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Il sistema delle garanzie in Toscana. Una via per agevolare il credito alle imprese
di Renata Caselli e Antonio Giordano
Giugno 2006

Pubblichiamo la sintesi della ricerca svolta dall'IRPET (Istituto Regionale Programmazione Economica Toscana) per incarico della Regione Toscana - Direzione Generale Sviluppo Economico, Settore Artigianato e Politiche di Sostegno alle Imprese.

Ricerca pubblicata nel 2005.

Il testo integrale della ricerca è disponibile sul sito www.irpet.it

* * *
Sintesi della ricerca

1. Premessa
La disponibilità delle risorse finanziarie necessarie a sostenere lo sviluppo economico e quindi, in modo particolare, l'attività delle imprese di un sistema economico è uno degli aspetti maggiormente critici in una realtà, come quella toscana, caratterizzata dalla presenza predominante di PMI.
Caratteristica tipica di queste imprese è infatti, sul piano economico- finanziario, lo strutturale sottodimensionamento del patrimonio e quindi una spiccata propensione a finanziare la propria attività facendo ricorso al mercato del credito. Conseguenza di questa situazione è una certa difficoltà a reperire risorse. Scopo principale dei confidi è quello di agevolare l'accesso al credito delle imprese associate: l'intermediazione di questi organismi, diretta a ridurre le asimmetrie informative delle imprese nei confronti degli istituti di credito, dovrebbe infatti consentire alle PMI che dispongano dei requisiti minimi di affidabilità di disporre dei finanziamenti di cui hanno bisogno per operare e di sostenere costi non superiori a quelli normalmente praticati sul mercato.
Negli ultimi anni sono intervenute alcune norme che modificheranno significativamente il ruolo e l'attività dei confidi, in particolare l'articolo 13 della legge 326/2003 (la cosiddetta legge quadro sui confidi) e il Nuovo Accordo sui requisiti patrimoniali degli istituti di credito (i cosiddetti accordi di Basilea 2). La legge quadro è il primo intervento organico che si occupa del sistema delle garanzie in Italia e introduce novità importanti in merito ai requisiti patrimoniali dei confidi e alla natura degli stessi, promuovendo la trasformazione di questi istituti in intermediari finanziari.
Quello di Basilea 2, invece, è un accordo che non riguarda direttamente i confidi, ma si occupa dei requisiti di capitale che le banche dovranno soddisfare ai fini dell'allocazione dello stesso: l'accantonamento del capitale di rischio non sarà più dato da una quota fissa del patrimonio disponibile delle banche (oggi l'8%), ma proporzionato al rischio assunto rispetto a ogni specifica esposizione. Gli istituti di credito, dunque, tenderanno a privilegiare prenditori con un minor rischio di default, rischio che verrà rappresentato attraverso un sistema di rating (1). Le garanzie dei confidi dovranno essere quindi in grado di soddisfare le esigenze di mitigazione del rischio delle banche.

2. Gli obiettivi dello studio
Gli obiettivi principali del presente lavoro sono i seguenti:
• fornire un quadro conoscitivo del sistema toscano delle garanzie,
• rappresentare i principali aspetti organizzativi dei confidi,
• analizzare le conseguenze delle riforme in atto,
• fornire indicazioni per promuovere azioni che rendano più efficiente il sistema.
Nella prima parte del rapporto si illustrerà, da un lato, il percorso di crescita dei confidi e il ruolo fino ad oggi svolto; dall'altro, si presenteranno le principali novità introdotte con la legge quadro e con Basilea 2.
Nella seconda parte si illustreranno i risultati di un'indagine diretta svolta presso i confidi, attraverso la distribuzione di questionari strutturati, mirata a ricostruire il quadro informativo di base riferito a: la diffusione degli organismi nel territorio, la struttura organizzativa, le principali caratteristiche della gestione delle garanzie in termini di numero di imprese di riferimento, modalità di valutazione del merito di credito, grado di patrimonializzazione, garanzie, tassi di insolvenza, ecc.
Nella terza parte verrà analizzato il ruolo svolto da Fidi Toscana, società per azioni a partecipazione regionale, nel sistema delle garanzie della regione. L'ente ha una natura istituzionale diversa dai confidi classici, in quanto non ha finalità mutualistica, ed è un intermediario finanziario (ex art. 107 del T.U.B.), istituito dalla Regione Toscana con un analogo scopo e cioè facilitare l'accesso al credito delle imprese.
Nella quarta parte saranno analizzate le caratteristiche delle imprese associate ai confidi a partire dalle informazioni generali (età, dimensione, settore di appartenenza, fatturato) fornite dai confidi di riferimento.
Il lavoro si conclude con alcune considerazioni e raccomandazioni finali.
Di seguito sono riportati, invece, i principali risultati della ricerca.

