Il vademecum di Basilea 2 per le piccole imprese
a cura di Unioncamere
Giugno 2005
Introduzione
Manca circa un anno all'entrata in vigore del nuovo accordo di Basilea
sui requisiti patrimoniali delle banche (Basilea 2), destinato ad avere
conseguenze importanti sull'accesso al credito da parte delle imprese,
e gran parte delle piccole e medie imprese (Pmi) dimostra di non
essere ancora adeguatamente preparata ad affrontare gli effetti della
nuova regolamentazione.
Per ovviare a questo ritardo il sistema camerale ha avviato nel corso
degli ultimi anni numerose iniziative.
In linea generale, il sistema camerale ha operato su tre diversi livelli
di intervento:
realizzando studi, analisi di settore e simulazioni su campioni di imprese
per valutare i probabili effetti del nuovo accordo ed avanzando
proposte per ridurne l'impatto e valorizzarne le opportunità per il
tessuto imprenditoriale.
Unioncamere, con il contributo del Consorzio Camerale per il Credito
e la Finanza (il Consorzio è costituito tra Unioncamere
e le Camere di Commercio di Bari, Brescia, Firenze, Genova, Milano,
Napoli, Palermo, Roma, Treviso e Trieste allo scopo
di promuovere l'accesso delle Pmi al mercato del credito e ai mercati
finanziari, nonché promuovere e sostenere lo sviluppo di nuove e più
articolate forme di finanza per i sistemi locali), ha predisposto
delle simulazioni statistiche per la valutazione dell'impatto di Basilea 2
su di un campione rappresentativo di piccole imprese e ha contribuito
all'organizzazione di una serie di convegni di presentazione dei
risultati presso le diverse Camere di Commercio operanti sul territorio;
predisponendo un servizio di formazione e informazione per le imprese
e per gli altri operatori direttamente coinvolti (quali, ad esempio,
i Consorzi di Garanzia Fidi);
offrendo un servizio di assistenza e accompagnamento per le imprese,
al fine di favorire, laddove necessario, degli interventi che
possano aiutare le imprese a ricevere una valutazione migliore da
parte del sistema creditizio.
Questa pubblicazione si inserisce nelle iniziative di studio, ricerca,
informazione e divulgazione su Basilea 2 che Unioncamere, con il contributo
del Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza, ha già avviato
e che intende sviluppare in concomitanza con la progressiva
adozione delle nuove regole da parte delle banche.
L'obiettivo è quello di promuovere una dialogo costante tra il tessuto
imprenditoriale e il sistema bancario, che permetta di analizzare, monitorare
e valutare gli effetti che la nuova regolamentazione sta già
avendo ed avrà in futuro sull'accesso al credito da parte delle imprese,
individuando e suggerendo al contempo le proposte più idonee
per aiutare le imprese nel nuovo contesto che si va delineando.
Questa pubblicazione risponde all'esigenza di offrire delle risposte,
con una impostazione discorsiva, alle domande più frequentemente
poste dagli imprenditori riguardo alle conseguenze di Basilea 2 per le
imprese.
Il vademecum per le imprese
1. Che cos'è Basilea 2?
Basilea 2 è il nuovo accordo definito dal Comitato di Basilea che stabilisce le regole con cui le banche dovranno calcolare
il loro capitale regolamentare definendo anche quali saranno le nuove modalità di valutazione della clientela.
2. A partire da quando le banche valuteranno la mia impresa con i nuovi parametri?
L'accordo di Basilea diverrà pienamente operativo a partire dal 2006, tuttavia le banche dovranno avere fatto per almeno due anni
valutazioni sulla clientela con le nuove metodologie. Ciò significa che, di fatto, le banche che intendono usare il sistema dei
rating interni, hanno già iniziato a utilizzare le procedure di valutazione del rischio previste da Basilea 2 nel corso del 2003.
Poiché nella valutazione della rischiosità di un'impresa saranno considerati non solo caratteristiche e andamenti attuali
e futuri ma anche l'andamento passato dell'azienda, è necessario che fin da ora le imprese si adeguino alle nuove procedure
utilizzate dalla banca e forniscano tutte le informazioni utili per la valutazione della propria azienda.
