Cerca nei documenti
Cos'è? | Demo | Nuovi utenti | Costi di utilizzo | Partners | Mappa del sito
Business plan online | Approfondimenti | Rassegna stampa | Links | Faq
 
Home page Approfondimenti Documento
Glossario Scale di rating Vai alla pagina di Facebook dedicata ad analisiaziendale.it Vai alla pagina di LinkedIn dedicata ad analisiaziendale.it Formulario Contatti
Accesso Utenti registrati
UserID
Password
Password persa?
Non hai UserID e Password?
Alcuni servizi sono gratuiti!
Strumenti online riservati agli Utenti registrati:
Analisi di bilancio
Business plan online
Piano di ammortamento del mutuo
Calcolo costo medio ponderato del capitale
Test Basilea 2
Test sulla propensione all'internazionalizzazione
 
 
  Feed back e compatibilità
  Speciale Basilea 2
  Cerca con Sgela  
  Scriveteci una e-mail
 
 
 
  Piano di ammortamento
  Test Basilea 2
  Test internazionalizzazione
 
 
Sono complessivamente disponibili in questo sito in modo gratuito
n. 2.866
documenti per gli Utenti registrati e per i Visitatori
 
 
Elenco principi contabili
Elenco Ias/Ifrs
Elenco Sic/Ifric
Elenco principi revisione
 
 
Le nostre demo
Demo: Accesso all'area riservata e personale
   
Demo: Gestione aziende
   
Demo: Gestione bilanci
   
Demo: Strumento Analisi di bilancio
   
Demo: Strumento Piano di ammortamentoto del mutuo
   
Demo: Strumento Calcolo del costo medio ponderato del capitale (WACC: Weighted Average Cost of Capital)
   
Demo: Test Basilea 2
   
Demo: Test propensione all'internazionalizzazione
   
Demo: Autovalutazione Basilea 2 - Edizioni FAG
   
 
Alcune Faq
E' possibile registrarsi per un periodo di prova?
   
E'possibile vedere il funzionamento di uno strumento senza essere registrati?
   
Quanto costa la registrazione?
   
Mi sono registrato e sto utilizzando gli strumenti online a titolo gratuito. Come fare per abbonarmi ed utilizzare gli strumenti a titolo oneroso?
   
Gli strumenti offerti sul sito possono essere d'aiuto a seguito dell'applicazione degli accordi denominati Basilea 2?
   
Ma i software di autovalutazione che calcolano i rating sono utili e possono fornire un risultato spendibile all'esterno?
   
Lo strumento Analisi di bilancio può essere utilizzato per l'analisi del bilancio d'esercizio di un confidi?
   
  All'interno del Pannello di controllo sono disponibili, per gli Abbonati, informazioni relative allo stato patrimoniale riclassificato, al conto economico riclassificato, all'analisi per indici di bilancio, alla posizione finanziaria netta, al rendiconto finanziario, al check-up veloce, al costo medio ponderato del capitale (WACC - Weighted Average Cost of Capital) e a tutti gli altri strumenti.
Clicca qui per ulteriori informazioni.
  :: Approfondimenti - Documento

Il benchmarking come consolidamento del piano industriale
di Edoardo Ferrari e Marco Gennari (Consulenti Studio Impresa spa - Consulenti di Direzione)
Giugno 2010


Versione pubblicata sulla rivista "Controllo di gestione" di IPSOA, n. 3/2010.

