Ias e Basilea 2, «svolta» dietro l'angolo
di Laura Cavestri
Il Sole 24 Ore
Venerdì 25 luglio 2003
Una corsa contro il tempo per adeguarsi puntuali al taglio del nastro che coinvolge
imprese ed istituti di credito. Dieci giorni dopo il parere favorevole dell'Ecofin
su quasi tutti i principi contabili internazionali (Ias), lo Iosi, l'Istituto di
organizzazione e sistemi informativi bancari dell'università Bocconi, rende, per
esempio, noti i primi risultati di un'indagine condotta su nove gruppi creditizi
italiani. Obiettivo principale: intercettare l'impatto che le normative Ias e
Basilea 2 produrranno sull'organizzazione aziendale, a partire dallo stato di
avanzamento dei lavori di adeguamento ai nuovi standard.
Un quadro che vede le banche italiane, complessivamente, in ritardo. Se, infatti,
di fronte agli adeguamenti per Basilea 2, gli istituti sottoposti a verifica hanno,
in media, adeguato il 40% dei propri sistemi, sono gli Ias a frenare, non oltre il
20%, gli sforzi compiuti sinora per giungere con le carte in regola all'appuntamento
del 2005. «Da una parte - ha spiegato Vincenzo Morabito, coordinatore del progetto -
ci sono i costi per le iniziative di adeguamento, tra 50 e 100 milioni di euro.
Dall'altra, la revisione autunnale degli Ias 32 e 39 fa sperare in uno slittamento
al 2007 di alcune significative modifiche».
Basilea 2. Frutto del lavoro del "Comitato Basilea", istituito dai governatori
delle Banche centrali dei dieci paesi più industrializzati (G10), "Basilea 2" (che
segue una prima fase dell'88) è il nuovo accordo internazionale sui requisiti
patrimoniali degli istituti di credito. Le banche dei paesi aderenti dovranno
accantonare quote di capitale proporzionali al rischio derivante dai rapporti
assunti. Un quadro che verrà valutato attraverso strumenti di internal rating.
Soprattutto due le critiche: da una parte si incoraggia la discriminazione tra banche
(quelle piccole non potranno utilizzare le metodologie più avanzate, quindi
subiranno un onere patrimoniale maggiore rispetto ai grandi gruppi). Dall'altra, si
profilerebbe la penalizzazione del finanziamento alle piccole e medie imprese indotto
dal sistema di valutazione interna. Per "l'ossatura" imprenditoriale italiana
potrebbero ridursi pesantemente gli accessi ai finanziamenti, già ora considerati
insufficienti.
Entro la fine del 2003 il Comitato di Basilea rilascerà il testo definitivo che
vedrà nel 2006 la data ufficiale di inizio. Ma i gruppi bancari che ambiscono al
riconoscimento più avanzato previsto dall'Accordo dovranno adottare il conteggio
"parallelo" da fine 2005 e dimostrare di avere introdotto l'uso interno di questo
modello da tre anni.
Ias. Il si politico dell'Ecofin e quello tecnico (il giorno dopo) del comitato
di regolamentazione contabile dell'Ue, hanno spianato la strada all'approvazione,
entro dicembre in Commissione europea, di 32 dei 34 standard internazionali di
contabilità che dovranno avvicinare l'Europa alla disciplina statunitense dei Gaap
(Generally accepted accounting principles), dove domina la pratica della
contabilizzazione a "valore equo" di tutti gli asset e delle passività. E oggetto
di ulteriore revisione saranno gli Ias 32 e 39, proprio sulla valorizzazione al
fair value dei derivati finanziari. «Un eccesso di contabilizzazione», per il
presidente francese Jacques Chirac, che il 4 luglio aveva inviato una lettera di
protesta a Romano Prodi, da questi trasmessa allo Iasb, l'ente londinese che sta
mettendo a punto le norme. Da qui, la necessità di ridiscutere i due punti, con il
rischio che il documento finale, da pubblicare entro marzo 2004, manchi di due nodi
focali. Le società quotate dell'Unione dovranno, infatti, redigere i bilanci
secondo principi Ias entro il 2005.
Ma già dal 1° gennaio 2004, dovranno avere un quadro chiaro per predisporre un
bilancio comparativo secondo la nuova disciplina.
* * *
Ias. Gli International accounting standards rappresentano i principi
contabili innovativi che saranno adottati dalla Ue (si chiameranno Ifrs,
International financial reporting standars) per rafforzare la compatibilità
dei bilanci e facilitarne la valutazione nel mercato finanziario integrato.
L'applicazione. Tutte le società quotate della Ue dovranno redigere, dal 2005,
il bilancio consolidato conformemente ai principi Ias/Ifrs (ma già i bilanci di
apertura del 2004 dovranno essere redatti con le nuove regole contabili). Gli
Stati potranno inoltre estendere (consentire o prescrivere) queste stesse regole
ai bilanci di esercizio delle società quotate e delle non quotate.
La polemica. in una lettera a Romano Prodi, datata 4 luglio, il presidente
francese, Jacques Chirac, aveva lanciato l'allarme sull'impatto negativo che una
sproporzionata contabilizzazione degli strumenti finanziari poteva creare agli
esercizi di banche e imprese. Preoccupazioni raccolte dal commissario europeo al
mercato interno, Frits Bolkestein e inviate alla sede londinese dello Iasb
(International Accounting Standard Board), incaricato di produrre gli
standard.
I nodi irrisolti. La Francia e gran parte dell'Europa continentale hanno
chiesto di rinegoziare l'applicazione degli Ias 32 e 39, che riguardano il passaggio
dal criterio del costo storico a quello del mercato (appunto, fair value) nella
rilevazione e nella valutazione dei derivati finanziari. Lo Iasb si è detto
«moderatamente disponibile» a trattare. Le consultazioni riprenderanno in autunno.
L'approvazione. Dopo il si (non vincolante) giunto il 15 luglio dall'Ecofin
su 32 dei 34 principi Ias (sono stati esclusi, appunto, lo Ias 32 e lo Ias 39), la
medesima ratifica è giunta dal Comitato di regolamentazione contabile della Ue
(Arc, Accounting Regulatory Committee), che a livello normativo garantisce
la piena trasparenza e la responsabilità nei confronti del Consiglio e del
Parlamento. A questo punto, lo Iasb presenterà in autunno la bozza definitiva
(exposure draft) di tutti i principi. L'approvazione di questo documento è
demandata alla Commissione Ue ed è attesa, salvo sorprese, entro dicembre 2003.
In questo modo l'iter si concluderebbe per consentire l'applicazione dei nuovi
standard dal 2004.
Basilea 2. Gli accordi di Basilea sono stati redatti nel 2001 dal Comitato
omonimo, istituito dai governatori delle banche centrali dei dieci paesi più
industrializzati (G10) alla fine del 1974. I membri attuali del Comitato provengono
da Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Lussemburgo, Paesi Bassi,
Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Si tratta di un accordo
internazionale che prevede la revisione, a partire dal 2006, dei criteri attraverso
i quali le banche concedono crediti alle imprese. Queste ultime, in particolare,
per accedere al finanziamento, dovranno ottenere un rating, cioè una valutazione
di solvibilità. La banche dovranno classificare i propri clienti in base al fattore
di rischio (rappresentato dall'indebitamento), attraverso procedure di rating
sempre più sofisticate.
Prospettive. Secondo i sostenitori della riforma le imprese saranno
costrette a cercare sul mercato dei capitali le risorse che non ottengono più
dagli istituti di credito e potranno contribuire a una maggiore maturità e
trasparenza del sistema.
Rischi e Pmi. Maggiore rischio significa maggiori accantonamenti, quindi,
maggiori costi per la banca. La diretta conseguenza potrebbe essere la restrizione
del credito o un costo maggiore dello stesso, per le imprese più indebitate. Si
teme che a essere più penalizzate saranno le Pmi, vera e propria ossatura del
sistema italiano. Queste potrebbero vedere ulteriormente ridotti gli accessi
ai finanziamenti, già adesso considerati insufficienti.
Il calendario. Entro la fine del 2003 il Comitato rilascerà il testo
definitivo di Basilea 2. Nel 2006 verranno testati i risultati e per fine anno
il nuovo accordo verrà definitivamente attivato. I gruppi bancari che ambiscono
al riconoscimneto più avanzato dovranno adottare il conteggio parallelo del nuovo
e del vecchio accordo a partire dalla fine del 2005. Per fare ciò dovranno
dimostrare di avere adottato l'uso interno dei modelli da almeno tre anni,
quindi dal 2003.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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