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Ias, l'Oic lancia l'allarme sui bilanci
di Laura Cavestri
Il Sole 24 Ore
Venerdì 31 ottobre 2003

L'irruzione dei principi contabili internazionali anche nei bilanci d'esercizio (oltre che nei consolidati) rischia la collisione con la normativa tributaria e con quella civilistica in vigore. E occorre al più presto, entro l'estate 2004, un raccordo fra i tre binari.
L'Oic, l'Organismo italiano di contabilità, lancia l'allarme sui riflessi derivanti dall'applicazione dei criteri Ias nei conti annuali. Tra i più temuti, il fair value, che per la sua variabilità rischia di rendere schizofrenica, anno per anno, innanzitutto la determinazione della base imponibile, sino a creare, in molti casi, un corto circuito con le disposizioni del Codice civile in materia.
Ma procediamo con ordine. Il 23 ottobre scorso, la Camera ha approvato la legge Comunitaria 2003 (omissis) che all'articolo 25 recepisce il regolamento 1606/2002, ovvero introduce, nel nostro ordinamento, l'applicazione dei nuovi principi contabili internazionali. Il tutto estendendo (come è facoltà dei Paesi Ue) l'obbligo di adottarli non solo per i bilanci consolidati delle società quotate, ma anche pe ri bilanci d'esercizio di quelle stesse società, aggiungendovi inoltre banche, intermediari finanziari e assicurazioni (pure se non quotate).
Una strategia a maglie larghe che inietta principi di trasparenza e comparabilità nella contabilità di esercizio di aziende quotate e non, ma che va coordinata con la normativa civilistica e con quella tributaria, oggi parametrate su bilanci d'esercizio riclassifciati al costo storico. «Il problema - commenta Angelo Provasoli, presidente del Comitato esecutivo Oic - è grosso. Finché i principi contabili incidono sul bilancio consolidato che ha, per lo più, una funzione informativa, la questione è minima. Ma se l'obbligo è esteso anche al rendiconto annuale, come si dovrà determinare la base imponibile, ad esempio in conseguenza dell'estrema variabilità di attivi e passivi dovuti al fair value?».
I punti interrogativi sono diversi. «Lo Ias 22 sulle acquisizioni delle imprese - esemplifica Provasoli - prevede che l'avviamento non sia più ammortizzabile, ma oggetto di verifica annuale del valore (impairment test). Se emerge una svalutazione, secondo le attuali norme fiscali, non è deducibile». E poi c'è il leasing, «che oggi dà notevoli vantaggi tributari ma con l'introduzione dello Ias 17 si trasformerà in una nuova forma di finanziamento. Come cambiano a questo punto i riflessi economici?». Occorrerà dunque formulare un'interpretazione: dal punto di vista fiscale sarà passibile trattare i beni in leasing alla stregua di quelli ammortizzabili (e di conseguenza rendere deducibile l'intero canone), oppure si potranno detrarre dal reddito gli interessim passivi, come accade per i normali finanziamenti.
«Sul fronte poi del coordinamento civilistico - insiste Provasoli - è bene chiarire il concetto di utile cui fare riferimento. Oggi, per il codice, non c'è distinzione tra utile di bilancio e utile distribuibile. Anche in questo caso, complice l'estrema oscillabilità dei valori, sarà distribuibile un utile totalemnte o parzialmente legato al fair value? E potrebbe essere calcolato senza l'ammortamento dell'avviamento?»
Interrogativi cui l'Oic si prepara a rispondere, dopo aver battezzato, ieri a Roma, la nascita di una «Commissione per lo studio dei problemi di coordinamento della legislazione civile e tributaria alla disciplina dei principi contabili internazionali». Suddivisi in due sottocommissioni (tributaristica e civilistica) gli esperti procederanno a uno screening comparato dei principi contabili con le disposizioni fiscali e del Codice civile, per raccogliere tutti i problemi generati dall'applicazione degli Ias. Si passerà poi alle proposte di soluzione con un articolato da sottoporre al Governo.
Il tempo stringe. Anche se la Comunitaria 2003 prevede che i decreti attuativi possano essere emessi entro un anno dall'approvazione, «il Governo dovrà adottare + in via definitiva l'articolato almeno sei mesi prima del 1° gennaio 2005, ovvero entro l'estate». Le imprese devono avere il tempo di conoscere la normativa. «Il coordinamento - avverte Provasoli - è una questione essenziale. Se l'adeguamento dovesse tardare, tutti i bilanci d'esercizio dovrebbero essere esonerati dall'applicazione degli Ias».


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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