* * *

1. Introduzione
In un periodo di profonda crisi economica in cui non si riescono a confermare scelte ma si prendono spesso in esame nuove variabili, i processi di programmazione aziendale diventano fondamentali per le aziende di qualsiasi dimensione.
La programmazione aziendale, necessaria per fissare le vie della ripresa, deve reggersi su solide basi poiché il futuro delle imprese dipende proprio dall'attendibilità delle scelte che le stesse effettueranno. Questo processo sfocia solitamente in un piano industriale la cui fattibilità, se non unicamente destinato all'interno dell'azienda, è sottoposta all'esame di possibili finanziatori e investitori. L'affidabilità del piano e delle previsioni è dunque alla base delle valutazioni dei soggetti che entrano in contatto con il progetto ideato dall'impresa, determinando il successo non solo del finanziamento, ma anche dell'operazione che da esso dipende (investimento). In quest'ottica, è dunque necessario riuscire a collegare adeguati strumenti a corretti metodi di previsione, confermando le scelte precisate nel progetto aziendale per renderle plausibili ai diversi auditori.
In quanto strumento dotato di una notevole dinamicità e di una validità misurabile, il benchmarking rappresenta una tecnica in grado di consolidare sia l'aspetto previsionale che l'aspetto strategico rinforzando il percorso evidenziato dal piano industriale e uscendo dagli schemi degli strumenti tradizionali.
Nel prosieguo dell'articolo, dopo aver richiamato alcuni concetti base del benchmarking, verranno analizzati i risvolti collegati all'utilizzo di questa tecnica a supporto del piano, non tanto in termini strategici bensì in termini informativi. In altre parole, si evidenzieranno gli aspetti che permettono, durante la programmazione aziendale, di dare credibilità alla strategia e nel passo successivo, al piano industriale.

2. Il benchmarking
2.1 Definizione
Essendo un processo estremamente empirico, offrire una definizione univoca di benchmarking è cosa assai difficile. Dalla sua formalizzazione, le imprese che hanno sperimentato tale strumento hanno collegato il termine ad una moltitudine di definizioni legate ai fattori che hanno caratterizzato le singole esperienze aziendali. Ne deriva che singolarmente ogni nozione è sicuramente esaustiva ma perde di significato se affiancata ad una realtà aziendale diversa o addirittura, ad un settore nel suo complesso.
Per questi motivi, senza entrare in contesti troppo specifici, il bechmarking si può definire come una «tecnica di monitoraggio continuo della dinamica gestionale, finalizzata alla ricerca ed al conseguimento dell'eccellenza, che utilizza procedure istituzionalizzate di confronto con un riferimento individuato come il migliore esistente e tradotto a sua volta in standard di prestazione» (1).
Il benchmarking è un processo estremamente dinamico finalizzato, attraverso il confronto con il leader di settore (o di processo), alla creazione di una spirale di miglioramento continuo che permette all'impresa il raggiugimento di livelli di efficienza sempre maggiori. Risulta chiaro come non sia possibile, tantomeno utile, circoscrivere l'attività di benchmarking ad un periodo troppo ristretto, mentre diventa rilevante la necessità di distribuire il progetto su orizzonti temporali molto lunghi o addirittura che non comportano l'interruzione del processo, ma solamente un cambiamento del termine di confronto.
Considerata la definizione di benchmarking e le caratteristiche appena riportate emerge chiaramente la sua diversità rispetto all'analisi competitiva tradizionale e alle ricerche di mercato. Queste ultime non hanno obiettivi di miglioramento continuo e rinnovamento dei processi ma puntano all'analisi e al monitoraggio delle caratteristiche e dei comportamenti (2) dei competitors nel mercato.

