I professionisti aspettano le agevolazioni fiscali
di Andrea Rustichelli
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 27 giugno 2011
Massima vigilanza. Il mondo delle professioni guarda più che mai, in questi giorni,
alle stanze dei bottoni. La riforma del fisco prospettata da Tremonti e il
passaggio parlamentare del "decreto sviluppo" tengono le varie categorie col fiato
sospeso. Anche se, in parecchi casi, prevale uno scetticismo tutto italiano
rispetto alle presunte rivoluzioni annunciate dalla politica. E poi c'è il tema
dell'Iva: tutti i professionisti guardano con sospetto l'eventuale innalzamento
dell'imposta, che potrebbe rischiare di ripercuotersi anche sulle loro parcelle,
scoraggiando soprattutto i clienti privati. Ma lo scenario su questo fronte è
ancora tutto da definire, come molte delle altre proposte che aleggiano in queste
settimane. E la percezione generale tra le varie categorie professionali è che nel
piatto, per loro, ci sia poco. Eppure, nel coro della perplessità, si leva una
voce di ottimismo: quella di Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni,
l'associazione trasversale agli ordini che riunisce diverse tipologie di
professionisti (dai commercialisti ai consulenti del lavoro, dagli avvocati ai
notai, dagli ingegneri agli architetti, dai pediatri ai dentisti). Il tema su cui
esulta Confprofessioni non è di poco conto: è quello delle garanzie per il credito.
«I professionisti avranno ora il loro Confidi», dichiara Stella. Un emendamento
al "decreto sviluppo", approvato in Commissione, dovrebbe infatti permettere
all'intero comparto di accedere al credito agevolato e alle garanzie verso le
banche, con la mediazione di consorzi costituiti dalle stesse associazioni dei
liberi professionisti. «E' stata sanata - aggiunge Stella - un'ingiustizia palese.
Fino ad oggi il sistema dei confidi ha coperto tutti i settori economici, ma non
quello delle professioni. Eppure il nostro comparto, al pari degli altri, ha
subito le conseguenze della crisi: che ha determinato un allungamento nei tempi
di incasso delle parcelle e difficoltà negli investimenti». Proprio alla luce di
tali difficoltà per i professionisti, a sentire invece il Consiglio Nazionale
Forense, i provvedimenti del governo sembrano per ora piuttosto deludenti.
Secondo gli avvocati, per altro, nel decreto sullo sviluppo permane lo squilibrio
tra amministrazione finanziaria e contribuente. «Ancora una volta è un'occasione
mancata, perché non sono state inserite previsioni specifiche in materia di
agevolazioni fiscali per le attività professionali: come gli incentivi agli
investimenti, al contrario di quanto accade per altri comparti produttivi»,
osserva Antonio Damascelli, del Consiglio Nazionale Forense (è coordinatore
della Commissione per le problematiche tributarie). «Vi è da dire poi, da un
punto di vista generale, che le misure previste per la semplificazione fiscale
appaiono del tutto insoddisfacenti, perché si continua ad agire in maniera
automatica, senza una previa valutazione di congruità tra debito fiscale e
misura cautelare». E proprio a proposito di fisco, con le tre aliquote e le
cinque imposte di cui tanto si parla al ministero dell'Economia, viene da
chiedere: è davvero una svolta? Andando in casa dei commercialisti, i facili
entusiasmi restano raggelati. «Io non la saluterei come una semplificazione
epocale», dice Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio Nazionale dei
Commercialisti. «Le tre aliquote non sono una particolare semplificazione,
possono anche essere dieci, non cambia molto: l'importante è che siano giuste.
Il vero problema è la sottostante giungla di detrazioni e di deduzioni. E' lì che
isogna intervenire, perché si tratta di un regime complicatissimo». Ma su una
cosa i commercialisti si riconoscono nel programma Tremonti: «Siamo del tutto
d'accordo - afferma Siciliotti sul non voler fare le riforme producendo deficit.
Aggiungiamo, però, che una riforma radicale richiederebbe concordia e condivisione,
mettendo prima di tutto mano alla spesa, per poi ridurre la pressione fiscale.
E crediamo che la sfida sia, in primo luogo, una ridefinizione della tassazione
che alleggerisca l'imposizione sul lavoro: sia esso autonomo, dipendente o
d'impresa». Approfondendo i temi che interessano in particolar modo i
professionisti, l'Unione Italiana Commercialisti, sindacato di categoria,
lamenta le persistenti lacune ma formula pure alcune proposte: come il credito
d'imposta per assunzioni e nuovi investimenti. «Dopo il recepimento della
direttiva europea sui servizi, la cosiddetta "Bolkenstein", non ci sono ostacoli
né ragioni per escludere i professionisti dal novero dei beneficiari delle
agevolazioni, finora riservate alle imprese», dice Domenico Posca, presidente
del sindacato. C'è poi molta attenzione per le aggregazioni, sulla scia di quanto
sta accadendo con le aziende: «Anche i professionisti potrebbero accedere dice
Posca - ai benefici della legge 122/2010, che ha introdotto, mediante l'articolo
42, alcune disposizioni volte a incentivare la creazione di reti d'impresa».
Una richiesta attigua, dunque, riguarda un ulteriore credito d'imposta, pensato
ad hoc per incentivare le aggregazioni. «Nella Finanziaria 2008 - spiega Posca
c'era una norma che favoriva la crescita dimensionale delle aggregazioni
professionali, anche in forma societaria, funzionale al miglioramento dei servizi.
Si trattava di un credito d'imposta di importo pari al 15% dei costi sostenuti
per l'acquisizione, anche mediante locazione finanziaria, dei beni strumentali.
Quella norma non è mai stata attuata da Tremonti. Ne chiediamo l'immediata
applicazione».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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