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Imprese, rating a rischio
di Claudio Pasqualetto
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 28 dicembre 2005

Lo spostamento è lento, appesantito anche da una difficile congiuntura, ma le aziende italiane cominciano a "ripulirsi" da storiche situazioni di precarietà finanziaria. Aumentano quelle in grado di conquistare un rating positivo e parallelamente crescono anche le distressed, a conferma che il mercato tende a fare pulizia. Il lato emerge con evidenza dall'analisi annuale di Eu-Ra, società di rating costituita da docenti delle Università di Trieste ed Udine e partecipata da Banca Generali, delle finanziarie regionali del Friuli Venezia Giulia e della Sardegna e da alcuni istituti di credito. «Quest'anno - anticipa il prof. Maurizio Fanni, presidente di Eu-Ra - abbiamo esaminato i bilanci 2004 di quasi 116.000 società di capitali obbligate in quanto tali a presentare in Camera di Commercio il documento contabile. Un miglioramento c'è stato rispetto ad un 2003 negativo, ma non sono ancora stati raggiunti i livelli del 2002, segno che la crisi di questi ultimi due anni ha lasciato il segno».
Il numero delle imprese investment grade sale dell'1,15% ma c'è un aumento anche delle distressed dello 0,49%. Preoccupa il fatto che nelle previsioni 2005 questo trend sostanzialmente positivo sembri destinato a subire una battuta d'arresto, ma il 2006 dovrebbe portare un recupero in termini di solvibilità delle imprese su valori quantomeno analoghi al 2004, destinato a segnare un primo consolidamento di una ripresa che si presume prosegua negli esercizi futuri.
Complessivamente le imprese giudicate sicuramente affidabili in base ai bilanci presentati sono passate dal 21,22% del 2002 al 19,15% del 2003, al 20,30 del 2004.
La progressione parte dal 64,78 per approdare ad un 65,13% per le non investement grade e sale da 14 al 14,58% per le distressed. «Come evidenziato da molte analisi - osserva Fanni - le imprese più piccole sono quelle maggiormente a rischio: solo il 9,68% delle aziende fino ad un milione di fatturato è nelle classi alte di rating. Il segmento subito superiore, che è anche il più numeroso, fino a 5 milioni di fatturato, vede emergere con maggior chiarezza la tendenza alla "pulizia": leggera crescita per le affidabili, stabilità per le non investement grade, aumento dell'1,3% di quelle con criticità. Salendo nel fatturato aumenta anche la tendenza ad una migrazione verso rating più affidabili, con un significativo +2,85% nella classe fino a 50 milioni, mentre con fatturati ancora maggiori la solvibilità diventa quasi un obbligo e le investement grade salgono al 28,03%, mentre le distressed precipitano al 6,37%».
Nella classifica per regioni il Lazio conta il maggior numero di imprese da considerare a rischio: il 18,05%; seguono le Marche al 17,45% ed il Molise al 16,74%. Chi vanta il tasso più alto di affidabilità è invece il Trentino Aldo Adige con il 25,39% delle imprese, seguito da Lombardia al 23, 37% e dal Piemonte al 22,54%.
Quanto ai settori la maggiore stabilità si trova fra le multiutilities, dove il 33,36% delle aziende raggiunge i livelli più alti di affidabilità, seguono i servizi alla pubblica amministrazione con il 29,41% e la chimica e gomma al 29,16 e la metallurgia al 27,38. Quegli stessi servizi alla pubblica amministrazione che raggiungevano il secondo posto in affidabilità conquistando anche il primo posto fra le distressed, seguiti da Poste e telecomunicazioni, trasporti e spedizioni, servizi di intrattenimento e commercio al dettaglio.
«La contraddizione è solo apparente - commenta Fanni - in realtà evidenzia proprio quel processo in atto di consolidamento di un nucleo importante di imprese forti e di una parallela emarginazione dal mercato delle aziende meno strutturate».
«La nostra analisi - conclude il presidente di Eu-Ra - è ovviamente solo tecnica e quantitativa, visto che si basa sui dati ufficiali di bilancio e non tiene conto di variabili qualitative come la creatività, le idee, il management. Va però considerato che nel giudizio complessivo, oggi, questa analisi tecnica vale complessivamente un buon 60%; la valutazione qualitativa può oscillare fra il 10 ed il 12%, il resto sta nel giudizio diretto della banca, quando questo è possibile, ai fini dell'applicazione dei criteri di Basilea 2».

* * *

Aumenta il rischio di default
Probabilità di default attualizzata

Grado di rischiosità delle imprese in Italia

Rating 2002 2003 2004
Investment grade (%) 21,22 19,15 20,20
Non investment grade (%) 64,78 66,76 65,13
Distressed (%) 14,00 14,09 14,58
Fonte: Eu-Ra

Il Rating per regione

Regione Invest.
grade
(%)
Non invest.
grade
(%)
Distressed
(%)
Trentino Alto Adige 25,39 59,54 15,07
Lombardia 23,37 62,63 14,00
Piemonte 22,54 65,25 12,21
Liguria 22,02 63,69 14,29
Emilia Romagna 21,97 62,44 15,59
Valle d'Aosta 21,74 63,04 15,22
Veneto 20,53 65,66 13,81
Friuli Venezia Giulia 20,08 66,56 13,36
Toscana 18,84 67,08 14,07
Marche 18,09 64,46 17,45
Abruzzo 17,50 66,56 15,94
Lazio 15,64 66,32 18,05
Sardegna 14,76 70,17 15,08
Campania 14,75 71,98 13,27
Umbria 14,52 69,23 16,25
Puglia 14,05 70,53 15,42
Sicilia 13,85 71,57 14,58
Basilicata 13,66 71,58 14,75
Calabria 11,63 74,27 14,09
Molise 9,69 73,57 16,74
Fonte: Eu-Ra


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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