2.2 Tipologie di benchmarking
Ancor prima di essere suddiviso in tipologie, il benchmarking può essere classificato, in base al campione di riferimento esterno, in:
- Benchmarking settoriale. Il confronto avviene tra aziende dello stesso settore poiché rapportarsi con un'impresa di un altro comparto comporterebbe una perdita di significatività. L'azienda si rapporta al leader del settore per valutare il proprio livello competitivo.
- Benchmarking intersettoriale. Il confronto avviene tra aziende di settori diversi, che spesso porta alla scoperta di soluzioni tecniche mai sperimentate in precedenza.
Individuati il termine di confronto e gli obiettivi che si vogliono raggiungere, si possono distinguere quattro diverse forme di benchmarking:
1) Benchmarking competitivo o strategico. L'obiettivo del confronto è la ricerca del vantaggio competitivo del competitor considerato estendendo l'analisi ad interi processi o attiività senza circoscriverla ad aspetti limitati (come ad esempio il prezzo). La raccolta puntuale di informazioni rappresenta il principale fattore critico. Come è logico aspettarsi non è facile attingere e ricevere informazioni dai concorrenti che fondano il loro vantaggio proprio sui dati di interesse, diventa quindi fondamentale individuare un metodo preciso per standardizzare i flussi del processo informativo.
2) Benchmarking funzionale di processo. Rispetto alla precedente tecnica, il benchmarking funzionale di processo si concentra su una singola ASA (3) o una singola fase di un determinato processo, semplificando e rendendo meno dispersivo il modello. Inoltre, non è necessario che le imprese a confronto appartengano allo stesso settore, ma è fondamentale che vi siano delle affinità negli «oggetti» confrontati. Questo comporta spesso il raggiungimento di risultati decisamente originali e soluzioni molto innovative, che scaturiscono proprio dalla diversità dei contesti aziendali di provenienza e dalla velocità dell'interscambio informativo (4).
3) Benchmarking interno. Il benchmaring interno viene adottato da aziende di grosse dimensioni o gruppi aziendali che hanno la necessità di confrontare l'andamento di attività localizzate in aree geografiche diverse oppure processi diversi di notevoli dimensioni. Questa tecnica genera una spinta endogena al miglioramento, per contro, si distingue da un grado di innovazione inferiore rispetto alle precedenti poiché non vi è alcun tipo di rapporto con l'esterno.
4) Benchmarking generico. Questa tipologia è caratterizzata dal fatto che alcuni processi o funzioni potrebbero essere uguali anche in settori diversi e mira ad individuare le migliori prassi non attuate nel settore di interesse o all'interno dell'ambito dell'indagine.
Le peculiarità delle singole realtà aziendali sono determinanti nella scelta dell'adozione di una tecnica rispetto alle altre. Per assurdo, un'azieda leader in un mercato ben definito potrebbe trovare notevoli difficoltà nell'agganciare un competitor che sia all'altezza del confronto da realizzare, mentre un'azienda di piccole dimesioni potrebbe facilmente trovare un «termine di paragone» per lo sviluppo di politiche aziendali innovative (5).