3. L'universo dei confidi in Toscana
L'analisi svolta ha fatto emergere con chiarezza la presenza di un'elevata frammentazione del sistema toscano delle garanzie. A fronte di un limitato numero di confidi di dimensioni mediograndi, si registra infatti la presenza di numerosi organismi di piccole dimensioni. In relazione a questi ultimi si rileva generalmente una ampia diffusione provinciale o sub-provinciale che, tuttavia, si accompagna a una bassa penetrazione nell'universo delle imprese; basti pensare che complessivamente il numero delle imprese associate copre meno del 30% del totale delle imprese presenti nel territorio regionale. Una delle conseguenze derivanti da questa forte frammentazione è la presenza di organismi che, nella maggior parte, sono caratterizzati da un basso valore dei finanziamenti intermediati e da una scarsa patrimonializzazione.
In Toscana sono attivi 46 confidi. La diffusione segue una ripartizione sia settoriale (in base alla associazione di categoria promotrice) che provinciale. Sono attivi sul territorio regionale 20 confidi promossi dalle organizzazioni di categoria dell'artigianato (CNA e Confartigianato). Un ruolo di particolare rilievo viene assolto dal confidi regionale di 2° grado Artigiancredito Toscano (a cui sono associati 17 organismi di 1° grado con competenza territoriale provinciale o sub-provinciale), che è stato individuato dalla Regione come strumento funzionale di intervento nell'ambito delle politiche a favore dell'artigianato (L.R. 35/ 96). ACT opera concedendo la propria cogaranzia in corrispondenza degli affidamenti concessi dai confidi di 1° grado ad esso associati: la cogaranzia copre il 60% della garanzia concessa dall'organismo di 1° grado. La sinergia operativa esistente fra ACT e i confidi associati consente di considerare l'insieme di tali organismi come sistema unico. Nel complesso il sistema ACT conta, nel 2003, l'associazione di quasi 52 mila imprese.
Per quel che concerne i settori del commercio e del turismo, sono attivi 13 confidi; di questi 12 sono di emanazione di Confcommercio e 1 di Confesercenti.
Dei 12 organismi promossi da Confcommercio Toscana, uno è regionale di 2° grado (Confcommercio Toscana Fidi) e opera concedendo la propria garanzia solo su determinate operazioni attivate dagli 11 associati di 1° grado. A differenza di quanto avviene nel caso di ACT, tra questi consorzi fidi di 1° livello non esiste un elevato grado di integrazione operativa; conseguentemente non è altrettanto riconoscibile la caratteristica di sistema unico. Le imprese associate ai vari confidi di Confcommercio sono, nel 2003, circa 19 mila.
L'organismo di 1° grado promosso da Confesercenti, che opera sull'intero territorio regionale (2), conta circa 26 mila imprese associate.
Sono attivi 3 consorzi fidi di 1° grado promossi da Confindustria; di questi, solo uno (Confidi Toscana) ha una competenza territoriale a diffusione regionale. Il numero di imprese associate dai confidi industriali è nel 2003 di poco superiore alle 2 mila unità.
E' attivo un organismo promosso da CONFAPI, Confederazione della piccola industria, che ha diffusione regionale e circa mille imprese associate nel 2003.
Tre delle quattro associazioni di categoria del movimento cooperativo (AGCI, Confcooperative e Legacoop) hanno costituito nel 1999 un organismo regionale di garanzia, Fidicoop Toscana, che associa circa 250 imprese.
Infine, in relazione al settore primario, si rileva l'esistenza di 5 confidi promossi dalle associazioni degli agricoltori: questi associano complessivamente circa 700 imprese.

4. Il grado di penetrazione del sistema dei confidi nell'universo delle imprese
I confidi assumono, come si è detto, caratteristiche istituzionali e operative differenti; in alcuni casi si è di fronte a un sistema integrato di organismi di 1° e di 2° grado che opera su scala provinciale e subprovinciale; in altri casi, pur in presenza di entrambe le forme di confidi, tale integrazione non esiste; infine, vi sono confidi che operano su scala regionale. Le differenze tra gli organismi si rilevano anche in relazione al grado di penetrazione dell'universo delle imprese. Tale grado di penetrazione del sistema può essere rappresentato dal rapporto fra imprese associate ai consorzi e il totale delle imprese attive. In Toscana, mediamente, l'insieme dei confidi raccoglie, nel 2003, il 29% dell'universo, pari a oltre 102 mila imprese.
Tuttavia se si considerano le sole imprese artigiane, tale indice si attesta nello stesso anno intorno al 47%; per le imprese associate ai confidi del commercio, turismo e servizi il peso è del 29%; mentre i confidi industriali hanno un grado di penetrazione del 18% sull'universo delle imprese industriali attive in Toscana. Molto basse sono le percentuali del settore primario (3).
Suddividendo le imprese associate ai confidi in base al settore di attività economica (ISTAT, Ateco '91), le quote più significative si registrano nel settore manifatturiero (49%) e del turismo (59%); il settore agricolo presenta un basso valore di adesione (3%).
Queste cifre mettono in evidenza che, pur in presenza di rilevanti differenze settoriali, esistono elevati margini di sviluppo per il sistema delle garanzie, dato che più dei 2/3 delle imprese attive in Toscana non ha alcun rapporto con tale sistema.
Il numero medio di imprese associate ai confidi nel 2003 è circa 2.700, ma con una distribuzione dei soci molto differenziata:
• solo 4 organismi hanno più di 5 mila associati;
• oltre il 50% non raggiunge le 2 mila unità;
• circa il 28% dei confidi ha meno di 500 imprese associate.
L'eccessiva frammentazione dei consorzi fidi, abbinata alla presenza di organismi con un numero molto limitato di imprese associate, è una condizione presente non solo in Toscana, ma su tutto il territorio nazionale.
Le nuove regole introdotte sia attraverso la legge quadro che con gli accordi di Basilea 2 richiederà un importante sforzo di razionalizzazione operativa, organizzativa e istituzionale al sistema delle garanzie stimolando in particolare una riduzione della polverizzazione esistente. In quest'ottica, la Regione Toscana, tramite l'Area Progettuale n. 7 del "Nuovo Patto per lo Sviluppo", sta promuovendo un processo di riassetto del sistema regionale delle garanzie da attuarsi attraverso la realizzazione di fusioni e incorporazioni a livello settoriale.

5. La struttura organizzativa dei confidi
Per quanto si riferisce agli aspetti organizzativi, lo studio ha fatto emergere due principali debolezze. La prima si riferisce alle caratteristiche delle risorse umane impiegate e alle loro funzioni. Nella maggior parte dei casi, e in particolare nei confidi di minori dimensioni, i dipendenti esercitano una molteplicità di funzioni. A questo si aggiunge che buona parte del personale è "prestato" dalle organizzazioni di categoria che hanno promosso il confidi (più del 28%). Le mansioni svolte sono quindi generalistiche, spesso connesse alla mera gestione burocratica dei rapporti con le imprese e con gli istituti di credito, all'attività classica di amministrazione e istruttoria. Al contrario, è poco diffuso l'impiego di personale specializzato per altre funzioni, come ad esempio quella di promozione e sviluppo, consulenza finanziaria, ecc.
Occorre anche osservare che il 70% dei confidi, oltre alla prestazione di garanzie, eroga anche altri servizi ad essa strettamente connessi; la maggior parte di questi, però, è di tipo tradizionale, generalmente riconducibile all'assistenza riguardo alle forme di finanziamento e alla gestione della tesoreria.
Un secondo aspetto da considerare si riferisce alla composizione degli organi sociali (in particolare il Consiglio di Amministrazione). Essa infatti è a quasi totale appannaggio degli imprenditori. In un organismo che sempre più dovrebbe assumere un ruolo di terzietà rispetto alle imprese associate, una presenza predominante, e in alcuni casi totalitaria, degli imprenditori nel Consiglio di Amministrazione e/o nel Comitato Tecnico (organi che decidono la concessione della garanzia) condiziona in forma determinante il processo decisionale. Appare perciò opportuna la realizzazione di un diverso assetto di governance degli organismi, nel senso di far partecipare alle decisioni soggetti capaci di portare nuove e maggiori competenze nelle strategie della cooperativa/consorzio.
In generale, è dunque auspicabile un riordino dei confidi diretto a ridurre le inefficienze operative, e soprattutto a promuovere un ruolo più innovativo degli organismi in termini di stimolo alla crescita e all'innovazione dei processi di management delle imprese. Un tale riassetto potrebbe prendere avvio dalla valorizzazione delle risorse umane attraverso l'acquisizione di figure più specializzate e nuove competenze professionali e puntando a forme di governance maggiormente aperte a categorie economiche diverse dall'imprenditoria, in modo da consentire l'afflusso di contributi di conoscenza, di capacità gestionali e finanziarie. Queste considerazioni valgono in particolar modo per gli organismi che procederanno alla trasformazione in intermediario finanziario ex art. 107 del T.U.B.
La trasformazione in intermediario finanziario "107", consentirebbe ai confidi di svolgere, oltre alla funzione prevalente di prestazione di garanzia per l'accesso a finanziamenti bancari, altre funzioni (4); l'iscrizione nell'elenco speciale rappresenta un fattore che inciderà sul miglioramento del rating degli organismi interessati.
La legge quadro, inoltre, prevede anche la possibilità di una sinergia fra i confidi e gli istituti di credito, consentendo la creazione delle "banche di garanzia", cioè di banche di credito cooperativo che avranno come funzione principale la concessione di garanzia ai propri soci (5).

6. La valutazione del merito di credito
Un momento molto importante della vita dei confidi è la valutazione del merito di credito delle imprese richiedenti la garanzia. Tale verifica viene espletata per lo più tramite l'analisi di bilancio e i colloqui personali con gli imprenditori.
L'indagine ha fatto emergere un aspetto singolare: non è adottata in alcuno degli organismi operanti in Toscana la certificazione di qualità della procedura di valutazione.
E' importante segnalare quest'aspetto perché l'affidabilità del procedimento di selezione delle imprese diverrà un fattore decisivo nel nuovo assetto regolativo del mercato finanziario. Sarà determinante implementare procedure di selezione sempre più accurate e formalizzate, in quanto la valutazione del merito creditizio risulterà uno dei principali strumenti di regolazione rispetto ai rischi del mercato finanziario internazionale e dunque sarà anche il riflesso della competitività dei singoli operatori economici e del sistema economico di riferimento (una procedura formalizzata e con certificazione di qualità dovrebbe determinare un rating più elevato).
L'attività dei confidi, però, non si conclude con la concessione della garanzia; è importante che le imprese siano seguite in tutto il percorso successivo, in relazione alla effettiva erogazione del finanziamento e all'andamento dell'operazione; dall'indagine risulta che questa fase viene in qualche modo trascurata.
Allo scopo di dare qualche concreta indicazione dell'efficacia della valutazione del merito di credito realizzata dai confidi si analizza l'andamento del tasso di sofferenza, calcolato come rapporto fra le insolvenze riscontrate annualmente dai consorzi fidi e l'ammontare degli affidamenti in essere al 31 dicembre. Il suo valore medio è aumentato dal 2000 al 2003 passando dal 1,5% al 2%, ma si registra la presenza di organismi piuttosto virtuosi (con tassi di sofferenza inferiori al 1%) e altri con tassi superiori al 3% (6).
Lo scenario che si verrà a delineare con l'entrata in vigore di Basilea 2 determinerà una maggiore accuratezza delle informazioni di cui gli istituti di credito dovranno disporre in relazione alle imprese loro clienti; in questo scenario i consorzi fidi potrebbero giocare un ruolo chiave nel ridurre l'asimmetria informativa di cui soffre generalmente il sistema di intermediazione finanziaria, offrendo agli istituti bancari non solo la garanzia sui finanziamenti, ma anche una serie di servizi informativi che potrebbero contribuire a ridimensionare il rischio di credito delle banche (Schena, 2004).
Il ruolo dei confidi risulterà, dunque, determinante nel consentire l'accesso al credito delle PMI; anche essi dovranno assicurare la propria solidità finanziaria perché venga riconosciuto loro lo status di portatori di garanzie valide ai fini della mitigazione del rischio di credito delle banche. Essi dovranno quindi registrare un rating adeguato, e a ciò contribuirà l'insieme dei fattori strutturali, istituzionali, operativi che caratterizzano il confidi, tra cui la capacità di fornire agli istituti bancari servizi in grado limitare il loro rischio.