3. Quali saranno i soggetti interessati?
Basilea 2 garantisce che il patrimonio delle banche sia sufficiente per far fronte a situazioni di crisi e, in special modo, a casi di
insolvenza da parte dei clienti. Ma i soggetti coinvolti non sono soltanto le banche. Il capitale di riserva che esse detengono, infatti,
dipende direttamente anche dalla qualità e dalle caratteristiche dei prestiti concessi ai clienti. Ne consegue che anche i clienti
delle banche, in primis le imprese, potranno subire indirettamente gli effetti del nuovo accordo di Basilea. Infatti:
quanto maggiore è il rischio rappresentato dal cliente, tanto maggiore è il capitale che la banca deve
accantonare;
quanto maggiore è il capitale accantonato, tanto maggiori potranno essere i costi di gestione per la banca;
quanto maggiori sono i costi che la banca deve sopportare, tanto maggiore potrà essere il costo del denaro per
l'impresa cliente che chiede il prestito.
Ne consegue che quanto maggiore è la rischiosità del cliente, tanto maggiori potranno essere gli oneri e tanto
più stringenti le condizioni per la concessione del prestito.
4. Anche le Pmi saranno interessate dai cambiamenti imposti da Basilea 2?
Basilea 2 vale per tutti i clienti che richiedono un finanziamento, di qualsiasi tipo, alla banca.
Anche le piccole imprese, quindi, saranno sottoposte a valutazione per l'assegnazione dei rating.
Basilea 2 tiene conto delle diversità tra piccole e grandi imprese e tra piccoli e grandi prestiti.
Le imprese minori che richiedono prestiti inferiori a un milione di euro rientreranno nel segmento retail che godrà di
condizioni migliori sia rispetto al segmento corporate in cui rientrano le grandi imprese, sia rispetto al segmento SME corporate in
cui rientrano le Pmi con prestiti di entità maggiore.
5. Ma come faccio a capire se la mia azienda rientra nel settore corporate o retail?
Le differenze sostanziali tra i segmenti corporate e retail sono sintetizzate nello schema seguente:
Corporate
Fatturato: > 50 milioni di euro
Approccio standard: ponderazione basata sul rating
Rating calcolato dalla banca negli altri approcci
Coefficiente di correlazione: dal 12 al 24%
SME corporate
Fatturato: tra i 5 milioni e i 50 milioni di euro
Finanziamento: >1 milione di euro
Approccio standard: ponderazione basata sul rating
Rating calcolato dalla banca negli altri approcci
Coefficiente di correlazione: dall'8 al 20%
Retail
Fatturato: < 5 milioni di euro
Finanziamento: < 1 milione di euro
Approccio standard: ponderazione fissa del 75%
Rating predefinito retail negli altri approcci
Coefficiente di correlazione: dal 2 al 17%
6. Non sono una società di capitali; come fa la mia banca a valutarmi?
Le istruttorie non cambieranno in modo sensibile, il procedimento di valutazione resterà lo stesso. Anche in questo caso però
verrà dato un grosso peso alle caratteristiche patrimoniali e di redditività. Verranno individuati dei raggruppamenti di
clientela con caratteristiche simili ("pool") ed a questi verrà applicato sostanzialmente lo stesso prezzo. Ancora una
volta il "voto" dato dalla banca diviene la variabile chiave per ottenere credito a condizioni accessibili.
7. Questo vale anche per le cooperative?
Tutte le cooperative, comprese quelle a mutualità prevalente, saranno valutate secondo i parametri previsti da Basilea 2.
Così come avviene per le altre imprese, potranno rientrare nel segmento corporate o retail in base al tipo e all'ammontare del
finanziamento richiesto. Poiché sulla base del nuovo diritto societario le cooperative dovranno rispondere delle obbligazioni
sociali col proprio patrimonio, esse saranno tenute a perseguire l'equilibrio della struttura finanziaria e a garantire una adeguata
redditività gestionale.
