Il sistema delle garanzie in Toscana. Una via per agevolare il credito alle imprese
di Renata Caselli e Antonio Giordano
Giugno 2006
Pubblichiamo la sintesi della ricerca svolta dall'IRPET (Istituto Regionale Programmazione
Economica Toscana) per incarico della Regione Toscana - Direzione Generale Sviluppo Economico,
Settore Artigianato e Politiche di Sostegno alle Imprese.
Ricerca pubblicata nel 2005.
Il testo integrale della ricerca è disponibile sul sito
www.irpet.it
* * *
Sintesi della ricerca
1. Premessa
La disponibilità delle risorse finanziarie necessarie a sostenere
lo sviluppo economico e quindi, in modo particolare, l'attività
delle imprese di un sistema economico è uno degli aspetti
maggiormente critici in una realtà, come quella toscana, caratterizzata
dalla presenza predominante di PMI.
Caratteristica tipica di queste imprese è infatti, sul piano economico-
finanziario, lo strutturale sottodimensionamento del patrimonio
e quindi una spiccata propensione a finanziare la propria
attività facendo ricorso al mercato del credito. Conseguenza di
questa situazione è una certa difficoltà a reperire risorse.
Scopo principale dei confidi è quello di agevolare l'accesso
al credito delle imprese associate: l'intermediazione di questi
organismi, diretta a ridurre le asimmetrie informative delle imprese
nei confronti degli istituti di credito, dovrebbe infatti consentire
alle PMI che dispongano dei requisiti minimi di
affidabilità di disporre dei finanziamenti di cui hanno bisogno
per operare e di sostenere costi non superiori a quelli normalmente
praticati sul mercato.
Negli ultimi anni sono intervenute alcune norme che modificheranno
significativamente il ruolo e l'attività dei confidi, in particolare
l'articolo 13 della legge 326/2003 (la cosiddetta legge
quadro sui confidi) e il Nuovo Accordo sui requisiti patrimoniali
degli istituti di credito (i cosiddetti accordi di Basilea 2).
La legge quadro è il primo intervento organico che si occupa
del sistema delle garanzie in Italia e introduce novità importanti
in merito ai requisiti patrimoniali dei confidi e alla natura
degli stessi, promuovendo la trasformazione di questi istituti in
intermediari finanziari.
Quello di Basilea 2, invece, è un accordo che non riguarda
direttamente i confidi, ma si occupa dei requisiti di capitale che
le banche dovranno soddisfare ai fini dell'allocazione dello stesso:
l'accantonamento del capitale di rischio non sarà più dato
da una quota fissa del patrimonio disponibile delle banche (oggi
l'8%), ma proporzionato al rischio assunto rispetto a ogni specifica
esposizione. Gli istituti di credito, dunque, tenderanno a
privilegiare prenditori con un minor rischio di default, rischio
che verrà rappresentato attraverso un sistema di rating
(1).
Le garanzie dei confidi dovranno essere quindi in grado di soddisfare
le esigenze di mitigazione del rischio delle banche.
2. Gli obiettivi dello studio
Gli obiettivi principali del presente lavoro sono i seguenti:
fornire un quadro conoscitivo del sistema toscano delle garanzie,
rappresentare i principali aspetti organizzativi dei confidi,
analizzare le conseguenze delle riforme in atto,
fornire indicazioni per promuovere azioni che rendano più
efficiente il sistema.
Nella prima parte del rapporto si illustrerà, da un lato, il
percorso di crescita dei confidi e il ruolo fino ad oggi svolto;
dall'altro, si presenteranno le principali novità introdotte con
la legge quadro e con Basilea 2.
Nella seconda parte si illustreranno i risultati di un'indagine
diretta svolta presso i confidi, attraverso la distribuzione di
questionari strutturati, mirata a ricostruire il quadro informativo
di base riferito a: la diffusione degli organismi nel territorio,
la struttura organizzativa, le principali caratteristiche della gestione
delle garanzie in termini di numero di imprese di riferimento,
modalità di valutazione del merito di credito, grado di
patrimonializzazione, garanzie, tassi di insolvenza, ecc.
Nella terza parte verrà analizzato il ruolo svolto da Fidi Toscana,
società per azioni a partecipazione regionale, nel sistema
delle garanzie della regione. L'ente ha una natura istituzionale
diversa dai confidi classici, in quanto non ha finalità
mutualistica, ed è un intermediario finanziario (ex art. 107 del
T.U.B.), istituito dalla Regione Toscana con un analogo scopo
e cioè facilitare l'accesso al credito delle imprese.
Nella quarta parte saranno analizzate le caratteristiche delle
imprese associate ai confidi a partire dalle informazioni generali
(età, dimensione, settore di appartenenza, fatturato) fornite
dai confidi di riferimento.
Il lavoro si conclude con alcune considerazioni e raccomandazioni
finali.
Di seguito sono riportati, invece, i principali risultati della ricerca.
3. L'universo dei confidi in Toscana
L'analisi svolta ha fatto emergere con chiarezza la presenza di
un'elevata frammentazione del sistema toscano delle garanzie.
A fronte di un limitato numero di confidi di dimensioni mediograndi,
si registra infatti la presenza di numerosi organismi di
piccole dimensioni. In relazione a questi ultimi si rileva generalmente
una ampia diffusione provinciale o sub-provinciale
che, tuttavia, si accompagna a una bassa penetrazione nell'universo
delle imprese; basti pensare che complessivamente il
numero delle imprese associate copre meno del 30% del totale
delle imprese presenti nel territorio regionale. Una delle conseguenze
derivanti da questa forte frammentazione è la presenza
di organismi che, nella maggior parte, sono caratterizzati da un
basso valore dei finanziamenti intermediati e da una scarsa
patrimonializzazione.
In Toscana sono attivi 46 confidi. La diffusione segue una
ripartizione sia settoriale (in base alla associazione di categoria
promotrice) che provinciale.
Sono attivi sul territorio regionale 20 confidi promossi dalle
organizzazioni di categoria dell'artigianato (CNA e
Confartigianato). Un ruolo di particolare rilievo viene assolto
dal confidi regionale di 2° grado Artigiancredito Toscano (a
cui sono associati 17 organismi di 1° grado con competenza
territoriale provinciale o sub-provinciale), che è stato individuato
dalla Regione come strumento funzionale di intervento
nell'ambito delle politiche a favore dell'artigianato (L.R. 35/
96). ACT opera concedendo la propria cogaranzia in corrispondenza
degli affidamenti concessi dai confidi di 1° grado ad esso
associati: la cogaranzia copre il 60% della garanzia concessa
dall'organismo di 1° grado. La sinergia operativa esistente fra
ACT e i confidi associati consente di considerare l'insieme di
tali organismi come sistema unico. Nel complesso il sistema
ACT conta, nel 2003, l'associazione di quasi 52 mila imprese.
Per quel che concerne i settori del commercio e del turismo,
sono attivi 13 confidi; di questi 12 sono di emanazione di
Confcommercio e 1 di Confesercenti.
Dei 12 organismi promossi da Confcommercio Toscana, uno
è regionale di 2° grado (Confcommercio Toscana Fidi) e opera
concedendo la propria garanzia solo su determinate operazioni
attivate dagli 11 associati di 1° grado. A differenza di quanto
avviene nel caso di ACT, tra questi consorzi fidi di 1° livello
non esiste un elevato grado di integrazione operativa; conseguentemente
non è altrettanto riconoscibile la caratteristica di
sistema unico. Le imprese associate ai vari confidi di
Confcommercio sono, nel 2003, circa 19 mila.
L'organismo di 1° grado promosso da Confesercenti, che
opera sull'intero territorio regionale
(2),
conta circa 26 mila imprese associate.
Sono attivi 3 consorzi fidi di 1° grado promossi da Confindustria;
di questi, solo uno (Confidi Toscana) ha una competenza
territoriale a diffusione regionale. Il numero di imprese
associate dai confidi industriali è nel 2003 di poco superiore
alle 2 mila unità.
E' attivo un organismo promosso da CONFAPI, Confederazione
della piccola industria, che ha diffusione regionale e circa
mille imprese associate nel 2003.
Tre delle quattro associazioni di categoria del movimento
cooperativo (AGCI, Confcooperative e Legacoop) hanno costituito
nel 1999 un organismo regionale di garanzia, Fidicoop
Toscana, che associa circa 250 imprese.
Infine, in relazione al settore primario, si rileva l'esistenza
di 5 confidi promossi dalle associazioni degli agricoltori: questi
associano complessivamente circa 700 imprese.
4. Il grado di penetrazione del sistema dei confidi nell'universo delle imprese
I confidi assumono, come si è detto, caratteristiche istituzionali
e operative differenti; in alcuni casi si è di fronte a un sistema
integrato di organismi di 1° e di 2° grado che opera su scala
provinciale e subprovinciale; in altri casi, pur in presenza di
entrambe le forme di confidi, tale integrazione non esiste; infine,
vi sono confidi che operano su scala regionale. Le differenze
tra gli organismi si rilevano anche in relazione al grado di
penetrazione dell'universo delle imprese. Tale grado di
penetrazione del sistema può essere rappresentato dal rapporto
fra imprese associate ai consorzi e il totale delle imprese attive.
In Toscana, mediamente, l'insieme dei confidi raccoglie, nel
2003, il 29% dell'universo, pari a oltre 102 mila imprese.
Tuttavia se si considerano le sole imprese artigiane, tale indice
si attesta nello stesso anno intorno al 47%; per le imprese
associate ai confidi del commercio, turismo e servizi il peso è
del 29%; mentre i confidi industriali hanno un grado di
penetrazione del 18% sull'universo delle imprese industriali
attive in Toscana. Molto basse sono le percentuali del settore
primario
(3).
Suddividendo le imprese associate ai confidi in base al settore
di attività economica (ISTAT, Ateco '91), le quote più significative
si registrano nel settore manifatturiero (49%) e del
turismo (59%); il settore agricolo presenta un basso valore di
adesione (3%).
Queste cifre mettono in evidenza che, pur in presenza di rilevanti
differenze settoriali, esistono elevati margini di sviluppo per
il sistema delle garanzie, dato che più dei 2/3 delle imprese attive
in Toscana non ha alcun rapporto con tale sistema.
Il numero medio di imprese associate ai confidi nel 2003 è circa
2.700, ma con una distribuzione dei soci molto differenziata:
solo 4 organismi hanno più di 5 mila associati;
oltre il 50% non raggiunge le 2 mila unità;
circa il 28% dei confidi ha meno di 500 imprese associate.
L'eccessiva frammentazione dei consorzi fidi, abbinata alla
presenza di organismi con un numero molto limitato di imprese
associate, è una condizione presente non solo in Toscana,
ma su tutto il territorio nazionale.
Le nuove regole introdotte sia attraverso la legge quadro
che con gli accordi di Basilea 2 richiederà un importante sforzo
di razionalizzazione operativa, organizzativa e istituzionale
al sistema delle garanzie stimolando in particolare una riduzione
della polverizzazione esistente. In quest'ottica, la Regione
Toscana, tramite l'Area Progettuale n. 7 del "Nuovo Patto per
lo Sviluppo", sta promuovendo un processo di riassetto del sistema
regionale delle garanzie da attuarsi attraverso la realizzazione
di fusioni e incorporazioni a livello settoriale.
5. La struttura organizzativa dei confidi
Per quanto si riferisce agli aspetti organizzativi, lo studio ha
fatto emergere due principali debolezze. La prima si riferisce
alle caratteristiche delle risorse umane impiegate e alle loro
funzioni. Nella maggior parte dei casi, e in particolare nei confidi
di minori dimensioni, i dipendenti esercitano una molteplicità
di funzioni. A questo si aggiunge che buona parte del personale
è "prestato" dalle organizzazioni di categoria che hanno
promosso il confidi (più del 28%). Le mansioni svolte sono
quindi generalistiche, spesso connesse alla mera gestione burocratica
dei rapporti con le imprese e con gli istituti di credito,
all'attività classica di amministrazione e istruttoria. Al contrario,
è poco diffuso l'impiego di personale specializzato per altre
funzioni, come ad esempio quella di promozione e sviluppo,
consulenza finanziaria, ecc.
Occorre anche osservare che il 70% dei confidi, oltre alla
prestazione di garanzie, eroga anche altri servizi ad essa strettamente
connessi; la maggior parte di questi, però, è di tipo
tradizionale, generalmente riconducibile all'assistenza riguardo
alle forme di finanziamento e alla gestione della tesoreria.
Un secondo aspetto da considerare si riferisce alla composizione
degli organi sociali (in particolare il Consiglio di Amministrazione).
Essa infatti è a quasi totale appannaggio degli
imprenditori. In un organismo che sempre più dovrebbe assumere
un ruolo di terzietà rispetto alle imprese associate, una
presenza predominante, e in alcuni casi totalitaria, degli imprenditori
nel Consiglio di Amministrazione e/o nel Comitato
Tecnico (organi che decidono la concessione della garanzia)
condiziona in forma determinante il processo decisionale. Appare
perciò opportuna la realizzazione di un diverso assetto di
governance degli organismi, nel senso di far partecipare alle
decisioni soggetti capaci di portare nuove e maggiori competenze
nelle strategie della cooperativa/consorzio.
In generale, è dunque auspicabile un riordino dei confidi diretto
a ridurre le inefficienze operative, e soprattutto a promuovere
un ruolo più innovativo degli organismi in termini di stimolo alla
crescita e all'innovazione dei processi di management delle imprese.
Un tale riassetto potrebbe prendere avvio dalla
valorizzazione delle risorse umane attraverso l'acquisizione di figure
più specializzate e nuove competenze professionali e puntando
a forme di governance maggiormente aperte a categorie
economiche diverse dall'imprenditoria, in modo da consentire l'afflusso
di contributi di conoscenza, di capacità gestionali e finanziarie.
Queste considerazioni valgono in particolar modo per gli
organismi che procederanno alla trasformazione in intermediario
finanziario ex art. 107 del T.U.B.
La trasformazione in intermediario finanziario "107", consentirebbe
ai confidi di svolgere, oltre alla funzione prevalente di prestazione di
garanzia per l'accesso a finanziamenti bancari, altre funzioni
(4);
l'iscrizione nell'elenco speciale rappresenta un fattore che inciderà sul miglioramento
del rating degli organismi interessati.
La legge quadro, inoltre, prevede anche la possibilità di una
sinergia fra i confidi e gli istituti di credito, consentendo la creazione
delle "banche di garanzia", cioè di banche di credito
cooperativo che avranno come funzione principale la concessione
di garanzia ai propri soci
(5).
6. La valutazione del merito di credito
Un momento molto importante della vita dei confidi è la valutazione
del merito di credito delle imprese richiedenti la garanzia.
Tale verifica viene espletata per lo più tramite l'analisi di
bilancio e i colloqui personali con gli imprenditori.
L'indagine ha fatto emergere un aspetto singolare: non è
adottata in alcuno degli organismi operanti in Toscana la
certificazione di qualità della procedura di valutazione.
E' importante segnalare quest'aspetto perché l'affidabilità
del procedimento di selezione delle imprese diverrà un fattore
decisivo nel nuovo assetto regolativo del mercato finanziario.
Sarà determinante implementare procedure di selezione sempre
più accurate e formalizzate, in quanto la valutazione del
merito creditizio risulterà uno dei principali strumenti di
regolazione rispetto ai rischi del mercato finanziario internazionale
e dunque sarà anche il riflesso della competitività dei
singoli operatori economici e del sistema economico di riferimento
(una procedura formalizzata e con certificazione di qualità
dovrebbe determinare un rating più elevato).
L'attività dei confidi, però, non si conclude con la concessione
della garanzia; è importante che le imprese siano seguite
in tutto il percorso successivo, in relazione alla effettiva
erogazione del finanziamento e all'andamento dell'operazione;
dall'indagine risulta che questa fase viene in qualche modo
trascurata.
Allo scopo di dare qualche concreta indicazione dell'efficacia
della valutazione del merito di credito realizzata dai confidi
si analizza l'andamento del tasso di sofferenza, calcolato come
rapporto fra le insolvenze riscontrate annualmente dai consorzi
fidi e l'ammontare degli affidamenti in essere al 31 dicembre.
Il suo valore medio è aumentato dal 2000 al 2003 passando
dal 1,5% al 2%, ma si registra la presenza di organismi piuttosto
virtuosi (con tassi di sofferenza inferiori al 1%) e altri con
tassi superiori al 3%
(6).
Lo scenario che si verrà a delineare con l'entrata in vigore di
Basilea 2 determinerà una maggiore accuratezza delle informazioni
di cui gli istituti di credito dovranno disporre in relazione
alle imprese loro clienti; in questo scenario i consorzi fidi potrebbero
giocare un ruolo chiave nel ridurre l'asimmetria informativa
di cui soffre generalmente il sistema di intermediazione finanziaria,
offrendo agli istituti bancari non solo la garanzia sui
finanziamenti, ma anche una serie di servizi informativi che potrebbero
contribuire a ridimensionare il rischio di credito delle
banche (Schena, 2004).