7. Il fondo di garanzia e il patrimonio netto
Come noto, i confidi utilizzano a copertura dei rischi assunti il fondo di garanzia, che è composto dal fondo rischi monetario (la vera garanzia dei confidi in quanto immediatamente monetizzabile dagli istituti di credito) e in molti casi dal fondo fideiussorio (alimentato da sottoscrizioni dei soci al momento della concessione della garanzia).
Dall'analisi effettuata risulta che un elevato numero di enti fa uso di garanzie fideiussorie dei soci per coprire i rischi di default delle imprese; tali fideiussioni vengono inglobate in un fondo che va a coprire l'insieme delle esposizioni del consorzio e non solo il proprio finanziamento. Circa la metà degli organismi utilizza questa pratica e, nella maggior parte di essi, il fondo fideiussorio costituisce la componente più consistente del fondo rischi monetario.
A tal proposito occorre segnalare che gli accordi di Basilea 2 potrebbero escludere tale componente dalla costituzione del fondo rischio. In tal caso risulterebbe opportuno limitare tali pratiche.
Per quanto riguarda il patrimonio netto, la legge quadro stabilisce che i confidi dovranno avere un valore di tale aggregato superiore ai 250 mila euro, comprensivo dei fondi rischi: al 31 dicembre 2003 la quasi totalità degli organismi supera tale limite.
Nonostante ciò, si ritiene da più parti che tale limite minimo stabilito dalla legge risulti alquanto contenuto. I consorzi fidi dovranno dunque considerare l'ipotesi di realizzare livelli di patrimonializzazione superiori. Questo aspetto è infatti cruciale ai fini della competitività dei consorzi, a fronte di un sistema finanziario e di garanzie in fase di rapida evoluzione e dove i grandi operatori finanziari stanno espandendo visibilmente le proprie quote di mercato.

8. Le caratteristiche delle garanzie
La garanzia, come noto, è l'attività tipica dei consorzi fidi; la sua funzione è quella di facilitare e rendere meno costoso l'accesso al credito delle PMI.
I confidi toscani concedono, nella quasi totalità dei casi, una garanzia di natura sussidiaria, su cui la banca può rivalersi solo dopo aver escusso il patrimonio dell'impresa e di altri eventuali garanti. La garanzia dei confidi, dunque, non riduce l'esposizione al rischio degli istituti di credito, ma consente semplicemente di contenere la perdita in caso di inadempienza da parte del prenditore. Questa caratteristica delle garanzie è stata a lungo oggetto di discussione nella fase di definizione dei criteri oggettivi dell'Accordo di Basilea 2; nell'accordo del giugno 2004, le garanzie mutualistiche (cioè quelle tipicamente prestate dai consorzi fidi) non venivano riconosciute come attenuanti del rischio di credito. Ne seguiva che tra i requisiti oggettivi vi era il riconoscimento delle sole garanzie a prima richiesta, cioè quelle immediatamente escutibili dalle banche escludendo quindi quelle di natura sussidiaria, ed esplicite, cioè riferite a una esposizione specifica del prenditore e non alla perdita, tale da essere quantificate in modo chiaro e incontrovertibile.
Nel luglio 2004 è stato licenziato dai servizi tecnici della Commissione Europea lo schema di Direttiva di recepimento degli accordi che ammette, diversamente da quanto detto precedentemente, l'erogazione di garanzie sussidiarie da parte dei confidi, a condizione che: a) il garante versi tempestivamente alla banca un pagamento provvisorio calcolato in modo che rappresenti una stima realistica dell'ammontare della perdita stimata e non un semplice acconto; b) il confidi sia controgarantito da soggetti appartenenti al settore pubblico.
Altri requisiti oggettivi introdotti dagli accordi stabiliscono che le garanzie devono essere incondizionate (non devono essere presenti nel contratto stipulato tra garante e garantito clausole che possano impedire al primo di pagare tempestivamente nel caso di default del debitore principale) e irrevocabili (non devono essere presenti nel contratto stipulato clausole che permettano al garante di revocare unilateralmente la copertura).
I requisiti soggettivi si riferiscono invece ai soggetti che erogano le garanzie. Al giugno del 2004, i confidi abilitati al rilascio di garanzie individuali erano ricondotti a una delle seguenti categorie:
• Stato, Ente pubblico o banca, cui viene attribuita una ponderazione del rischio inferiore a quella del prenditore;
• altri Enti con un rating pari almeno ad "A" (7).
Con lo schema di Direttiva del luglio 2004 è stata riconosciuta la possibilità che le Autorità di vigilanza (nel caso italiano la Banca d'Italia) ammettano come garanti oltre a quelli indicati, anche le istituzioni finanziarie che siano soggette a requisiti prudenziali equivalenti a quelli previsti per le istituzioni creditizie; questo significa che sono inseriti, tra i garanti ammissibili, gli intermediari finanziari iscritti nell'elenco speciale previsto all'articolo 107 del T.U.B. Attualmente, in Toscana, l'unico soggetto che possiede tale requisito è Fidi Toscana.
Inoltre, con il nuovo schema, vengono introdotti nuovi requisiti soggettivi concernenti gli organismi che forniscono controgaranzie: si tratta di una previsione normativa di particolare rilievo che stabilisce le condizioni per la traslazione del rating del controgarante ai confidi. Questi ultimi potranno dunque continuare ad operare anche mantenendo il loro attuale assetto giuridico.

