Ias, l'incognita delle rivalutazioni
di Laura Serafini
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 3 novembre 2004
L'introduzione dei nuovi principi contabili internazionali
(Ias), obbligatori dal 2005 per i bilanci consolidati delle capogruppo
quotate dei gruppi bancari, avrà un impatto negativo sul core Tier1
che oscilla tra lo 0,5% di Unicredit fino all'1,3% di Bnl. Considerata
l'importanza, ai fini della vigilanza bancaria, di una patrimonializzazione
adeguata rispetto ai rischi, non si tratta di un effetto
trascurabile: ma le maggiori banche italiane si sono
attrezzate per tempo ad affrontare la rivoluzione contabile
e sembrano «molto rilassate a proposito della transizione
verso gli Ias». Sono le conclusioni cui giunge Merrill
Lynch nell'ambito di un'indagine sull'impatto degli Ias su cinque
banche italiane. La simulazione, condotta sui bilanci 2003, stima
l'entità degli accantonamenti che le banche dovranno fare per
applicare il principio dell'attualizzazione delle perdite sui crediti
«non performing» previsto dallo Ias 39 (il cosiddetto marked to
market) e senza considerare la possibilità di rivalutare asset non liquidi
(come il patrimonio immobiliare o la partecipazione detenuta dalle
banche nella Banca d'Italia) consentita dagli Ias per ridurre l'impatto
negativo sul patrimonio. Lo scenario che ne scaturisce (che tiene
conto di partite positive a bilanciamento delle svalutazioni, riducendo
l'effetto "lordo" sul Tier1) vede uscire indenne, se non avvantaggiato,
il San Paolo-Imi, e questo perché è l'unica banca italiana ad
aver già adottato da anni un meccanismo di attualizzazione delle perdite
sui crediti: la simulazione vede il Tier1 crescere dal 7,4% di
fine 2003 a 7,5% (+0,17%). La più penalizzata della banche considerate
è la Bnl: il rapporto scenderebbe dello 0,85% dal 6,2 di fine 2003 al
5,4 per cento. Non a caso proprio questa banca ha in cantiere un aumento
di capitale: i suoi margini di manovra sugli asset sono limitati,
perché gli immobili sono già stati rivalutati quest'anno mentre il valore
di carico della quota in Bankitalia è il più alto rispetto ad altri
istituti. Nel mezzo si collocano Unicredit (-0,11%), Intesa
(-0,3%), Capitalia (-0,59%). È interessante soffermarsi su Capitalia.
È l'unica banca ad aver ufficializzato, a settembre,
una simulazione sugli Ias: a fronte di perdite lorde
per 1,4 miliardi su crediti dubbi (più altri 300 milioni
di cui 210 del convertendo Fiat) è calcolata una rivalutazione
degli asset fissi (immobili) per circa 300 milioni. L'a.d. Matteo
Arpe ha messo in conto un'erosione post Ias sul Tier1 dello 0,6%
(in linea con la simulazione di Merrill Lynch). Uno dei temi ancora
aperti, però, è proprio la possibilità di utilizzare la rivalutazione degli
immobili per ridurre l'impatto negativo sul ratio patrimoniale. La
questione ha rilevanza dal punto di vista della vigilanza bancaria perché
significa ancorare l'adeguatezza del patrimonio della banca a
fronte dei rischi a un valore di mercato degli immobili che può
scaturire da una bolla speculativa. Su questa delicata questione sono
attese le istruzioni della Banca d'Italia (a sua volta in attesa di
indicazioni da Basilea2 e dal Cebs, il comitato che raggruppa le autorità
di vigilanza bancaria europee) che dovrebbero arrivare entro fine
2004. L'orientamento delle altre banche italiane (San Paolo, Unicredit,
Intesa), in linea con la tendenza europea, è di non portare a patrimonio
quelle rivalutazioni. Questi istituti - ma anche Bnl, Mps e le
altre quotate - hanno preferito sinora non ufficializzare i loro approfondimenti
sugli Ias e, in attesa di indicazioni più chiare, si sono
confrontate in via riservata solo con la Banca d'Italia.
I nuovi principi contabili spingeranno le cinque banche a una posizione
più netta sul convertendo Fiat: gli Ias non consentiranno più
di fare accantonamenti generici sui crediti (come hanno deciso alcune
delle banche del convertendo, sinora spesando gli oneri solo sul conto
economico). Dal 2005 la perdita stimata su quel prestito dovrà con
tutta probabilità essere svalutata con i conseguenti effetti sul patrimonio.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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