2.3 Fasi del benchmarking (6)
Una volta stabilita la tipologia di benchmarking più adatta alle esigenze dell'azienda, si procede con la costruzione del processo sviluppando le seguenti fasi (Tavola 1):
1) Pianificazione del progetto di benchmarking. In questa fase si discutono sommariamente tutti gli aspetti che saranno approfonditi nelle fasi successive tracciando i caratteri principali del progetto. A questa esigenza risponde la pianificazione, in grado di focalizzare «l'obiettivo del progetto, le motivazioni del management che lo giustificano ed il grado di consapevolezza del management, ma anche l'individuazione delle attività aziendali verso le quali indirizzare il benchmarking in relazione soprattutto ai legami riscontrabili con le priorità strategiche dell'azienda» (7). Sempre in questa fase vengono inoltre definite le misure che saranno utilizzate per il confronto, i benefici che il benchmarking dovrà generare, i metodi per entrare in contatto con la controparte e infine il personale, gli strumenti e le risorse finanziarie che dovranno essere impiegate. Sottovalutare questa fase, anche in termini di tempo ad essa dedicato, significherebbe compromettere la programmazione dell'attività di benchmarking raggiungendo risultati insoddisfacenti anche a causa di una mediocre raccolta di informazioni.
2) Individuazione dell'oggetto da sottoporre a benchmarking. Al management viene richiesta un'approfondita analisi delle attività ritenute elemento distintivo per competere. Più precisamente, risulta fondamentale espandere la comprensione dei processi interni interessati, esaminando nel dettaglio tutte le componenti degli oggetti di studio ritenute critiche per il successo dell'impresa. Questa analisi tende a verificare che l'oggetto individuato risponda alle seguenti caratteristiche (si veda la Tavola 2):
- ben identificabile e circoscrivibile ad una area precisa, nonché raggiungibile e «non ovvio»;
- realistico ed in linea con la dotazione di risorse dedicata;
- inquadrabile in un preciso periodo di tempo;
- misurabile attraverso gli indicatori scelti dall'impresa.
Qualora l'oggetto non risponda a queste esigenze difficilmente potrà essere confrontato, facendo, di fatto, perdere valore all'attività di benchmarking.
Isolare scrupolosamente l'oggetto del benchmarking è una «decisione determinante che deve essere guidata dall'obiettivo finale di creare valore in qualche punto dell'organizzazione contribuendo ad un più rapido raggiungimento della missione strategica» (8).
Per questo motivo non ha alcun senso concentrare l'attività sui processi interni considerati «forti» o best in class, bensì è costruttivo e profittevole monitorare i processi «deboli» poiché sono questi che minano la competitività generale dell'azienda.
3) Individuazione del benchmark (riferimento o partner). La ricerca del benchmark deve basarsi su una forte consapevolezza delle proprie capacità e delle proprie caratteristiche. Per questo motivo, anche se teoricamente sarebbe più opportuno rapportarsi con chi rappresenta lo standard di eccellenza, non sempre è positivo e costruttivo confrontarsi con un'azienda best in class. E' molto importante individuare l'oggetto della ricerca per definire precisamente l'eccellenza che si intende raggiungere. Presupponendo che non è possibile trovare un'azienda perfetta sotto tutti i punti di vista, chi intende sviluppare il confronto ha la necessità di isolare solamente gli aspetti ritenuti critici per il successo, anche se questi provengono da aziende appartenenti a settori diversi. Come per l'individuazione dell'oggetto, anche la ricerca del benchmark rappresenta una fase estremamente complessa che si basa sull'analisi minuziosa dei potenziali partner per arrivare alla selezione di un unico soggetto. Nello specifico, questo studio si basa: sui processi e le attività che dovranno essere confrontate; sul livello di innovazione raggiunto dalla controparte; sulla facilità di scambiare informazioni e confrontare i dati; sul posizionamento competitivo dell'interlocutore nel mercato di riferimento.
4) Definizione delle attività di benchmarking. In questa fase si stabiliscono le «regole del gioco», ovvero i metodi per controllare e misurare i processi reciproci. Stabilire tempi e modalità di raccolta delle informazioni è particolarmente importante. Se la controparte coinvolta è all'interno dell'azienda, questionari e interviste dirette possono esaurire la funzione di raccolta di informazioni in tempi stretti. Viceversa, se il soggetto è esterno all'impresa, sarà necessario rapportarsi in modo diverso avendo particolare attenzione alle tempistiche di ogni strumento. Nel caso di partner esterni, infatti, possono essere utilizzati network specializzati che mettono a disposizione specifici database, oppure si possono instaurare intensi rapporti di corrispondenza; in alternativa, si possono realizzare interviste dirette (fissando appuntamenti con le risorse della controparte) o telefoniche. A prescindere dalla tipologia di raccolta preferita, tutte le informazioni verranno inserite in un database che, oltre a contenere le istruzioni base del progetto, conterrà anche tutti gli aggiornamenti successivi.
5) Analisi dei risultati. In questa fase tutte le informazioni necessarie al confronto sono già state raccolte. Si inizia, pertanto, a studiare come il benchmark genera la sua efficienza nelle prassi e nei processi considerati. Si procede quindi alla mappatura delle differenze ed alla successiva stesura del report di benchmarking. Tale report espone i fatti importanti, le considerazioni rilevate e in generale, tutte le informazioni che possono, successivamente, agevolare le operazioni di miglioramento interno.
Per la stesura del rapporto conclusivo sarà necessario:
- normalizzare le informazioni per rendere immediatamente realizzabile l'attività di confronto;
- controllare e filtrare i dati raccolti in base alla qualità e congruenza delle informazioni rispetto agli obiettivi del processo;
- identificare le differenze delle performance tra le aziende ed evidenziare il motivo del divario prestazionale. Il gap fra le diverse funzioni potrà essere: negativo, se le prassi del benchmark sono superiori a quelle interne; nullo, se non viene registrata nessuna differenza (questo impone un'ulteriore analisi); positivo, se le proprie prassi sono superiori a quelle del benchmark.
6) Confronto e revisione. Rappresenta la fase cruciale di tutto il processo di benchmarking in quanto da questa scaturirà il percorso del cambiamento. Grazie alla prima analisi degli scostamenti, rispetto alle performance, si potrà entrare nel merito delle differenze analizzando severamente l'andamento dei processi interni. Da questo primo punto potrebbe scaturire la necessità di ottenere nuove informazioni dal benchmark andando a modificare il questionario per la raccolta dei dati o gli obiettivi del modello. La facilità di misurare e confrontare i dati consente di esprimere i risultati attraverso indici economico-aziendali tipici del controllo di gestione. Anche se potenzialmente esaustivi, questi indici non possono essere considerati sufficienti in termini di informazioni prodotte. Al riguardo, particolare importanza ricopre il contesto in cui l'azienda confrontata si trova ad operare e quindi l'analisi:
- della tecnologia impiegata,
- delle risorse utilizzate,
- delle procedure che stanno alla base dei processi,
- dell'organizzazione e della cultura aziendale.
Stabiliti i parametri, considerato il contesto e raccolti gli scostamenti, occorre mettere in evidenza le cause che hanno effettivamente generato il gap di perfomance e studiare le soluzioni che siano in grado di colmare questa differenza attraverso adeguati correttivi o innovazioni.


3. Il benchmarking e il piano industriale
Come si è appena visto, il benchmarking è uno strumento estremamente utile per la vita aziendale e permette di innovare continuamente l'azienda a tutti i livelli. Tracciando e aggiornando continuamente le linee guida della gestione e dei progetti, il benchmarking diventa uno strumento fondamentale in tutto il processo di pianificazione aziendale. Partendo dalla definizione della strategia e passando per un complesso sistema di previsione si arriva alla redazione del piano industriale contenente le fasi operative dei progetti individuati dalla società. Oltre a rappresentare una guida per la gestione del business, il piano industriale è un ulteriore strumento fondamentale per presentare, in modo dettagliato, gli indirizzi del management ai soggetti terzi interessati quali, ad esempio, banche, finanziatori e investitori. In quest'ottica, i destinatari del documento valutano il progetto in modo accurato e indagano molto attentamente su quanto inserito poiché la «bontà» del disegno aziendale determina l'eventuale finanziamento dell'operazione presentata (investimento). In particolare, saranno valutati molto scrupolosamente i criteri di previsione che certificano gli indirizzi strategici scelti, analizzando nel dettaglio gli strumenti utilizzati. Di conseguenza, la validità dei criteri individuati è strettamente collegata a quella degli strumenti utilizzati. In questo senso il bechmarking diventa un alleato importante visto che riesce a congiungere la pianificazione strategica con quella operativa, avvicinando la teoria alla pratica partendo da situazioni consolidate e reali. Il benchmarking permette di ridurre il gap informativo tipico di questo tipo di operazioni, rassicurando le parti coinvolte grazie alla stabilità e alla concretezza delle previsioni.
Il benchmarking pertanto confluisce nel piano industriale andando ad influenzare tre aspetti molto importanti:
- la pianificazione strategica;
- il sistema delle previsioni;
- il sistema informativo.

3.1 Benchmarking e pianificazione strategica
Approvato il progetto di benchmarking, come si è visto precedentemente, l'impresa inizia a stabilire le regole del processo individuando responsabili, unità di misura, metodi da seguire e tutta una serie di strumenti fondamentali allo sviluppo del benchmarking stesso. Stabiliti questi primi punti il management inizia a fissare gli obiettivi dell'attività ricercando i processi da confrontare, studiare ed innovare. Questo segmento iniziale del progetto deve assolutamente essere sviluppato di pari passo con il processo di pianificazione strategica e deve generare una forte interazione tra tutte le funzioni aziendali coinvolte. In realtà è talmente stretto il legame tra queste due attività che non è facile distinguere quale delle due preceda l'altra. Stabilire gli obiettivi della strategia è fondamentale, ma, allo stesso modo, la strategia è indissolubilmente legata al benchmarking che, a sua volta, stabilendo gli oggetti del confronto tende a fissarne gli obiettivi. In altre parole, nelle prime fasi dello sviluppo delle due attività, i passi da seguire sono praticamente coincidenti. L'ottimizzazione di questi due processi, praticamente paralleli, è agevolata dalla rapidità del sistema informativo. Essendo scelte spesso sovrapposte non vi saranno particolari problemi di aggiornamento e determinazione dei punti principali del progetto ed inoltre, partendo da un'esperienza pratica e riscontrabile, vi sarà una maggiore condivisione delle tattiche ed un intenso consenso (Tavola 3).