9. L'ammontare delle garanzie e degli affidamenti in Toscana
Dopo aver analizzato brevemente le caratteristiche delle garanzie prestate oggi dai confidi e averle confrontate con i requisiti che dovranno rispettare in futuro, è interessante riportare alcuni dati sul mercato delle garanzie in Toscana.
Per quanto concerne il valore delle garanzie erogate annualmente si è assistito a una crescita che dal 2000 al 2003 è stata molto marcata, con tassi medi annui del 15%-20%: il valore si è portato dai circa 530 milioni di euro del 2000 agli 883 milioni del 2003. Tale dinamica è dovuta in particolare al consistente aumento delle operazioni garantite, passate dalle 21 mila del 2000 alle oltre 31 mila del 2003. Occorre anche registrare l'incremento negli anni dell'ammontare medio della garanzia concessa per ogni singola operazione: si è passati dai 23 mila euro del 2000 agli oltre 27 mila del 2003. L'incremento segnalato è originato quasi esclusivamente dall'operatività di pochi e ben strutturati organismi, mentre la maggior parte degli altri (quelli con un numero limitato di soci e sottopatrimonializzati) svolge una attività molto contenuta. E' da segnalare, inoltre, che nel 2003, circa il 24% delle garanzie è stato concesso su rinnovi di posizioni precedenti (tecnicamente si tratta di crediti a breve termine sui quali viene ripristinata la garanzia): la pratica del rinnovo della garanzia rappresenta un fattore di rischio, ancora più elevato se è implicito, cioè se non viene effettuata una ulteriore valutazione del rischio assunto (Federconfidi, 2002). Se all'operatività dei confidi si aggiunge quella di Fidi Toscana si rileva che: le garanzie concesse superano il miliardo di euro e la media della garanzia concessa per ogni singola operazione supera, nel 2003, i 30 mila euro. Questo è spiegato dal diverso ruolo svolto dalla finanziaria regionale maggiormente orientata su operazioni di medio-lungo periodo e più strutturate.
L'esposizione residua dei confidi, ovvero l'ammontare delle garanzie in essere al 31 dicembre al netto dei rientri (cioè il rischio effettivo a carico dei confidi) risulta essere superiore a 1,5 miliardi di euro al 31 dicembre 2003 (nel 2000 si attestava a 713 milioni). Approssimativamente il 74% dell'esposizione, però, è generata dall'attività di un numero limitato di confidi maggiormente strutturati, in particolare Artigiancredito Toscano e Toscana Comfidi. Se si considera l'operatività di Fidi Toscana l'ammontare delle garanzie in essere nel 2003 si avvicina ai 2,3 miliardi di euro.
Un ultimo aspetto da segnalare riguardo alla concessione di garanzie si riferisce al fatto che la quasi totalità degli organismi eroga garanzie pari al 50% del credito attivato presso gli istituti di credito. Dall'analisi non risulta alcuna diversificazione della copertura concessa dai confidi a seconda della solvibilità del soggetto garantito.
Per ciò che concerne i finanziamenti attivati si potrebbero ad esempio distinguere due aspetti: la durata dei finanziamenti e il grado di penetrazione.
Nel periodo compreso fra il 2000 e il 2003 è aumentata la quota di affidamenti a medio-lungo termine concessi dal sistema dei confidi sul totale del credito attivato: si è passati infatti dal 58% al 64%; tuttavia, è ancora presente una elevata quota di finanziamenti a breve termine. E' bene sottolineare, infatti, che i finanziamenti a medio-lungo termine possono dare un contributo maggiore, rispetto a quelli di breve, allo sviluppo e alla crescita delle PMI. Questo tema è alla base di una delle più importanti differenze di ruolo di Fidi Toscana, la cui operatività è concentrata quasi esclusivamente su operazioni di medio-lungo termine (il 98% del totale).