8. In che modo mi valuterà la banca?
La valutazione terrà conto di tre categorie di informazioni:
quantitative
qualitative
andamentali
9. Cosa sono le informazioni quantitative
Le informazioni quantitative sono informazioni di carattere economico-finanziario reperibili nei bilanci e negli altri documenti contabili
delle imprese. Le informazioni reperibili nel bilancio avranno un peso determinante nella valutazione dell'impresa. Le banche dovranno
comunque tener conto anche degli aspetti qualitativi e andamentali.
10. Cosa si intende per aspetti qualitativi?
Gli aspetti qualitativi più importanti sono sicuramente l'esistenza di un processo di controllo di gestione, la presenza di una
pianificazione pluriennale dell'operatività, la struttura dell'organizzazione aziendale ed il tipo di governance (amministratore
unico, gestione familiare, consiglio di amministrazione, etc.). Molto importanti sono anche i risultati ottenuti dall'azienda rispetto
alle previsioni e all'andamento del settore di appartenenza.
11. E per aspetti andamentali?
Per aspetti andamentali si intendono i rapporti che il cliente ha avuto in precedenza con le banche. In questo caso, la valutazione si
baserà su due fonti di informazione:
dati desumibili dalla Centrale dei Rischi
rapporti precedenti con le banche di riferimento
I dati della Centrale dei Rischi contribuiranno a formulare il giudizio sul merito del credito delle imprese. Sulla base di questi dati,
infatti, si può valutare l'andamento dei prestiti delle imprese nel corso del tempo, l'eventuale tendenza a "sforare"
rispetto al credito concesso e i tempi di "rientro". Si tratta di elementi che concorrono a valutare la rischiosità
dell'impresa e incidono quindi sul tasso di interesse imposto sui prestiti concessi all'impresa. I rapporti precedenti con la banca,
insieme ai dati forniti dalla Centrale dei Rischi, contribuiranno, quindi, a determinare il giudizio sul rating dell'impresa. Eventuali
problemi insorti in passato con la banca potrebbero influire negativamente sulla valutazione dell'impresa. D'altra parte, un'opportuna
strategia, eventualmente condivisa con la banca di riferimento, che consenta di correggere le precedenti criticità, potrà
senz'altro incidere sugli esiti dell'analisi qualitativa e quindi influire positivamente sul giudizio complessivo dato dalla banca.
12. Ma la banca conosce anche i miei rapporti con altri istituti di credito?
Si. Utilizzando le informazioni disponibili presso la Centrale dei Rischi, le banche possono conoscere le posizioni debitorie che i
clienti hanno verso altre banche.
13. Cos'è la Centrale dei Rischi?
La Centrale dei Rischi è un servizio accentrato di informazioni sui rischi bancari gestito dalla Banca d'Italia. Questo servizio
consente alle banche, attraverso la raccolta di informazioni provenienti da tutti gli istituti di credito sui propri clienti, di
conoscere le posizioni debitorie che i clienti abbiano verso altre banche. Le banche, infatti, hanno l'obbligo di segnalare alla Centrale
dei Rischi sia le posizioni "in sofferenza" dei clienti, sia gli affidamenti che abbiano superato i 75.000 euro.
14. Gli aspetti quantitativi, qualitativi e andamentali pesano allo stesso modo nella valutazione della mia impresa?
Una delle novità introdotte dal Nuovo Accordo riguarda proprio il peso attribuito a questi aspetti, fondamentali nella valutazione
della clientela. Sicuramente peseranno sempre di più gli aspetti di carattere quantitativo, poiché sono più oggettivi
e verificabili, specialmente per le imprese di media dimensione. Gli aspetti qualitativi avranno un peso significativo nella valutazione di
aziende molto piccole, ma saranno sempre in secondo piano rispetto ai "numeri" dell'azienda (volendo attribuire una
"percentuale" alle due aree di analisi potremmo dire che mediamente gli aspetti quantitativi peseranno per il 75% mentre quelli
qualitativi per il restante 25%).
