India: opportunità o miraggio?
di Dario Mazzini (Fidindustria Emilia Romagna)
Agosto 2006
1. Introduzione
Da diverso tempo l'India è al centro dell'attenzione del "mondo economico" per la sostenuta
crescita registrata in alcuni settori della propria economia, tuttavia è un paese che presenta
ancora molte contraddizioni.
L'analisi che segue illustra i principali fattori di rischio di cui dovrebbe tenere conto
un'impresa che decida di intraprendere qualsiasi tipo di attività nel continente indiano.
Il Paese appare relativamente stabile, tuttavia le differenze di orientamento tra i partiti che
compongono la coalizione al Governo fanno temere per la sua tenuta. Inoltre, permangono come fattori
d'instabilità le grandi differenze (linguistiche, etniche, religiose e sociali) che caratterizzano
la società indiana.
Nonostante la buona performance dell'economia indiana negli ultimi anni, esistono degli elementi
di debolezza, in particolare le pressioni inflazionistiche e i crescenti disavanzi commerciale e
corrente. Inoltre, data la strutturale debolezza del settore agricolo, una cattiva stagione
monsonica potrebbe avere ripercussioni sull'economia.
Nel sistema bancario prevalgono le banche commerciali pubbliche. Tuttavia, da circa 10 anni, è
stato avviato un processo di riforma teso a eliminare le inefficienze del settore e ad aprire di
più il mercato indiano alle banche straniere.
Inoltre, dal punto di vista operativo, il Paese necessita di un potenziamento delle infrastrutture
e dell'approvazione di leggi e regolamenti favorevoli agli investitori internazionali.
La seguente
tabella
fornisce importanti indicazioni sui principali indicatori economici, considerando anche che il rating
assegnato da S&P è BB+, quello assegnato da Moody's è Baa3 e quello assegnato da Fitch è BB+
2. Rischio politico
Da maggio 2004, il Paese è guidato da una coalizione, la United Progressive Alliance(UPA), che
riunisce l'Indian National Congress (INC) e una serie di partiti minori. L'UPA ha il sostegno di
quattro partiti comunisti, conosciuti collettivamente come Left Bloc, che tentano di frenare le
riforme economiche in senso liberista che il Primo Ministro Singh vorrebbe approvare. Le recenti
elezioni amministrative, tenutesi a marzo 2006 negli stati del Bengala, Kerala, Tamil Nadu e Assam
hanno fatto registrare ottimi risultati ai partiti minori dell'UPA (in particolare, al Left Bloc)
che potrebbero rivendicare una maggiore influenza sulle decisioni politiche. Anche a causa di alcuni
scandali politici che hanno riguardato l'INC, la tenuta della coalizione non è dunque scontata. I
principali fattori d'instabilità restano comunque le profonde differenze all'interno della società
indiana (linguistiche, etniche, religiose e sociali) a cui si aggiunge una povertà diffusa (il 35%
della popolazione vive con meno di un dollaro la giorno) in particolare nelle aree rurali.
Quanto alle relazioni internazionali, i rapporti con il Pakistan sono migliorati sensibilmente
dalla crisi del 2002. Nell'aprile 2003 l'ex Primo Ministro Vajpayee, inaspettatamente, manifestò
la volontà di pacificare le relazioni con il Paese vicino. A sua volta, nel novembre 2003 l'India
accettò l'offerta pakistana di una tregua lungo la Linea di Controllo (la linea di confine nel
Kashmir), dopo aver firmato un accordo che ristabiliva i collegamenti aerei. Anche il nuovo Governo
indiano ha deciso di proseguire sulla linea del precedente, intensificando gli incontri e le
consultazioni fra i due Paesi. Nonostante i recenti attentati a Nuova Delhi e Varanasi, di
probabile matrice kashmiro-pakistana, il processo di pace tra India e Pakistan continua. Al
contrario, esistono crescenti motivi di contesa con il Bangladesh: il terrorismo di matrice
islamica, l'immigrazione clandestina in India, la gestione delle acque comuni. L'India intrattiene
buone relazioni con la Cina, con cui però è in competizione dal punto di vista commerciale.
Negli ultimi anni sono progressivamente migliorati i rapporti con gli USA, che vedono la democrazia
indiana come un alleato per contenere il crescente potere cinese. Gli USA hanno promesso di fornire
aiuti e consulenze per la costruzione di impianti per lo sfruttamento dell'energia atomica a scopi
civili. L'India è membro della South Asia Association for Regional Cooperation (SAARC) e
dell'Association of Southeast Asian Nations (ASEAN).
3. Rischio economico
Il tasso di crescita reale dell'economia indiana si è attestato intorno al 8% nell'anno fiscale
2005/06 (1 aprile 2005-31 marzo 2006), in aumento rispetto all'anno precedente (6,9%). Tale crescita
è stata sostenuta dalla domanda interna (i consumi interni sono cresciuti dell'8%). Gli investimenti
fissi lordi sono cresciuti dell'8,5% grazie alla crescente fiducia degli investitori. Il settore
dei servizi è dominante nella formazione del PIL indiano (54%) ed è cresciuto del 9,8%. Lo sviluppo
del settore dell'alta tecnologia e i processi di outsourcing continuano a registrare ottimi
rendimenti grazie alla crescente domanda internazionale di lavoratori preparati, a basso costo e
con una buona conoscenza della lingua inglese. Il settore industriale, che contribuisce per circa
il 26% alla formazione del PIL, è cresciuto del 9% nel 2005/06. Tale performance riguarda
principalmente il settore manifatturiero che rappresenta circa l'80% dell'intera produzione
industriale. Esso ha inoltre beneficiato della fine dell'accordo Multifibre (1° gennaio 2005)
che poneva limitazioni quantitative al commercio dei prodotti tessili. