«Imprese italiane a rischio Basilea 2»
di Claudio Pasqualetto
Il Sole 24 Ore
Martedì 31 maggio 2005
Il dato non è certo dei più incoraggianti: il 66,53% delle aziende italiane
valutate secondo i criteri di Basilea 2 è «non investment grade», poco
affidabile; il 17,4% non lo è del tutto, è «distressed»; solo su poco più del
16% istituti di credito ed investitori possono muoversi senza problemi.
La fotografia è stata scattata da Eu-Ra, azienda indipendente di rating
partecipata fra gli altri da Banca Generali, e riguarda i bilanci del
2003. Rispetto all'analisi di un anno fa, sui bilanci 2002, aumentano di
quasi due punti percentuali le aziende poco affidabili e nelle proiezioni
fatte su 2004 e 2005 la situazione non migliora certo, visto il peso di
una situazione sempre più da crisi. Difficile manifestare dubbi sui dati:
i bilanci esaminati da Eu-Ra sono quelli depositati presso le Camere di
commercio ed il "campione" è di ben 130mila società di capitali, contro
le 60mila dell'indagine precedente.
«In realtà - spiega Maurizio Fanni, presidente di Eu-Ra - le aziende italiane
avevano avviato comportamenti più virtuosi rispetto al passato, c'è infatti
un discreto aumento della patrimonializzazione media, ma a far precipitare la
situazione è arrivata la sfavorevole congiuntura che sicuramente si
ripercuoterà sui bilanci 2004 e 2005 che noi già in partenza stimavamo in
peggioramento. Questo sta determinando un aggravamento anche dei rischi.
In un anno, infatti, il rischio di default dell'azienda media, quella che
ha un rating 'B' e che risulta essere la più numerosa con il 26,96% delle
aziende, è salito dal 3,93 al 4,87%. La classe subito inferiore, quella
con la tripla C, dove è posizionato il 20,23% delle imprese, ha un rischio
default altissimo, al 24,45%». «Gli interventi sulla struttura
finanziaria delle aziende - aggiunge Fanni - sono ancora troppo limitati.
L'indebitamento delle aziende a breve termine, quello che maggiormente
impedisce una programmazione di ampio respiro, interessa ancora l'88,75%
delle aziende e negli ultimi quattro anni è sceso solo di tre punti
percentuali». L'analisi di Eu-Ra evidenzia anche un appesantimento degli
indici di redditività. Nel quadriennio esaminato, fra il 2000 ed il 2003,
il Roi è sceso dal 5,86 al 5,03%; il ROE è passato dal 5,01 al 3,86; ed il
Ros dal 4,28 al 3,13. Scomposta a livello regionale l'indagine rivela che
è il Molise ad avere il maggior numero di aziende che hanno chiuso il
bilancio 2003 con una perdita netta: sono complessivamente il 37,47%. Fra
le aree più industrializzate la Lombardia è al 32,46%, il Veneto al 31,93,
il Piemonte al 29,92, l'Emilia Romagna al 29,66. Il Lazio, maglia "nera"
lo scorso anno, recupera posizioni e si colloca vicino al Veneto al
31,96%, mentre le aziende più tranquille sembrano essere quelle della Val
d'Aosta dove la percentuale si ferma al 26,72 per cento.
Nell'analisi per grandi aree l'evoluzione sembra più favorevole al Sud, il
Centro è stazionario, mentre NordEst e NordOvest sono in lieve flessione, ma
Fanni spiega il dato con i maggiori incentivi alla imprenditorialità ed
all'innovazione arrivati nel Meridione. Per quanto riguarda i settori le
aziende a maggior rischio di default sono quelle che si occupano di
ristorazione e turismo.
Il 45,22% delle imprese di questo segmento ha chiuso in perdita il 2003 ed è
il riflesso evidente di una economia in frenata che ha ripercussioni
immediate sui consumi voluttuari.
Non a caso subito dopo in questa classifica in negativo ci sono le aziende di
intrattenimento; più staccate quelle che operano con la pubblica amministrazione,
appesantite dalla storica incertezza sui tempi di pagamento.
«Il quadro generale aggiornato al 2003 non è certo positivo e nel frattempo è
sicuramente peggiorato - conclude Fanni -, le aziende italiane rischiano di
avere grossi problemi da un Basilea 2 applicato secondo i criteri più rigidi.
È fondamentale che si blocchi con iniziative soprattutto strutturali, di
organizzazione d'impresa, il lento scivolamento verso le classi di rating più
negative».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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