15. In che modo l'andamento del mio settore può influenzare la valutazione della mia azienda?
Le valutazioni sul settore di operatività dell'azienda saranno sicuramente prese in considerazione, poiché è ovvio
che un settore in crisi abbia delle conseguenze immediate sugli operatori diretti. Tuttavia la nuova normativa prevede specificamente
che le valutazioni degli istituti di credito dovranno essere fatte in modo da tenere in considerazione il ciclo economico in corso e
quindi c'è da presumere che in una fase di recessione o crisi del settore i parametri di giudizio siano più morbidi che in
una fase di crescita.
16. Le banche mi valuteranno tutte nello stesso modo?
Questo dipende da come la banca utilizzerà le possibilità offerte dal nuovo accordo. Quest'ultimo prevede la
possibilità di seguire tre vie diverse per la valutazione della clientela. La prima di queste (approccio standard) non modifica
molto le cose rispetto al passato, ma rappresenterà un costo per le banche che cercheranno quindi di avere al più presto i
requisiti per adottare le altre due vie (approccio "base" ai rating interni ed approccio "avanzato" ai rating interni).
Istituti che seguono la stessa via seguiranno tendenzialmente lo stesso metodo di valutazione.
17. Il denaro costerà di più o di meno?
Questo dipende dal giudizio complessivo sulla rischiosità del prestito concesso all'azienda. L'obiettivo dell'accordo di Basilea
è proprio quello di incentivare la banche a premiare la clientela migliore ed a limitare la concessione del credito alla clientela
più rischiosa. Questo significa che se l'azienda riceverà un buon giudizio potrà pagare il denaro di meno, altrimenti
pagherà sicuramente molto di più o peggio si vedrà chiudere le porte di accesso al credito bancario.
18. Quali elementi sono considerati per determinare il costo del credito per un'azienda?
I parametri che vengono valutati sono principalmente tre:
Il giudizio sul merito creditizio dell'azienda (rating)
Il tasso di recupero (quanto si stima di recuperare in caso di insolvenza del cliente)
L' esposizione al momento dell'insolvenza (vale a dire quanto si stima che il cliente debba ancora restituire al momento
dell'insolvenza)
Oltre a questi parametri che sono sempre presi in considerazione, sono molto importanti anche altri fattori quali la durata ed il tipo di
rimborso.
19. Cos'è il rating?
Con Basilea 2, il giudizio sulla qualità/rischiosità del cliente sarà espresso con un "voto" (rating) a cui
è associata automaticamente, sulla base dell'esperienza maturata dalla banca, una determinata probabilità di insolvenza
(probability of default, PD in gergo tecnico). Quanto maggiore è il punteggio assegnato, tanto minore è il rischio per la
banca e tanto minore il tasso di interesse applicato sul prestito. Quanto minore è il punteggio assegnato, tanto maggiore è
il rischio per la banca e tanto maggiore potrà essere il tasso di interesse applicato sul prestito. Le
scale
su cui si basa il rating variano a seconda del modello utilizzato. I due più utilizzati sono:
modello Standard & Poor's: da AAA (miglior voto possibile) a D (situazione di insolvenza)
modello Moody's: da Aaa (miglior giudizio possibile) a C (altissima probabilità di insolvenza)
20. Il rating si può negoziare?
No. Il rating non si può negoziare. Rappresenta un giudizio sulla rischiosità del cliente e si basa sulla sua situazione
reale.
21. Il rating può essere migliorato?
Si. L'impresa può intervenire sulla propria struttura finanziaria per correggere le criticità che concorrono ad abbassare
il voto, riducendo quindi la propria rischiosità e migliorando il rating.
22. Quindi il rating può variare nel tempo?
Il rating viene rivisto periodicamente, almeno una volta all'anno, per tener conto degli eventuali cambiamenti intervenuti nella struttura
e nelle performances dell'impresa cliente.