Il ruolo dei confidi risulterà, dunque, determinante nel consentire
l'accesso al credito delle PMI; anche essi dovranno assicurare
la propria solidità finanziaria perché venga riconosciuto
loro lo status di portatori di garanzie valide ai fini della
mitigazione del rischio di credito delle banche. Essi dovranno
quindi registrare un rating adeguato, e a ciò contribuirà l'insieme
dei fattori strutturali, istituzionali, operativi che caratterizzano
il confidi, tra cui la capacità di fornire agli istituti bancari
servizi in grado limitare il loro rischio.
7. Il fondo di garanzia e il patrimonio netto
Come noto, i confidi utilizzano a copertura dei rischi assunti il
fondo di garanzia, che è composto dal fondo rischi monetario
(la vera garanzia dei confidi in quanto immediatamente
monetizzabile dagli istituti di credito) e in molti casi dal fondo
fideiussorio (alimentato da sottoscrizioni dei soci al momento
della concessione della garanzia).
Dall'analisi effettuata risulta che un elevato numero di enti
fa uso di garanzie fideiussorie dei soci per coprire i rischi di
default delle imprese; tali fideiussioni vengono inglobate in un
fondo che va a coprire l'insieme delle esposizioni del consorzio
e non solo il proprio finanziamento. Circa la metà degli
organismi utilizza questa pratica e, nella maggior parte di essi,
il fondo fideiussorio costituisce la componente più consistente
del fondo rischi monetario.
A tal proposito occorre segnalare che gli accordi di Basilea 2
potrebbero escludere tale componente dalla costituzione del fondo
rischio. In tal caso risulterebbe opportuno limitare tali pratiche.
Per quanto riguarda il patrimonio netto, la legge quadro stabilisce
che i confidi dovranno avere un valore di tale aggregato superiore
ai 250 mila euro, comprensivo dei fondi rischi: al 31 dicembre
2003 la quasi totalità degli organismi supera tale limite.
Nonostante ciò, si ritiene da più parti che tale limite minimo
stabilito dalla legge risulti alquanto contenuto. I consorzi fidi
dovranno dunque considerare l'ipotesi di realizzare livelli di
patrimonializzazione superiori. Questo aspetto è infatti cruciale
ai fini della competitività dei consorzi, a fronte di un sistema
finanziario e di garanzie in fase di rapida evoluzione e dove i
grandi operatori finanziari stanno espandendo visibilmente le
proprie quote di mercato.
8. Le caratteristiche delle garanzie
La garanzia, come noto, è l'attività tipica dei consorzi fidi; la
sua funzione è quella di facilitare e rendere meno costoso l'accesso
al credito delle PMI.
I confidi toscani concedono, nella quasi totalità dei casi, una
garanzia di natura sussidiaria, su cui la banca può rivalersi solo
dopo aver escusso il patrimonio dell'impresa e di altri eventuali garanti.
La garanzia dei confidi, dunque, non riduce l'esposizione
al rischio degli istituti di credito, ma consente semplicemente
di contenere la perdita in caso di inadempienza da parte
del prenditore. Questa caratteristica delle garanzie è stata a lungo
oggetto di discussione nella fase di definizione dei criteri oggettivi
dell'Accordo di Basilea 2; nell'accordo del giugno 2004,
le garanzie mutualistiche (cioè quelle tipicamente prestate dai
consorzi fidi) non venivano riconosciute come attenuanti del
rischio di credito. Ne seguiva che tra i requisiti oggettivi vi era
il riconoscimento delle sole garanzie a prima richiesta, cioè
quelle immediatamente escutibili dalle banche escludendo quindi
quelle di natura sussidiaria, ed esplicite, cioè riferite a una
esposizione specifica del prenditore e non alla perdita, tale da
essere quantificate in modo chiaro e incontrovertibile.
Nel luglio 2004 è stato licenziato dai servizi tecnici della Commissione
Europea lo schema di Direttiva di recepimento degli accordi
che ammette, diversamente da quanto detto precedentemente,
l'erogazione di garanzie sussidiarie da parte dei confidi, a condizione
che: a) il garante versi tempestivamente alla banca un pagamento
provvisorio calcolato in modo che rappresenti una stima
realistica dell'ammontare della perdita stimata e non un semplice
acconto; b) il confidi sia controgarantito da soggetti appartenenti
al settore pubblico.
