Il crowdfunding per finanziare le idee. Adesso il capitale si trova nella rete
di Catia Barone
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 11 luglio 2011
Chiamiamolo crowdfunding, raccolta fondi, fund raising "dal basso", per lo più
attraverso le potenzialità di Internet. Barack Obama l'ha reso famoso pagando buona
parte della sua campagna elettorale per la presidenza con i soldi donati on line dai
suoi elettori, ed è partita proprio in questi giorni la sottoscrizione per i
neoricostituiti comitati elettorali democratici in vista delle elezioni di fine 2012
(«stiamo riaprendo gli uffici e togliendo lo scotch dagli scatoloni», si legge nel sito
appena lanciato). Il Louvre lo ha utilizzato per scopi ancora più nobili, cioè per
comprare il capolavoro rinascimentale "Le tre grazie"" di Cranach. Il social network
"Diaspora" è riuscito a raccogliere oltre 200mila dollari condividendo il suo progetto
di alternativa a Facebook direttamente con gli utenti in rete. Diverse piccole band
musicali composte da giovani di talento ma squattrinati sono riusciti a raccogliere i
pochi fondi sufficienti per finanziarsi un tour o un album. Sono sempre di più i casi
che dimostrano come la raccolta di fondi dal basso possa funzionare. Secondo
l'Economist, finora le piattaforme di crowdfonding hanno supportato 1600 iniziative. In
pochi anni sono nati diversi siti di questo tipo a partire dai più illustri come
Indiegogo e Kickstarter (generalisti), PledgeMusic dedicata ai progetti musicali, Quirky
rivolta ai designer, CatWalkGenius per gli stilisti in erba, COfundOS per chi voglia
realizzare software opensource. Da poco tempo se ne è aggiunto un altro. Si chiama
Eppela ed è una piattaforma aperta a tutti coloro che desiderano trovare dei fondi per i
propri progetti: talenti europei, appassionati e professionisti, ma anche istituzioni e
privati che si occupano di coltivare e promuovere la creatività. I campi di applicazione
sono diversi: Public & noprofit, Art & entertainment (arte, letteratura, teatro, danza,
musica, cinema, fumetto) e Lifestyle & technology (design, tecnologia, food, moda).
«Eppela è un progetto indipendente e aperto», si legge nel sito. «L'unico principio è la
meritocrazia e ciò che conta è l'idea. Non ci sono appoggi, preferenze, scorciatoie,
tutto quello che fa sì che il mercato delle idee e delle opportunità in Italia sia
completamente bloccato. Le persone che finanziano non sono quindi condizionate, ma
libere di scegliere ciò che le diverte e le soddisfa davvero». Come funziona la nuova
piattaforma? L'utente crea un progetto, fissa il budget minimo per realizzarlo e una
data di scadenza entro cui raccoglierlo. Poi lo sottopone alla community di Eppela e
diffonde la notizia attraverso tutti gli strumenti a disposizione: per il successo
dell'idea è fondamentale che ogni creativo faccia sapere a tutti i suoi contatti di aver
pubblicato l'idea su Eppela attraverso email, social network, sms e il passa parola. La
richiesta del creativo non è però a senso unico. Può infatti proporre una sorta di
baratto al finanziatore. Facciamo un esempio: una band desidera realizzare il video di
un nuovo singolo ma necessita di 5000 euro. Il gruppo stila un listino degli scambi: chi
dona 5 euro riceverà in anteprima l'mp3 del singolo; con 30 euro una copia originale
dell'album autografata in anteprima; con 75 euro il dvd in cui si racconta la storia
della band con il video in anteprima; con 100 euro un poster in edizione limitata; con
300 euro un collegamento su Skype in cui si insegna a suonare il disco; con 2000 euro un
concerto privato in casa del finanziatore e così via. A quel punto sarà il pubblico a
valutare e a scegliere. Cosa succede dopo? Se il progetto non raggiunge il suo traguardo
nel tempo stabilito, viene semplicemente chiuso. Se invece riesce a incassare il budget
stabilito, può continuare a crescere e raccogliere fondi fino alla scadenza prefissata,
senza limiti. «Come creativo - spiega Nicola Lencioni, amministratore delegato di Eppela
vivo spesso per esperienza diretta o indiretta di amici e colleghi, la frustrazione che
nasce quando si sa di avere una buona idea, ma ci si scontra con le dinamiche di
istituzioni, banche e grandi aziende che preferiscono investire sul sicuro e poco hanno
a disposizione per condividere il rischio con talenti sconosciuti e in fase di start up.
Eppela rappresenta un'alternativa concreta al "tritacarne" delle logiche di mercato: si
tratta di una reale opportunità di lavoro per chiunque abbia un'idea». La prima grande
sfida di Eppela è stata lanciare una raccolta di fondi per sviluppare la sua
piattaforma. E in trenta giorni i creatori del sito ci sono riusciti davvero incassando
12 mila euro. La prossima sfida sarà conquistare un mercato, come quello italiano,
ancora distante dall'ottica del crowdfonding, un sistema che cerca di trasformare i
sogni in realtà.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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