3.2 Benchmarking e previsione
Lo sviluppo di una strategia corretta e coerente con il benchmarking (e viceversa), permette di stabilire in modo estremamente preciso i valori legati alle operazioni aziendali. Le stime diventano particolarmete precise e puntuali, al punto che nessun costo viene lasciato al caso e per quanto possibile, anche parte degli eventuali imprevisti diventano fattori più prevedibili. Basandosi su realtà aziendali ben definite, la previsione sugli andamenti delle varie operazioni si sdoppia e prende due diverse configurazioni (Tavola 4):
a) una parte della previsione diventa un dato statico, una sorta di costante (nucleo informativo aziendale). Durante il processo di confronto i tratti comuni con il concorrente (o più comunemente benchmark) non sono fattori sconosciuti ma dati oggettivi già rilevati che devono essere semplicemente adattati alle configurazioni coincidenti.
b) Una parte della previsione, invece, continua ad essere un'incognita anche se la sua variabilità può essere in parte dominata dall'esperienza maturata dal benchmark (esperienza benchmark). In altre parole, tutte quelle contingenze che non sono per loro natura generalmente prevedibili (variabili non controllabili), attraverso le informazioni raccolte durante il confronto e lo studio della controparte, possono essere immediatamente risolte grazie all'altrui esperienza.
La possibilità di mantenere costante una parte di queste proiezioni strategiche diventa fondamentale per l'azienda che ha la necessità di controllare al massimo le variabili di un progetto estremamente complesso; allo stesso modo, il progetto di un'impresa di dimensioni ridotte ritrova questi risvolti positivi nella velocità di utilizzo e realizzazione del processo studiato (magari senza affrontare le difficoltà proprie del benchmark). Per dare concretezza a quanto detto, si pensi ad esempio ad un'azienda che deve ridisegnare la propria logistica basandosi su un benchmark appartenente ad un settore diverso ma che rappresenta il best in class del processo di riferimento. Dopo aver confrontato i dati della controparte e aver analizzato lo storico, la società è in grado, oltre a migliorare (innovare) il proprio processo, di sviluppare una serie di misure e strategie in grado di stabilizzare e bilanciare l'ambiente che protrebbe essere influenzato da variabili già registrate dal benchmark. La possibilità di agganciare il proprio modello a realtà diverse e accumulare l'esperienza di un settore e trasferirla in un altro dona un'elasticità e reattività sicuramente rilevante.

3.3 Benchmarking e sistema informativo
Anche se il lungo periodo rappresenta sempre e comunque un'incognita troppo difficile da controllare completamente o da aggirare, la possibilità di agganciare la propria strategia a piani di successo già realizzati da altri permette all'impresa di presentare progetti realistici che, pur mantenendo una certa soglia di incertezza, possono rassicurare l'investitore, o qualunque altro auditore esterno, sulla bontà del progetto.
L'incremento di importanza dei documenti programmatici, come il piano industriale, passa per regole molto semplici in grado di segnare il successo o il fallimento delle operazioni. Un piano deve sempre essere coerente e soprattutto, non solo deve essere credibile ma realistico. La differenza è sottile ma la distanza tra i due termini è molto spessa. Un piano credibile forza alcune scelte non giustificabili a favore di numeri difficilmente realizzabili; un piano realistico non ha bisogno di forzare nessuna scelta e nessuna strategia perché alla base vi sono solidi strumenti e criteri di previsione.
Si ha di conseguenza che, in un periodo di forte razionalizzazione del credito, il piano «credibile» venga spesso escluso dal merito creditizio poiché immediatamente smascherato dagli analisiti finanziari preposti. Per contro il piano «realistico» risulta spesso inattaccabile e difficilmente può essere smontato se sviluppato secondo criteri strutturati.
Il benchmarking permette di rafforzare proprio questi criteri di valutazione oggettiva della previsione fungendo da collante tra il lato teorico e quello pratico della strategia. La funzione del benchmarking in relazione al piano industriale è proprio questa, ossia eliminare il più possibile il fattore astratto e consolidare le previsioni per superare il problema informativo tra i soggetti.