Altri requisiti oggettivi introdotti dagli accordi stabiliscono
che le garanzie devono essere incondizionate (non devono essere
presenti nel contratto stipulato tra garante e garantito clausole
che possano impedire al primo di pagare tempestivamente
nel caso di default del debitore principale) e irrevocabili (non
devono essere presenti nel contratto stipulato clausole che permettano
al garante di revocare unilateralmente la copertura).
I requisiti soggettivi si riferiscono invece ai soggetti che erogano
le garanzie. Al giugno del 2004, i confidi abilitati al rilascio
di garanzie individuali erano ricondotti a una delle seguenti
categorie:
Stato, Ente pubblico o banca, cui viene attribuita una
ponderazione del rischio inferiore a quella del prenditore;
altri Enti con un rating pari almeno ad "A"
(7).
Con lo schema di Direttiva del luglio 2004 è stata riconosciuta
la possibilità che le Autorità di vigilanza (nel caso italiano
la Banca d'Italia) ammettano come garanti oltre a quelli
indicati, anche le istituzioni finanziarie che siano soggette a
requisiti prudenziali equivalenti a quelli previsti per le istituzioni
creditizie; questo significa che sono inseriti, tra i garanti
ammissibili, gli intermediari finanziari iscritti nell'elenco speciale
previsto all'articolo 107 del T.U.B. Attualmente, in Toscana,
l'unico soggetto che possiede tale requisito è Fidi Toscana.
Inoltre, con il nuovo schema, vengono introdotti nuovi requisiti
soggettivi concernenti gli organismi che forniscono
controgaranzie: si tratta di una previsione normativa di particolare
rilievo che stabilisce le condizioni per la traslazione del
rating del controgarante ai confidi. Questi ultimi potranno dunque
continuare ad operare anche mantenendo il loro attuale assetto
giuridico.
9. L'ammontare delle garanzie e degli affidamenti in Toscana
Dopo aver analizzato brevemente le caratteristiche delle garanzie
prestate oggi dai confidi e averle confrontate con i requisiti
che dovranno rispettare in futuro, è interessante riportare
alcuni dati sul mercato delle garanzie in Toscana.
Per quanto concerne il valore delle garanzie erogate annualmente
si è assistito a una crescita che dal 2000 al 2003 è stata
molto marcata, con tassi medi annui del 15%-20%: il valore si è
portato dai circa 530 milioni di euro del 2000 agli 883 milioni
del 2003. Tale dinamica è dovuta in particolare al consistente
aumento delle operazioni garantite, passate dalle 21 mila del
2000 alle oltre 31 mila del 2003. Occorre anche registrare l'incremento
negli anni dell'ammontare medio della garanzia concessa
per ogni singola operazione: si è passati dai 23 mila euro
del 2000 agli oltre 27 mila del 2003. L'incremento segnalato è
originato quasi esclusivamente dall'operatività di pochi e ben
strutturati organismi, mentre la maggior parte degli altri (quelli
con un numero limitato di soci e sottopatrimonializzati) svolge
una attività molto contenuta. E' da segnalare, inoltre, che nel
2003, circa il 24% delle garanzie è stato concesso su rinnovi di
posizioni precedenti (tecnicamente si tratta di crediti a breve
termine sui quali viene ripristinata la garanzia): la pratica del
rinnovo della garanzia rappresenta un fattore di rischio, ancora
più elevato se è implicito, cioè se non viene effettuata una ulteriore
valutazione del rischio assunto (Federconfidi, 2002). Se
all'operatività dei confidi si aggiunge quella di Fidi Toscana si
rileva che: le garanzie concesse superano il miliardo di euro e la
media della garanzia concessa per ogni singola operazione supera,
nel 2003, i 30 mila euro. Questo è spiegato dal diverso
ruolo svolto dalla finanziaria regionale maggiormente orientata
su operazioni di medio-lungo periodo e più strutturate.
