Il "segmento delle stelle" brilla ancora sul Mibtel
di Vittoria Puledda
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 31 marzo 2003
Quarantotto mesi di vita decisamente ben portati. Per il circuito Star
il secondo compleanno (è nato il 2 aprile del 2001) coincide con un successo:
nell'ultimo anno l'indice ha nuovamente battuto il Mibtel, perdendo "solo"
l'11,3 per cento rispetto al meno 21 di Piazza Affari. Due anni in cui il
"listino delle stelle" è raddoppiato (da 20 a 40 società)
ha aumentato la visibilità (e gli scambi) delle società inserite nel segmento,
ha difeso meglio di altri gli investimenti dei risparmiatori.
Nei periodi di mercato Orso, spiega uno studio della Caboto (gruppo Intesa)
dedicato allo Star, l'attenzione degli operatori si concentra in genere sui
titoli a maggior capitalizzazione, quindi non su questo segmento, ma nello
stesso tempo, sottolinea il report, la migliore qualità delle società
incluse nello Star ha fatto sì che alla fine fosse proprio questo secondo
aspetto a prevalere. Anche perché la maggior attenzione alle società di
maggior spessore si è tradotta, negli ultimi tempi, proprio in maggiori vendite.
C'è poi un'altra ragione, ricorda Caboto, che può aiutare a spiegare
la migliore performance complessiva di questo segmento rispetto al Mibtel:
la diversa composizione settoriale.
Nello Star infatti non sono rappresentate le società di telecomunicazioni,
che negli ultimi tempi hanno dato più problemi che soddisfazioni,
mentre è sovrapesato il comprato dell'industria di beni strumentali e
di consumi durevoli, che insieme rappresentato il 35 per cento del listino
contro il 2 per cento della capitalizzazione complessiva del Mibtel.
In altre parole, non solo nello Star non ci sono i titoli telefonici,
ma sono assenti o pochissimo rappresentati anche banche, assicurazioni,
finanza e servizi.
E in momenti di forte crisi, hanno retto meglio le società che producono
macchinari e beni durevoli (dalla Brembo alla Negri Bossi, per intenderci)
piuttosto che le società del risparmio gestito, insomma.
Ma non è detto, per le stesse ragioni, che in momenti di grande euforia
del mercato lo Star continui a far meglio degli altri indici,
anche se manterrà probabilmente sempre la caratteristica di minor emotività
nella scelta dei titoli e, di conseguenza, una relativa maggior stabilità
(probabilmente continuerà a perdere meno e a guadagnare meno del
"fratello maggiore").
C'è chi ha considerato lo Star, fin dalla nascita, una sorta di antiNuovo mercato.
Il listino delle promesse non mantenute, tecnologiche quanto inconsistenti,
cui si è andato a contrapporre il segmento delle società "serie",
a media capitalizzazione ma a consolidati tassi di crescita, con alti
livelli di trasparenza e informativa al mercato, con selettivi requisiti
di governance e di flottante (deve essere almeno del 35%).
Insomma, una boutique di titoli ad alta affidabilità, se non come risultati di
Borsa (lo Star non annulla certo il rischio di un qualsiasi investimento azionario)
quantomeno come bollino di garanzia. Forse la logica non è stata quella,
ma la percezione è stata tale: un segmento di gruppi solide e impegnati a
comunicare con grande trasparenza i propri fatti aziendali al mercato, rispetto
a società tanto promettenti sulla carta (all'epoca) quanto pericolose per gli
investitori.
Perché alla fine, l'unica cartina di tornasole cui guardano i risparmiatori
è quanto guadagnano le società (e di conseguenza loro).
Ebbene, il tasso di crescita annuo previsto dell'Ebitda - nel periodo 2001/2003 -
a livello di segmento Star è dell'8,8% (11 il fatturato).
Ovviamente, anche per lo Star vale il discorso della media di Trilussa sui polli,
per cui accanto a società che hanno tassi di crescita previsti molti alti
ce ne sono altre che presentano anche il segno meno.
Ad esempio, le stime degli analisti non vedono complessivamente in crescita
nell'arco dei tre anni considerati Astaldi, né Ducati, e girano decisamente
il pollice verso il basso per Irce o per Juventus (meno 13% all'anno di Ebitda)
o per Richard Ginori (in molti casi, a causa di un 2002 particolarmente fiacco).
Insomma, anche all'interno dello Star è opportuno selezionare con grande
attenzione i titoli: avere il bollino di qualità non basta.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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