4. Conclusioni
Si è visto come il benchmarking riesca a integrarsi (e spesso confondersi) nella strategia, definendo gli obiettivi e gli indirizzi gestionali. Individuato il benchmark, il confronto che ne deriva si basa su progetti di successo già sviluppati che, attraverso questo processo, vengono ulteriormente migliorati.
In questi termini, il piano industriale, inteso come conclusione materiale della pianificazione strategica, oltre a segnare l'affidabilità delle strade da percorrere determina anche la concretezza delle previsioni. Questo aspetto, estremamente importante, segna anche il successo del piano in caso di operazioni di finanziamento (investimento).
Il risultato è che il benchmarking quando viene impiegato nello sviluppo del business plan assolve a due principali funzioni:
- consolidare le valutazioni e le previsioni aziendali (finalità prevalentemente interna);
- diminuire il gap informativo e ridurre l'opacità informativa tra i soggetti (rilevanza esterna).

* * *
Note:
(1): Bocchino U. (1995), Manuale di benchmarking, come innovare per competere. Aspetti operativi, casi pratici e problemi, Giuffrè Editore. Rif. pag. 9
(torna su).
(2): con il termine «comportamenti» si intendono tutte le attività svolte dai concorrenti all'interno del mercato/settore/canale considerato che hanno rilevanza per le strategie che l'azienda osservatrice intende sviluppare (torna su).
(3): Area Strategica d'Affari (torna su).
(4): non appartenendo ad uno stesso settore e non essendo concorrenti, le aziende che entrano in contatto sono disposte a scambiare informazioni complete e con restrizioni minori rispetto al caso in cui i soggetti coinvolti siano concorrenti diretti
(torna su).
(5): alcuni autori e studi di professionisti includono nell'elenco anche il benchmarking collaborativo e il banchmarking ombra. In questa sede si è deciso di escludere queste due tipologie poiché la prima, il banchmarking collaborativo, consiste in una semplice raccolta di informazioni e confronto dei dati, mentre la seconda, il benchmarking ombra, consiste in uno studio occulto di un competitor ignaro e quindi senza alcun tipo di collaborazione. In entrambi i casi, non essendovi un processo strutturato secondo le caratteristiche del benchmarking risulta difficile includere queste tipologie nella classificazione riporata (torna su).
(6): di seguito viene proposta una schematizzazione dei punti fondamentali del processo di benchmarking. Ai fini del presente articolo non risulta indispensabile descivere le fasi nel dettaglio ma semplicemente riassumerne i caratteri salienti. Per questo motivo, per ogni ulteriore approfondimento si consiglia di consultare Bocchino U. (1995), Manuale di benchmarking, come innovare per competere. Aspetti operativi, casi pratici e problemi, Giuffrè Editore (torna su).
(7): Bocchino U. (1995), Manuale di benchmarking, come innovare per competere. Aspetti operativi, casi pratici e problemi, Giuffrè Editore. Rif. pag. 75
(torna su).
(8): Bocchino U. (1995), Manuale di benchmarking, come innovare per competere. Aspetti operativi, casi pratici e problemi, Giuffrè Editore. Rif. pag. 83
(torna su).