L'esposizione residua dei confidi, ovvero l'ammontare delle
garanzie in essere al 31 dicembre al netto dei rientri (cioè il
rischio effettivo a carico dei confidi) risulta essere superiore a
1,5 miliardi di euro al 31 dicembre 2003 (nel 2000 si attestava
a 713 milioni). Approssimativamente il 74% dell'esposizione,
però, è generata dall'attività di un numero limitato di confidi
maggiormente strutturati, in particolare Artigiancredito Toscano e
Toscana Comfidi. Se si considera l'operatività di Fidi Toscana
l'ammontare delle garanzie in essere nel 2003 si avvicina
ai 2,3 miliardi di euro.
Un ultimo aspetto da segnalare riguardo alla concessione di
garanzie si riferisce al fatto che la quasi totalità degli organismi
eroga garanzie pari al 50% del credito attivato presso gli istituti
di credito. Dall'analisi non risulta alcuna diversificazione della
copertura concessa dai confidi a seconda della solvibilità del
soggetto garantito.
Per ciò che concerne i finanziamenti attivati si potrebbero
ad esempio distinguere due aspetti: la durata dei finanziamenti
e il grado di penetrazione.
Nel periodo compreso fra il 2000 e il 2003 è aumentata la
quota di affidamenti a medio-lungo termine concessi dal sistema
dei confidi sul totale del credito attivato: si è passati infatti
dal 58% al 64%; tuttavia, è ancora presente una elevata quota
di finanziamenti a breve termine. E' bene sottolineare, infatti,
che i finanziamenti a medio-lungo termine possono dare un
contributo maggiore, rispetto a quelli di breve, allo sviluppo e
alla crescita delle PMI. Questo tema è alla base di una delle più
importanti differenze di ruolo di Fidi Toscana, la cui operatività
è concentrata quasi esclusivamente su operazioni di medio-lungo
termine (il 98% del totale).
Per completare il quadro sull'incidenza dell'attività dei confidi
nel mercato del credito toscano si propone un altro indicatore
sul grado di penetrazione, calcolato questa volta come rapporto
fra gli affidamenti in essere dei consorzi fidi e quelli complessivamente
concessi dal sistema bancario alle imprese: il
peso dell'operatività del sistema dei consorzi fidi è del 7% nel
2003 (nel 2000 era del 4%); peso che sale al 10,5% se si considera
l'attività di Fidi Toscana. I valori mostrano un crescente
peso del sistema, ma nello stesso tempo mettono in risalto che
esiste ancora un margine consistente per aumentare la propria
presenza nel mercato del credito. Affinché ciò possa avvenire,
i confidi dovranno procedere ad una riorganizzazione che li
proponga come interlocutori solidi e credibili nei confronti del
sistema bancario.
* * *
Note:
(1): rating significa "valutazione"; per le imprese significa voto
oggettivo sulle proprie capacità di credito, sulla solvibilità, sulla solidità di bilancio
(torna su).
(2): l'organismo promosso da Confesercenti, Toscana Comfidi, opera, in
realtà, anche in altre regioni del territorio nazionale
(torna su).
(3): in tutti i casi citati si assume che le imprese consorziate
siano espressione dell'associazione di categoria promotrice; quindi, ad esempio, si ipotizza
che tutte le imprese associate ai confidi artigiani siano imprese artigiane. In realtà, questo
non è sempre vero
(torna su).
(4): prestazione di garanzie a favore dell'amministrazione finanziaria
dello Stato per il rimborso di imposte a favore dei soci, gestione di fondi pubblici di
agevolazione, ecc.
(torna su).
(5): in questo caso si attendono le direttive in merito della Banca
d'Italia
(torna su).
(6): va ricordato, comunque, che, storicamente, i tassi di insolvenza
dei confidi risultano inferiori a quelli registrati dal sistema bancario
(torna su).
(7): con il passaggio a Basilea 2 i coefficienti di ponderazione sulla
base dei quali verrà definito l'ammontare dell'accantonamento patrimoniale richiesto alle banche a
fronte degli affidamenti concessi diventeranno molto più differenziati e avranno come punto
di riferimento la valutazione del merito creditizio della singola controparte, attraverso
il meccanismo del rating. Nel metodo standard, il rating (che esprime la probabilità di
insolvenza del debitore a un anno) è quello assegnato dalle agenzie internazionali specializzate
(Standard & Poor's, Moody's e Fitch), secondo una scala che va da un livello
massimo indicato da AAA a uno minimo D, dove D sta per default, cioè azienda
insolvente, prossima al fallimento
(torna su).
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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