Il collegio sindacale riperde i notai
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 21 luglio 2004
I notai escono dall'elenco dei professionisti ammessi a far parte dei collegi
sindacali. Dopo un "tira e molla", invece, restano i consulenti del lavoro.
E' questa la principale novità emersa dalla riunione di ieri, l'ultima plenaria
prima dell'estate, della commissione Vietti chiamata a fare il punto sulla fase
di attuazione della riforma del diritto societario.
Nel corso dell'incontro sono stati affrontati i vari provvedimenti ancora in
cantiere per completare il quadro normativo. Tra questi, quello che ha richiesto
il maggiore impegno, alla fine, è stato il regolamento con la lista delle
figure non iscritte al Registro dei revisori che potranno fare parte dei collegi
sindacali.
In una prima versione del provvedimento erano stati inseriti anche i notai. Dopo
un'attenta verifica, condotta anche con l'ausilio dei nuovi vertici del
Consiglio nazionale del notariato, la commissione ha, però, deciso di
soprassedere. Troppo elevato il rischio di conflitto d'interessi, potenzialmente
generatore di contenzioso e destabilizzante per l'autorevolezza della
categoria. Diverso il caso dei consulenti del lavoro, per i quali serpeggiava il
malcontento degli altri "ammessi"(avvocati, dottori commercialisti e ragionieri).
Alla fine, però, la commissione ha scelto di includerli.
Lo schema di Dpcm con le caratteristiche che dovrà possedere la fidejussione da
prestare pe ri conferimenti in natura nella capitalizzazione iniziale della
società passerà, invece, direttamente al Consiglio di Stato prima del via libera
definitivo. Effettuato un ritocco formale ai due provvedimenti su caratteristiche
e tariffe degli organismi di conciliazione, la commissione si è data una
tabella di marcia per l'attività dopo la pausa estiva.
Settembre rischia di diventare un mese chiave. Dovrà, infatti, essere preparato
il contenuto del decreto correttivo della riforma, raccogliendo osservazioni e
proposte di correzione.L'intenzione - sottolineata dallo stesso sottosegretario
alla Giustizia, Michele Vietti - è quella di procedere a semplici ritocchi delle
norme in vigore, magari limandole sui punti che si sono rivelati di più
difficile applicazione. Una scelta "minimalista", quindi. Ma in un certo senso
obbligata dai tempi stretti se si devono lasciare a disposizione del
Parlamento 60 giorni di tempo per esaminare le misure.
Sconvolgimenti non sono certo in vista. Ma Vietti lascia aperta una porta e
anticipa che se alla Camera dovesse essere deciso lo stralcio di una parte del
disegno legge con le misure a tutela del risparmio, allora una parte delle
misure potrebbe salire sul treno del decreto correttivo. Segnatamente quelle
sulle minoranze e sulle parti correlate.
Si tratterebbe, secondo Vietti, di una scelta logica e anche rispettosa della
struttura di una riforma che, in vigore da pochi mesi, non ha certo bisogno di
essere modificata su aspetti cruciali.
I coordinatori della commissione si vedranno all'inizio di settembre cercando di
avere le idee già chiare sulle decisioni da prendere e tenendo presente che le
proposte di correzione da parte delle categorie interessate non potranno
probabilmente andare oltre la metà del mese. Una nuova plenaria è stata fissata
dopo il 15 settembre, ma, a quella data, dovrà già essere pronta la bozza con il
nuovo testo da portare al Consiglio dei ministri.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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