23. Come faccio a conoscere il mio rating?
Le banche non sono obbligate a comunicare il rating ai propri clienti. Possono però decidere liberamente di informare la clientela
affinché possa eventualmente correggere le criticità che concorrono a peggiorare il rating. Questa informazione non è
tuttavia sufficiente per capire se si è stati valutati correttamente e se il profilo di rischio assegnato è coerente con la
situazione aziendale. Bisogna innanzitutto farsi dire quante classi di rating sono previste dalla banca (la normativa ne prevede un minimo
di nove, ma è possibile che siano di più). Questa informazione dà già un orientamento più concreto
relativo al posizionamento occupato dall'azienda. Le banche, però, non vi diranno la probabilità di insolvenza, ma diranno
ad esempio che l'azienda ha rating "1". Questo non vuol dire che il prezzo del rating "1" di un istituto corrisponda al
prezzo del rating "1" di un altro istituto. L'ideale sarebbe conoscere l'effettiva probabilità di insolvenza,
ma difficilmente si avrà accesso a questo tipo di informazione.
24. Cos'è la probabilità di insolvenza (PD)?
La probabilità di insolvenza è il risultato di un'elaborazione statistica sui dati forniti dall'impresa
(bilancio, informazioni qualitative e andamentali). Si tratta di un numero compreso tra 0 e 1 che identifica la probabilità che un
cliente non sia in grado di onorare i suoi impegni nell'anno seguente. La PD (ndr: Probability of defaul) concorrerà, insieme
ad altri elementi di valutazione, quali LGD e EAD (vedi oltre), a determinare la rischiosità complessiva del prestito e, da ultimo,
il tasso di interesse e le condizioni applicate al finanziamento. Chiaramente più alta è la probabilità di insolvenza,
maggiore è il rischio assunto e maggiore potrà essere il prezzo del credito.
25. Cos'è il default?
Per default si intende lo stato di insolvenza di un cliente a cui la banca ha concesso un prestito. Attenzione! Per Basilea 2, il concetto
di insolvenza non è limitato solo al caso in cui la banca ritenga improbabile che il cliente possa rimborsare il prestito, come
avviene ora. Al contrario, si considera in default anche il cliente che ritardi il pagamento o il rimborso di una o più parti del
finan-ziamento per oltre 180 giorni. Secondo la bozza di accordo originale, il default sarebbe dovuto scattare dopo 90 giorni di ritardato
pagamento. Considerando però le peculiarità delle Pmi e di quelle italiane in particolare, è stato concesso un periodo
transitorio (che per le Pmi dovrebbe diventare definitivo) di cinque anni durante il quale vigerà la regola dei 180 giorni.
26. Cosa si intende per LGD?
La LGD (ndr: Loss given default), cioè la percentuale di perdita in caso di insolvenza, misura la probabile quota del
finanziamento concesso al cliente insolvente che la banca riuscirà a recuperare effettivamente una volta terminate le procedure di
contenzioso avviate nei confronti del cliente.
27. E per EAD?
L'EAD (ndr: Exposure at default), ovvero l'esposizione all'insolvenza, misura la probabile quota di finanziamento effettivamente
utilizzata dal cliente al momento dell'insolvenza.
28. Cosa si intende per Maturity?
La Maturity è un parametro che serve per misurare il rischio che la qualità del prestito concesso peggiori col passare del
tempo, causando una perdita di valore per la banca. Se, ad esempio, è stato concesso un prestito a un cliente con rating A, che
gode quindi di condizioni particolarmente favorevoli, l'eventuale peggioramento del rating del cliente (da A a B) comporterebbe una
perdita per la banca. Infatti, il cliente, che ora ha un rating B, godrebbe di un tasso previsto per clienti con rating A, quindi inferiore
a quello corretto. Ovviamente, il rischio di un peggioramento della qualità del prestito è tanto maggiore quanto migliore
è il rating del cliente e quanto maggiore è la durata del prestito concesso.
29. La conoscenza personale con il direttore non conta più?
Sicuramente il rapporto di conoscenza personale e quindi di fiducia che si instaura tra cliente e banca avrà un suo valore. Questo
però rientrerà in quelli che abbiamo definito aspetti qualitativi che non avranno il peso di una volta. Uno degli obiettivi
del nuovo accordo è quello di creare le condizioni per cui non ci siano canali "privilegiati" di accesso al credito ed
è per questo che sono divenuti così importanti i "numeri" dell'azienda. D'altra parte, con il nuovo accordo
né le banche né i clienti godranno più dei margini di trattativa di prima, con i vantaggi e gli svantaggi che questo
comportava.
