Imprese meno in ritardo
di Enrico Netti
Il Sole 24 Ore
Lunedì 6 novembre 2006
«Le imprese italiane hanno recepito molto bene i dettami di Basilea
2 e, nonostante in Europa siano fanalini di coda a causa
dei ritardi nei pagamenti, si stanno avvicinando alla
media» sottolinea Paolo Engheben, amministratore
delegato di Dun&Bradstreet Italia, commentando
l'ultima edizione dello «Studio pagamenti 1° semestre
2006: nuovi trend delle aziende in Italia e in Europa».
Rispetto al 2004, quando il ritardo medio
era di 17,8 giorni, si è arrivati ai 13,6 giorni nel
primo semestre 2006. Tra i fattori che hanno contribuito
al taglio dei tempi la massiccia adozione del pagamento
a 30 giorni, mentre all'inizio del 2000 le scadenze più
diffuse erano i 60-90 giorni. «In pratica gli
imprenditori - continua Engheben - sono stati costretti
dalla crescente competitività a chiedere termini nella
media europea». E ora, secondo lo studio, circa il 70%
delle aziende paga regolarmente contro il 62% del 2004.
L'intero studio, che sarà presentato mercoledì
a Milano presso la sede del Sole-24 Ore, fotografa le
abitudini di pagamento delle imprese italiane ed europee
(da giovedì 9 novembre sarà online sul sito
www.dnbforyou.it).
Ordine pubblico in ritardo. Dall'analisi dei settori italiani con i
maggiori ritardi al primo posto, con 46,5 giorni, c'è
l'"ordine pubblico", categoria che comprende tribunali,
servizi di polizia, carceri e vigili del fuoco. Seguono
ristoranti e bar (32,8 giorni) e servizi attinenti ai
trasporti (28,8). Seguono le aziende dei trasporti e
distribuzione, del commercio al dettaglio, dove un
ritardo di tre settimane è considerato fisiologico, ma
anche quelle delle telecomunicazioni, dove &la mio
avviso - sottolinea Engheben - c'è una cattiva gestione
rispetto ad altri Paesi europei».
Tra i più attenti al rispetto delle scadenze ci sono le imprese
dell'edilizia e gli installatori («Sempre puntuali per
necessità, altrimenti rischiano di non approvvigionarsi
di materie prime e altri materiali»), le realtà della
produzione in generale, dal tessile all'abbigliamento,
dal legno al mobile, la carta e derivati, «dove c'è più
cultura e dove il mercato non può subire ritardi,
altrimenti ne risente l'intera catena del valore».
Buoni pagatori si dimostrano anche gli imprenditori
legati ai servizi vari, dai gestori di alberghi
a chi fornisce servizi alla persona, ma anche
le autofficine, gli autonoleggi e i servizi di riparazioni.
Il trend favorevole dovrebbe continuare anche nel 2007.
«Prevediamo che entro fine anno ci sarà una limatura
dei ritardi nei pagamenti, a cui seguirà un
altro miglioramento il prossimo anno - commenta Engheben -.
Mi sento moderatamente ottimista, perché il nostro
sistema imprenditoriale ha ormai imboccato la strada
giusta, applicando termini di pagamento veloci e
puntuali. Oggi un pagamento a 90 giorni è considerato
iniquo dal fornitore».
Belgio maglia nera. Nonostante tutto, le imprese italiane si
piazzano al penultimo posto della classifica dei
principali mercati Ue, alle spalle del Belgio.
«Rispetto alla Spagna, che occupa il terz'ultimo
posto, abbiamo recepito i princìpi di
Basilea 2 con un anno di ritardo, ma siamo stati più
rapidi ad adottare le nuove disposizioni - sottolinea
Engheben -. Inoltre le nostre imprese sono state
costrette dalla crescente competitività a chiedere
termini di pagamento nella media europea».
* * *
Insolvenze in calo: Roma la più colpita
Nei primi sei mesi dell'anno si è abbassata la febbre dei fallimenti tra le imprese italiane.
Nel periodo sono state depositate 8.172 sentenze di fallimento, in netta flessione rispetto
alle 9.084 dello stesso periodo dell'anno precedente.
Secondo la ricerca D&B, sono le province di Roma, Milano e Napoli quelle con la maggior
percentuale di dissesti e le prime dieci province valgono circa il 40% del totale. A livello
regionale invece è la Lombardia (17,9%) la regione in cui si concentrano le chiusure per
insolvenza, seguita da Lazio (11,5%) e Campania (10,7%).
Tra le cause principali, secondo D&B, c'è la cattiva gestione dell'impresa, l'incapacità degli
imprenditori a far fronte a situazioni e impegni imprevisti, ma a volte è lo stesso debitore
che decide di portare i libri in tribunale per chiudere con il passato.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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