Per completare il quadro sull'incidenza dell'attività dei confidi nel mercato del credito toscano si propone un altro indicatore sul grado di penetrazione, calcolato questa volta come rapporto fra gli affidamenti in essere dei consorzi fidi e quelli complessivamente concessi dal sistema bancario alle imprese: il peso dell'operatività del sistema dei consorzi fidi è del 7% nel 2003 (nel 2000 era del 4%); peso che sale al 10,5% se si considera l'attività di Fidi Toscana. I valori mostrano un crescente peso del sistema, ma nello stesso tempo mettono in risalto che esiste ancora un margine consistente per aumentare la propria presenza nel mercato del credito. Affinché ciò possa avvenire, i confidi dovranno procedere ad una riorganizzazione che li proponga come interlocutori solidi e credibili nei confronti del sistema bancario.
* * *
Note:
(1): rating significa "valutazione"; per le imprese significa voto oggettivo sulle proprie capacità di credito, sulla solvibilità, sulla solidità di bilancio
(torna su).
(2): l'organismo promosso da Confesercenti, Toscana Comfidi, opera, in realtà, anche in altre regioni del territorio nazionale (torna su).
(3): in tutti i casi citati si assume che le imprese consorziate siano espressione dell'associazione di categoria promotrice; quindi, ad esempio, si ipotizza che tutte le imprese associate ai confidi artigiani siano imprese artigiane. In realtà, questo non è sempre vero (torna su).
(4): prestazione di garanzie a favore dell'amministrazione finanziaria dello Stato per il rimborso di imposte a favore dei soci, gestione di fondi pubblici di agevolazione, ecc. (torna su).
(5): in questo caso si attendono le direttive in merito della Banca d'Italia (torna su).
(6): va ricordato, comunque, che, storicamente, i tassi di insolvenza dei confidi risultano inferiori a quelli registrati dal sistema bancario (torna su).
(7): con il passaggio a Basilea 2 i coefficienti di ponderazione sulla base dei quali verrà definito l'ammontare dell'accantonamento patrimoniale richiesto alle banche a fronte degli affidamenti concessi diventeranno molto più differenziati e avranno come punto di riferimento la valutazione del merito creditizio della singola controparte, attraverso il meccanismo del rating. Nel metodo standard, il rating (che esprime la probabilità di insolvenza del debitore a un anno) è quello assegnato dalle agenzie internazionali specializzate (Standard & Poor's, Moody's e Fitch), secondo una scala che va da un livello massimo indicato da AAA a uno minimo D, dove D sta per default, cioè azienda insolvente, prossima al fallimento (torna su).


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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Basilea 2 apre le Pmi ai fondi
Il collegio dei sindaci allontana la crisi d'impresa
Quali strategie per i confidi? Le sfide aperte
Non si lavora solo per denaro
La trasformazione del confidi in intermediario finanziario...
I commercialisti stilano le regole d'indipendenza per...
Outsourcing e flessibilità delle imprese
Il risk manager "consulente"
Privacy: una check-list
La trasformazione del confidi in intermediario finanziario...
Il segreto della crescita sta tutto nelle tre "T"
Un vademecum per il passaggio agli Ias
Benchmark/Certificates
Basilea 2, soltanto un'impresa su tre è in regola
Nuove sfide per le imprese. Ecco chi le prende per mano
I revisori «conquistano» la consulenza tributaria
Ias, sistema ibrido tra costo storico e valore di mercato
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