* * *
Bibliografia

• Bocchino U. (1995), Manuale di Benchmarking, come innovare per competere. Aspetti operativi, casi pratici e problemi, Giuffrè Editore.
• Bocchino U. (1994), Il Benchmarking, uno strumento innovativo per la pianificazione ed il controllo strategico, Giuffrè Editore.
• Ceccacci G., Rigato C., Camanzi P. (2008), Basilea 2 per piccole e microimprese, nuovi rapporti e nuove intese tra banche e imprese anche in contabilità semplificata, Seconda Edizione, Edizioni FAG Milano.
• Borello A. (1999), Il business plan, da strumento di valutazione di un investimento a documento strategico operativo, McGraw-Hill.
• Ferrandina A., Carriero F. (2008), Il business plan, guida strategico-operativa, Seconda Edizione, IPSOA Gruppo Wolters Kluwer.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
Vai ad inizio pagina
 
Servizi gratuiti con Facebook! Clicca qui per info.
In primo piano... 
[  per le aziende e i privati  ]
Gratis con Facebook
Sempre attuali... 
[  a p p r o f o n d i m e n t i  ]
Basilea 2
Il costo medio ponderato del capitale (WACC = ...
Products with long aging period in the agro-food system...
Le società tra professionisti dopo il decreto... (1ª parte)
XBRL e comunicazione finanziaria d'impresa
Focus on... 
[  i n   a r c h i v i o  ]
Rende il doppio investire in sicurezza sul lavoro
Ma i patrimoni snobbano gli Etf. «I ricchi preferiscono le...
Mai così chiusi i rubinetti del credito. «Serve un fondo...
Ecco due o tre strade (possibili) per scegliere le aziende...
Su Basilea 3 Draghi chiede un approccio più flessibile
Le banche stringono sui prestiti ai produttori. Spunta una...
La Sace allarga il suo campo d'azione: «Vogliamo essere...
Gli enti pubblici indebitati pagheranno le aziende anche...
Investimenti bassi, Roe ai massimi l'imprenditore sogna...
Il regolatore in cerca di regole
Piano industriale e strumenti di risanamento
Revisione legale «a scelta» nella Srl
Istituti bancari, Sim e Sgr «chiamano» il monitoraggio
Società di capitali: sindaco unico a doppio binario
Professioni e liberalizzazioni il bicchiere mezzo vuoto...
Tanti Madoff nascosti, a smascherarli sarà la crisi
Dimmi che casa vuoi, ti dirò chi sei
Soldi oltre confine, caccia alle esenzioni fiscali
Sulla via di Basilea c'è spazio di manovra
L'allarme di Moody's: con richieste Eba c'è il rischio di...
Derivati
Società professionali, salto nel buio
Giovane, italiano. Dunque, disoccupato
Società di capitali, guerra aperta tra gli Ordini e...
Perché l'Eba soccombe all'America
Studio dunque lavoro, ma l'Italia non spende
La strada della nuvola per dare alle aziende efficienza...
Bund tedeschi o treasury americani? Fare fronte...
«I rating? Inutili e dannosi. Aboliamo la loro dittatura»
Studi interprofessionali con la riforma arriva il "big bang"
Perché il credito non è tutto uguale
La riforma del fisco per aiutare le Pmi sulla via della...
Quelle Pmi poco assicurate: «Un pericolo sottovalutato«»
Grande patrimonio, crescita zero. Come e perché in...
Il punto debole è la mancata disciplina delle società
Professioni, ecco quel che manca
San Marino cerca imprese vere. Mai più repubblica degli...
Professionisti sempre più precari ora sognano di...
Da Leeson a Madoff una lunga serie di truffatori incalliti...
Se anche JP Morgan boicotta Basilea 3
Inizio pagina PEC: analisiaziendale@legalmail.it Disclaimer - Condizioni generali di contratto - Cookies - Credits
analisiaziendale.it srl 2001-2012  Analisi e valutazioni online&onsite   Via A. Rubbiani n. 6/2 - CAP 40124 - Bologna
REA CCIAA di Bologna: 461331  Partita IVA: 02712471206   Capitale sociale di euro 10.000 (interamente versati)