I nuovi Confidi danno una mano
di Nicoletta Picchio
Il Sole 24 Ore
Venerdì 3 ottobre 2003
Un passo avanti in vista di Basilea 2. La riforma dei Confidi, inserita nel decreto
omnibus, varato insieme alla manovra, negli obiettivi del Governo punta a favorire
l'accesso al credito delle piccole e medie imprese. Una novità che riceve un plauso
da Confindustria: «Oggi le garanzie dei Confidi non possono essere utilizzate ai sensi
delle regole previste da Basilea 2. Con le novità inserite nel decreto, ciò sarà
possibile: per le piccole aziende ci sono quindi più possibilità di avere accesso al
credito», commenta Francesco Bellotti, presidente della Piccola industria di viale
dell'Astronomia.
Con la riforma i Confidi, che riuniscono complessivamente circa 15 mila imprese e
garantiscono finanziamenti attorno ai 500 milioni di euro, possono istituire, anche
grazie alle loro associazioni nazionali di rappresentanza, fondi di garanzia
interconsortile, destinati a offrire controgaranzie e cogaranzie ai Confidi. Non solo:
questi soggetti avranno la possibilità di trasformarsi in enti vigilati dalla Banca
d'Italia, trasformandosi in veri e propri intermediari.
Ma c'è un'altra novità, che riguarda il fondo di garanzia costituito presso Mcc
(Mediocredito centrale, gruppo Capitalia). Il fondo sarà conferito a una società per
azioni, alla quale potranno partecipare le banche, e quindi lo stesso Mcc, e altri
soggetti, tra cui le associazioni e le Regioni. Una decisione che non è stata accolta
favorevolmente dal Mediocredito. E che ha sollevato qualche perplessità. Per Bellotti,
vanno rispettatai alcuni punti fermi: «Non importa chi lo gestisce, ci deve essere
però continuità nell'attività del fondo, va mantenuta la ponderazione zero, nel senso
che la garanzia deve restare inalterata, i costi devono restare bassi», dice il vice
presidente di Confindustria, aggiungendo che fino ad oggi la gestione del Mcc ha
funzionato bene.
Più esplicito il vice direttore generale della Confapi, Claudio Giovine: «Lasciamo il
certo per l'incerto. Finora il fondo di garanzia è pubblico, non sappiamo se una volta
inserito in una Spa lo Stato abbia voglia di continuare a metterci i soldi. Inoltre è
tutta da vedere la disponibilità delle Regioni a finanziare una Spa centralizzata.
Inoltre è difficile che una società per azioni possa mantenere i costi così bassi, a
volte nulli, e anche la ponderazione zero», dice Giovine. Che contesta anche un altro
principio: l'obbligo per Confidi di versare l'1 per mille dei finanziamenti a un fondo
interconsortile, giudicandolo un aggrazio troppo oneroso.
Da Mcc arriva un avllo delle tesi di Giovine: «Secondo le istituzioni della vigilanza di
Bankitalia, le garanzie prestate alle banche hanno una ponderazione del 20 per cento.
Quella che verrebbe prestata alla futura società si prevede che non sarebbe inferiore al
50», dice Carlo Felicioni, direttore centrale di Mcc.
Dal Parlamento, per ora, c'è solo soddisfazione per la decisione del Governo. «Condivido
il testo varato parola per parola. I contenuti riprendono quelli del testo messo a punto
dal comitato ristretto del Senato», dice Riccardo Pedrizzi, An, Presidente della
Commissione finanze del Senato. «Il Governo e la maggioranza hanno apprezzato il grande
lavoro di mediazione del comitato con tutti i soggetti interessati. Il varo del
provvedimento ha un valore non solo economico ma anche culturale», commenta Pedrizzi.
Nel emrito, aggiunge, rafforza l'operatività del Confidi, favorisce il riconoscimento
delle garanzie prestate e li rende una preziosa cerniera tra sistema creditizio e
sistema delle imprese.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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