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Rassegna stampa - Documento |
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Imprese: le pratiche fiscali «costano» 36 giorni di lavoro
di Isidoro Trovato
Corriere della Sera - Corriere Economia
Lunedì 20 giugno 2011
L' appello è arrivato (più volte) forte e chiaro durante l'ultima assemblea di Confartigianato: le piccole e
medie imprese italiane chiedono un regime fiscale più leggero per poter rilanciare la propria competitività.
«Il tempo è ridotto - ha spiegato il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini, nella sua relazione annuale -
e le risorse anche. Concentriamoci dunque su tre obiettivi: abbassare la pressione fiscale e rendere piu semplice
e meno vessatorio pagare le tasse; avvicinare i giovani al mondo del lavoro; utilizzare l'incredibile forza sociale
della piccola impresa accreditando un sistema di sussidiarietà in grado di rispondere ai bisogni delle comunità».
In tal senso, c'è uno studio condotto da Sts Deloitte che aiuta a capire il contesto fiscale in cui si muovono le
aziende italiane. Lo studio parte dall'analisi di una società «campione» (che ha un fatturato di 27,7 milioni di
euro, svolge attività di ricerca e sviluppo nel campo dell'automazione di processi industriali, ha 180 dipendenti,
ed esporta circa il 65% della produzione), una volta pagate le tasse su un utile ante imposte di 986.503 euro chiude
il bilancio (come regime si ipotizza quello del 2009) con un utile netto di circa 383mila euro in Italia, che
sarebbe più basso dell'8% se l'azienda fosse in Francia, e più alto del 20% in Germania, del 37% in Gran Bretagna,
e ben del 58% in Spagna dove supererebbe quota 600mila euro (605.347).
Il confronto. L'imposizione fiscale complessiva in rapporto al reddito imponibile è, infatti, decisamente
superiore in Italia (58%) rispetto alla Germania (43%), al Regno Unito (40%) e alla Spagna (29%). Di poco diversa
la situazione della Francia, dove il carico fiscale complessivo (60%) risulta lievemente superiore per effetto
dell'indeducibilità del compenso corrisposto ad amministratori esterni all'impresa. «Un contesto internazionale che
sfavorisce le nostre imprese sul mercato e non ne agevola il rilancio - avverte Claudia Cattani, partner di Sts
Deloitte e autrice dello studio -. Una situazione che può addirittura aggravarsi: in Inghilterra esiste già una
differente tassazione tra piccole e grandi imprese, quelle con utili fino a 300 mila sterline hanno un'aliquota del
21%, quelle i cui utili sono superiori a 1 milione e mezzo hanno un'aliquota al 28%. Il punto è che entro il 2013
l'Inghilterra farà scendere l'aliquota dal 28% al 26% per le imprese promettendo di scendere entro il 2014 fino al
23%. Manovre che daranno un grande vantaggio alle aziende inglesi e che risultano molto improbabili per la realtà
italiana».
La riforma. In questi stessi giorni però si sta parlando della riforma fiscale annunciata dal ministro
Giulio Tremonti proprio durante l'assemblea di Confartigianato. Sono previste tre aliquote e un aumento dell'Iva:
portare dal 10 all'11% quella agevolata e dal 20 al 21% quella ordinaria. «Si tratta di un'operazione che punta a
sgravare le aziende a monte per gravare i consumatori a valle - spiega Cattani -. Una mossa che scommette sulla
voglia di tornare a spendere da parte degli italiani. Se invece i consumi dovessero continuare a latitare,
l'aumento dell'Iva diverrebbe un'aggravante. Di sicuro qualche beneficio ci sarà ma bisognerà spingersi un po' più
in là e, per esempio, prendere in considerazione la richiesta di defiscalizzare gli utili che vengono reinvestiti
in azienda».
Altra nota dolente è la burocrazia fiscale: gli imprenditori sprecano in tale attività 36 giorni lavorativi l'anno,
il 43% in più della Ue. «Serve un riequilibrio della pressione fiscale su imprese e lavoro, meno adempimenti, più
fiducia tra stato e cittadini - suggerisce il presidente di Confartigianato -. Ma non vogliamo una riforma fiscale
a tutti i costi: siamo per un riequilibrio della tassazione a favore delle imprese e del lavoro, per un
allineamento della tassazione delle rendite a quella europea, non siamo per un salto nel buio spinto da fretta e
tatticismi politici». Niente fretta ma qualche mossa strategica adesso è davvero indispensabile.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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