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Rassegna stampa - Documento |
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L'impatto di Basilea sulle banche italiane
di Ettore Pastore (Partner A.T. Kearney)
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 10 marzo 2010
La recente proposta del presidente Obama di varare una tassa sull'esposizione delle
banche e di reintrodurre logiche da Glass-Stegall Act (separazione tra attività di
banca commerciale da quelle di banca di investimento) nasce da motivazioni
condivisibili: rendere meno conveniente l'attività di trading proprietario per
favorire l'attività a sostegno delle imprese, quindi della crescita economica e
dell'occupazione. Emergono tuttavia interrogativi sostanziali, legati alla difficoltà
di mettere in atto questa proposta in un settore ormai globalizzato - soprattutto
l'investment banking - e da 20 anni a questa parte sempre più consolidato.
Procedono intanto i lavori su Basilea 3, che imporrà limiti più stringenti alla
composizione del capitale delle banche, con un effetto di rafforzamento della base
patrimoniale. Un recente studio di Credit Suisse ha stimato per l'Europa impatti di
ricapitalizzazione pari a 139 miliardi di euro entro il 2012, anno dell'entrata in
vigore di Basilea 3. Inevitabili le ricadute negative sul ROE, a parità di livello di
rischi e portafogli di business. A fronte di cambiamenti potenziali così rilevanti, è
auspicabile l'azione concordata tra governi e regulator dei diversi paesi per evitare
disequilibri competitivi.
Capire l'impatto che questi cambiamenti avranno sulle nostre banche e imprese è
particolarmente rilevante per un paese che più degli altri in Europa è dipendente dal
credito bancario, presenta il numero e la rilevanza maggiore di piccole e medie imprese
(oltre 4 milioni), ha un sistema bancario con livelli di Tier 1 mediamente più bassi,
pur essendosi dimostrato più solido perché meno propenso alla speculazione.
Per le imprese, quasi completamente dipendenti dalle banche, l'afflusso di nuovi
crediti sarà minore a causa del maggior costo del rischio, ma anche di quello legato
al rafforzamento dei limiti patrimoniali, soprattutto come esito di Basilea 3. Alle
Pmi in particolare è di fatto precluso l'accesso al mercato dei capitali di cui hanno
invece largamente beneficiato nel 2009 le imprese più grandi, che hanno emesso bond
per 34 miliardi di euro.
Le banche, in attesa che si chiarisca il quadro, saranno comunque spinte a una maggior
prudenza nelle scelte dei profili di rischio, con conseguente minore redditività a
parità di spread e livello di domanda, a una maggior focalizzazione sul commercial
banking, con conseguente cessione degli asset non più strategici e a un aumento della
patrimonializzazione.
Gli operatori italiani peraltro hanno già anticipato le direttrici del mercato. Diversi
gli esempi recenti: Intesa Sanpaolo ha ceduto le attività di banca depositaria;
UniCredit ha effettuato un aumento di capitale da 4 miliardi; Mps ha finalizzato
l'uscita parziale dal settore del risparmio gestito; le alleanze della
bancassicurazione vita sono state profondamente riviste (con la ricerca di minori
impegni di capitale da parte della banche); il business della raccolta diretta ha
acquisito un ruolo sempre più strategico, anche con l'ingresso di nuovi attori
(es. Che Banca, Gruppo Mediobanca).
La struttura industriale del settore bancario sarà ridisegnata nei prossimi anni.
L'Italia, come altri paesi europei, all'inizio degli anni '90 scelse la strada della
Banca Universale di matrice germanica, contrapposta al modello del Gruppo
Polifunzionale, più vicino a logiche di specializzazione strategico-organizzativa
tipiche del mondo anglosassone. Il modello ha resistito anche di fronte alla recente
crisi, ma necessita di importanti revisioni. La recente scelta di UniCredit di creare
una banca unica, pur preservando una logica di specializzazione per mercati, è un primo
esempio di evoluzione del modello.
Riteniamo che le banche grandi saranno sempre più concentrate sulle attività di banca
commerciale e, pur divisionalizzate, cercheranno di massimizzare l'integrazione tra i
diversi segmenti di clientela. Realizzeranno anche strutture specializzate per
prodotto (es. sistemi di pagamento), che offriranno anche alle banche di dimensioni
minori. Proseguirà il consolidamento delle banche medie, con l'obiettivo di realizzare
leadership regionali su territori contigui, riducendo l'attuale dispersione geografica.
Le banche piccole dovranno concentrarsi ancora di più sulla relazione con il cliente,
realizzando centralmente le economie di scala su prodotti e processi condivisibili.
Si assisterà inoltre a una ripresa degli approcci di partnership relativi a "fabbriche"
di servizi o prodotti comuni.
La maggiore focalizzazione in corso consentirà l'emergere di nuove aree di eccellenza
su cui concentrare le risorse: pensiamo ad esempio all'attività di corporate banking
ad alto livello, dove è particolarmente agguerrita la concorrenza internazionale.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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