30. Mi conviene avere rapporti con più banche?
Sicuramente conviene sentire il parere di più banche, perché l'adozione di modelli di valutazione interna significa che non
tutte la banche daranno lo stesso giudizio. Si creerà la possibilità di ricercare la soluzione migliore presente sul mercato,
ma senza attendersi grosse variazioni tra il giudizio di istituti diversi. Avere rapporti con più banche può essere
vantaggioso per piccoli finanziamenti, ma attenzione! Un cliente che cambia spesso banca, che opera con più istituti, che chiude
finanziamenti accendendone altri da un'altra parte non avrà certo vita facile con la nuova normativa. Questo comportamento, infatti,
andrà a incidere negativamente sulla valutazione del cliente e a peggiorare il suo rating.
31. Le garanzie sono ancora utilizzabili?
Le garanzie possono migliorare il rating solo nel caso in cui siano concesse da un soggetto pubblico o privato, una banca o un altro ente
ad essi assimilabile che disponga di un rating migliore di quello del cliente. Solo i Confidi con rating uguale almeno ad A potranno
concedere garanzie che vadano a incidere sul rating dell'impresa. Le garanzie potranno però incidere sul tasso di interesse
praticato sui prestiti, poiché possono contribuire a migliorare la LGD, cioè la percentuale di perdita complessiva sul
prestito concesso che la banca si attende di subire in caso di insolvenza del cliente.
32. Come vengono valutati eventuali investimenti?
Gli investimenti rappresentano generalmente un elemento di valutazione positiva, poiché sono indice di vitalità dell'azienda.
Essi devono però essere in grado di produrre incrementi della redditività aziendale e quindi adeguati flussi di cassa una
volta a regime. Per permettere alla banca di comprendere e apprezzare in modo adeguato il ruolo e l'impatto degli investimenti è
necessario fornire una documentazione adeguata, quale ad esempio un piano di sviluppo o business plan. Se invece l'impresa intende
avviare una nuova iniziativa, l'investimento che sarà effettuato potrà rientrare, secondo i parametri di Basilea 2, nella
finanza di progetto e godere di un trattamento ad hoc ai fini della valutazione del rischio. L'impresa che intende avviare una nuova
iniziativa potrebbe ricevere un doppio rating: uno per la gestione ordinaria dell'azienda e uno specifico per l'iniziativa.
33. La mia azienda è sottocapitalizzata: questo peggiora il mio rating?
La sottocapitalizzazione rappresenta uno degli elementi penalizzanti nell'attribuzione del rating, poiché rappresenta una debolezza
strutturale dell'impresa. E' pertanto opportuno procedere alla ricapitalizzazione dell'impresa. Tra le possibili soluzioni, si può
pensare di trasformare gli eventuali debiti verso i soci in capitale di impresa. In alternativa, si possono valorizzare gli immobili
eventualmente iscritti a bilancio e utilizzarli per la ricapitalizzazione dell'impresa. E' il caso, ad esempio, di quegli immobili il cui
valore iscritto a bilancio è "storico" e quindi inferiore a quello attuale. La loro rivalutazione rappresenta quindi uno
strumento, peraltro gradito alle banche, per garantire una buona patrimonializzazione dell'impresa. Un discorso simile vale anche per
l'eventuale disponibilità di brevetti iscritti a bilancio per un valore inferiore alla loro quotazione di mercato. Lo stesso
accorgimento può essere utilizzato con i beni cosiddetti "immateriali", quali ad esempio il know how tecnologico,
che possono essere valutati economicamente. Va, comunque, ricordato che la ricapitalizzazione dell'impresa non rappresenta la strada
obbligata da percorrere per far fronte a situazioni di squilibrio finanziario. Al contrario, è necessario effettuare un'accurata
analisi della struttura finanziaria dell'impresa e valutare quali strategie seguire.
Per ulteriori informazioni:
www.unioncamere.it
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
|
 |
|