Ias, la transizione prende tempo
di Enrico Brivio
Il Sole 24 Ore
Sabato 10 luglio 2004
Nulla di fatto: ancora una volta si è dovuta rinviare l'adozione del criterio
Ias 39. Anche nella riunione di ieri a Bruxelles dell'Accounting regulatory
committee (Arc), l'organo politico che raggruppa tutti i rappresentanti dei
25 Governi europei, non c'è stato accordo sulle soluzioni prospettate per la
contabilizzazione delle operazioni di copertura (macrohedging) e delle
passività finanziarie.
Come era accaduto un mese fa, Italia, Francia,
Spagna e Belgio - questa volta con l'aggiunta anche della Slovenia - si
sono espresse contro il provvedimento, bloccandone l'entrata in vigore.
Tuttavia, qualche spiraglio di luce si intravede. Il commissario europeo
al Mercato interno, Frits Bolkestein, ha infatti espresso l'intenzione di
elaborare nei dettagli un nuovo compromesso, che dovrebbe essere approvato
dalla riunione della Commissione del 20 luglio a Strasburgo (l'ultima
prima della pausa estiva) e sottoposto alla prossima riunione dell'Arc
fissata per l'8 settembre.
Sarà quella la data dell'armistizio finale
sugli Ias tra il fronte anglosassone e quello dell'Europa continentale,
per permettere l'adozione degli standard contabili da parte di circa 7mila
imprese europee quotate dal 1 gennaio 2005? Qualche probabilità c'è, ma la
prudenza resta d'obbligo per chi conosce la travagliata storia della
gestazione degli Ias.
Anche dal fronte del «no» si lascia aperta la porta
a una soluzione per settembre, nella direzione indicata da Bolkestein
all'ultimo Ecofin del 5 luglio. Ovvero adottare lo Ias 39, tranne che su
una serie di limitate questioni controverse, che dovrebbero essere
affrontate dal Gruppo di alto livello, rispettando un incalzante
calendario. Si tratterebbe perciò di "estrapolare" una serie di problemi
che richiedono una soluzione più meditata, primo tra tutti il «fair
value». Ovvero la contabilizzazione a valori di mercato, piuttosto che
storici, delle operazioni di copertura, che secondo le banche dei grandi
Paesi mediterranei rischia di apportare troppa volatilità ai bilanci.
Bolkestein però vuole lasciare in sospeso il minor numero di questioni
possibili e, per questo, sono necessari ancora alcuni giorni per definire
l'opzione in modo tecnicamente adeguato.
Con questo scenario sullo sfondo,
le dichiarazioni ufficiali restano forzatamente prudenti. «L'Arc ha
discusso le ultime proposte di adottare lo Ias 39 sulla base degli
orientamenti dell'ultimo Ecofin», ha osservato Michael Mann, portavoce
della Commissione europea. «C'è stato un produttivo scambio di vedute e si
sono chiariti diversi punti di vista. La Commissione continuerà ora a
lavorare in collaborazione con gli Stati membri per preparare l'adozione
dello Ias 39».
Fonti vicine a Bolkestein, in effetti, avevano lasciato
trapelare già il mese scorso una propensione ad accontentarsi degli
impegni presi dal presidente dello Iasb, Sir David Tweedie, a preparare
una nuova presentazione del criterio 39 entro fine anno e creare un gruppo
di lavoro per valutare il problema delle coperture. Anche dalla Germania
era affiorata una posizione più morbida che, accompagnata dal parere
favorevole di Gran Bretagna, Paesi nordici e buona parte dei nuovi Stati
membri, poteva far presagire uno sblocco della situazione. Bolkestein deve
però a tutti i costi trovare una soluzione accettabile anche per i quattro
- anzi, da ieri cinque - Paesi dissenzienti.
La riprova della difficoltà tecnica di mettere a punto questo compromesso
si constata anche nel verdetto dell'Efrag (European financial reporting
advisory group), l'organo tecnico consultivo della Commissione Ue che
raggruppa gli esperti contabili di diversi Paesi e che mercoledì scorso si
è spaccato, con sei componenti contro l'adozione dello Ias 39 e cinque a
favore (come riferiamo nell'articolo qui accanto; ndr: leggi l'articolo dal titolo
Il debutto divide gli esperti).
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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