ufficialmente nell'ambitissima classifica dei miliardari di Forbes: i 400 che reggono le magnifiche sorti e progressive dell'economia mondiale.
Altro che Pronipoti. Altro che i cartoni animati di Hanna & Barbera. Il signor Hoffman l'aveva dichiarato bello forte laggiù tra i cowboys di Austin: "Il futuro si sta avverando molto prima di quanto pensassimo. Ed è molto più strano di quanto lo immaginassimo. Non robot ma dati. Informazione. Informazioni....". Mai previsione fu più azzeccata. Con le informazioni raccolte nella megarubrica di Linkedin 100 milioni di iscritti, una crescita dell'87 per cento in un anno, il più grande database dove le imprese di tutto il mondo pescano le informazioni su manager & Ceo il fondatore e presidente del social forum del business è entrato trionfalmente a Wall Street. Mettendo a segno la prima grande Ipo della Silicon Valley dieci anni dopo il boom che portò però anche al crollo. Un successo a dire poco straordinario. Le azioni che all'inizio del mese erano state valutate intorno ai 30 dollari sono state scambiate oltre i 100. Una ipervalutazione che supera il 300 per cento. Una performance spettacolare che ha fatto balzare una compagnia da 15 milioni di dollari di ricavi e che due anni fa non raggiungeva il valore di mezzo miliardo alla stratosferica cifra di 10 miliardi. Un successo senza precedenti che dimostra l'incredibile appetito che gli investitori hanno per i nuovi protagonisti dell'hitech: le compagnie che hanno fatto del prefisso "social" la ragione del loro business.
Aspettando la collocazione di Facebook, Zynga, Groupon.
L'appetito per la verità è l'unica cosa che da sempre non manca al buon Reid. Provate a chiedere ai camerieri di Hobee. Il ristorantino è a metà strada tra la casa di Palo Alto e l'ufficio di Mountain View. E qui il miliardario più fresco del mondo si ferma ogni mattina nel tragitto di 12 minuti col suo Suv per tuffarsi sul prelibatissimo Santa Cruz Scramble: uova, salsa piccante e cuori di carciofo. D'altronde una botta di proteine ci vuole se ti sei buttato giù dal letto alle 6.30 e un quarto d'ora dopo sei già in preghiera davanti all'unico dio che hai sempre adorato: il computer per controllare l'email. Perché questa in fondo è la vita che da anni conduce il professor Hoffman. Non c'è nulla del glamour di Wall Street. Ma neppure nulla delle follie posthippy della Silicon Valley.
Prendete appunto la sua creatura: Linkedin. La sede è lì proprio a due isolati dal GooglePlex di Mountain View: ma nei suoi uffici non c'è nulla del caos incredibilmente ordinato che fa girare la macchina di Larry Page & Sergej Brin. Tutta un'altra cultura. Nel senso vero del termine.
In questo mondo di ingegneri e squali finanziari il curriculum di Reid Hoffman svetta come una contraddizione in termini. Già dal luogo di nascita: Stanford, California. La patria dell'Università che ha sfornato più intellettuali che genietti della vicina Silicon Valley. E infatti la carriera di Reid, classe 1967, sembrava diretta verso tutt'altre fortune. Che a dire il vero il papà famoso avvocato non è che guardasse di buon occhio. Che cosa te nei fai, all'alba degli anni 90, nella California che scoppia di hitech, di una laurea in filosofia? Con la tesi in "sistemi simbolici", poi: tutti si affrettano a fare montagne di dollari sui computer e tu ti permetti di discettarci su? Per non parlare di quell'altra idea pazza e perseguita di andarsi a specializzare a Oxford: in quell'Europa che mica per niente si continua a chiamare Vecchia.
Ma Reid doveva dimostrarsi uomo dal multiforme ingegno: anche per il suo papà che pure l'ha sempre assecondato lasciandogli comunque aperta, nel caso, la porta principale del suo ufficio legale. Non ce n'è stato bisogno. E stato lo stesso ragazzone a mandare alle ortiche i suoi piani. La vecchia confessione a "Director Magazine" suona ancora oggi come un'altra profezia. "Sì, appena uscito da Stanford volevo avviarmi a una carriera di professore e pubblico intellettuale. Ma mica per finire a citare Kant. Volevo davvero concentrarmi nella lettura della società e aiutare la gente a chiedersi: chi siamo? Dove stiamo andando come individui e come società? Poi ho capito che gli accademici scrivono libri che alla fine vengono letti da 50 o 60 persone in tutto. E io volevo molto più impatto".
Alla faccia: anzi al faccione. Convertito sulla via della Silicon Valley il ragazzone di Stanford ne infila una dopo l'altra. I suoi sistemi simbolici si trasformano in un sistema molto concretamente ancorato negli affari. Si reinventa come product manager per megacompagnie chiamate Apple e Fujtsu: come dire lo yin e lo yang della filosofia d'impresa. E poi trasforma la lezione appresa in esperienza individuale, mettendosi in proprio. L'idea che gli rimbalza in testa in fondo è però sempre quella filosoficamente appresa a Stanford: cogliere l'anima appunto sociale del web. Per sfruttarla a fini commerciali, s'intende. Oggi Hoffman discetta sulle tre età della rete. La prima Internet dove ciascuno era un'isola dalla quale lanciava messaggi in codice agli altri naufraghi sulle isole di tutto il mondo. Poi l'età 2.0 in cui ci si ritrova tutti straordinariamente connessi. E infine la terza età in cui a trionfare sono appunto i dati: le informazioni scambiate che fanno ricchezza tantopiù se aggregate in collettori sociali come Linkedin.
Sulla ricchezza non c'è ombra di dubbio. Il giochetto dell'ipo ha portato l'altro giorno nelle tasche del suo presidente Hoffman ha lasciato la poltrona di Ceo all'ex Yahoo Jeff Weiner qualcosa come 1 miliardo e 800 milioni di dollari. Naturalmente la via del successo non è solo lastricata di buone intenzioni. Bisognava davvero prenderla con filosofia come forse solo Hoffman era attrezzato a fare nel perseguire l'idea di un social forum del business come Linkedin.
Non è un caso che mentre in tanti, oggi, sottolineano il rischiobolla legato al superxploit di Wall Street, è toccato proprio a un ex collega di Reid, cioè Joseph Grundfest, professore di business alla Stanford Law School, ricordare che al signorone ci sono voluti dieci anni per costruire la sua creatura. Che Linkedin, nata nel 2003, non è insomma una startup apri e fuggi tipo Pets.com o tutte quelle altre compagnie che adesso già bramano di seguirne l'esempio sperando in affari milionari. Che lo stesso Hoffman è passato prima per la creazione di una società chiamata PayPal e poi negli anni ha piantato le sue azioncine nel fior fiore delle aziende promessa della Silicon Valley: da Facebook a Zynga a Flickr a Digg.
Che in tutto il mondo dell'hitech c'è solo un altro signore che può vantare la fama di "angel investor" superiore alla sua: e cioè l'inventore di Netscape, quel Marc Andreessen che questo mese ha fatto bingo con le sue azioni alle stelle dopo l'acquisto di Skype da parte del gigante Microsoft.
E adesso? Adesso l'uomo che ha smascherato le finte promesse dei Pronipoti non ha nessuna intenzione di fermarsi qua. Anzi. Altro che robot. Lui è convinto che la sua rete possa ancora espandersi all'infinito: come in un film di fantascienza. Perché sempre più gente - dice - "vivrà su Facebook: ma lavorerà su Internet". E arrivederci cartoons...


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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