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Imprese al lavoro per stare nel rating
di Marco Ferrando
Il Sole 24 Ore - Nord Ovest
Mercoledì 25 ottobre 2006

La grande paura è passata. All'entrata in vigore di Basilea 2 mancano poco più di due mesi e il Nord-Ovest si avvicina al D-day senza particolari angosce: l'accordo ormai non preoccupa più le banche, che negli ultimi tre anni hanno imparato a familiarizzare con i nuovi parametri di valutazione del rischio, né crea particolare agitazione tra le imprese le quali, dopo gli spauracchi iniziali, hanno compreso che gli effetti dell'accordo sul credito saranno limitati sia nel numero che nell'entità.
D'altronde gli impieghi continuano a crescere e le aziende destinate a uscire malconce dalla radiografia dei sistemi di internal rating sono poche, pochissime. Una recente indagine a campione condotta da Unioncamere rivela che - applicando i criteri di Basilea 2 - nel Nord-Ovest il 3,8% delle imprese si troverebbe in situazione di default (che, conformemente ai criteri dell'accordo, equivale per esempio alla presenza di finanziamenti in sofferenza). E' una quota superiore al Nord-Est (2,8%) ma inferiore al resto d'Italia - al centro è al 4,2%, tra Sud e isole raggiunge il 4,4% - e comunque alla media nazionale, che si colloca al 3,9 per cento.
Al momento la situazione pare dunque sotto controllo e l'immediato futuro non sembra riservare brutte sorprese.
Unioncamere ha pure passato al vaglio la probabilità di default nei prossimi 12 mesi e, ancora una volta, il Nord-Ovest se la cava piuttosto bene: il 4,1% delle imprese è in una situazione di rischiosità elevata (equivalente a una probabilità di default pari o superiore al 12%); il 25,1% viene definito vulnerabile (probabilità di default compresa tra il 2,6 e il 4%); il 70,2% è fotografato in una condizione di solvibilità.
Anche in questo caso, il Nord-Ovest registra una maggiore debolezza rispetto al Nord-Est (dove l'87,9% è solvibile e appena il 3,8 si trova in condizioni di rischiosità elevata), ma si pone più in su della media nazionale, che relega nella classe di maggior rischio il 4,7% delle imprese.
«Il clima è positivo, sia tra le aziende che negli istituti di credito», assicura Marina Tabacco, presidente della commissione regionale Abi del Piemonte. «Le banche - riporta - hanno gradualmente adottato nuovi criteri di rating interno, più o meno informatizzati. Le imprese, invece, hanno maturato nel tempo la consapevolezza che Basilea 2 è una chance più che un problema: per un numero ridottissimo di aziende cambieranno le condizioni di erogazione del credito, per tutte è arrivata un'occasione concreta per migliorare i rapporti con la propria banca».
Un discorso analogo «vale - aggiunge la presidente - per i professionisti: la scadenza ci ha avvicinati tutti quanti».
Concorda Pietro Terna, segretario di Confindustria Piemonte: «Le imprese hanno compreso che Basilea 2 non corrisponde a un cambiamento improvviso, anche se impone una crescente consapevolezza della necessità di darsi un assetto di capitale e operativo adatto ad acquisire un rating adeguato». Anche se la strada è ancora lunga, ammonisce Terna: «Lo sforzo di questi anni deve proseguire, con l'adozione di sistemi di reporting e controllo, la maggior accuratezza dei bilanci, l'apporto di capitali freschi».
Analogo discorso per la Liguria, con Giuseppe Caruso di Confindustria Genova che ricorda come «farsi trovare impreparati a questo punto sarebbe davvero paradossale».
Piuttosto, Basilea 2 si è trasformato «in un'occasione per ragionare con calma e cognizione di causa su tutti i temi che ruotano intorno alla finanza d'impresa» non a caso, dopo aver lanciato un anno fa un servizio di check up al bilancio (60 le imprese che vi hanno aderito) proprio in queste settimane l'associazione degli industriali sta lanciando una raffica di iniziative tematiche, «da Club Finanza, una serie di incontri a tema che si svolgono tutti i secondi giovedì del mese - racconta Caruso - fino a un vero e proprio servizio di help desk sui derivati».

* * *

Dalle origini

La firma nel 2001
Siglato nel 2001, l'accordo di Basilea 2 entrerà in vigore il 1° gennaio 2007, al termine del periodo transitorio di tre anni, apertosi nel 2004.
L'obiettivo perseguito attraverso l'accordo dal Comitato di Basilea (istituito nel 1974 tra i governatori delle Banche centrali dei Paesi maggiormente industrializzati) è prevenire e arginare il rischio di fallimento delle banche attraverso l'adozione di una politica economica e finanziaria comune.
I tre principi fondamentali alla base dell'accordo
Il primo principio stabilisce requisiti patrimoniali minimi per gli istituti di credito e viene stabilita la percentuale di capitale minimo che dev'essere detenuto dalle banche in funzione del rischio complessivamente assunto (rischio operativo, di mercato e di credito).
Le banche potranno utilizzare metodologie diverse di calcolo dei requisiti: quelle più avanzate sono veri e propri sistemi di internal rating.
Il secondo principio introduce un processo di controllo prudenziale, "inteso non solo a garantire che le banche dispongano di un capitale adeguato a sostenere tutti i rischi connessi con la loro attività, ma anche a incoraggiarle nell'elaborazione e nell'uso di tecniche migliori per monitorare e gestire tali rischi".
In pratica, viene stabilito che il controllo prudenziale va effettuato dagli Istituti di vigilanza; vengono inoltre stabilite le responsabilità degli stessi istituti e gli standard di riferimento ai fini del controllo.
Il terzo principio formula una specifica disciplina di mercato ovvero definisce i livelli minimi di informazione che ogni banca soggetta agli obblighi derivanti da Basilea 2 deve fornire al mercato su patrimonio di vigilanza, esposizione ai rischi, processi di valutazione dei rischi e ambito di applicazione.

Per ulteriori informazioni:
www.bis.org


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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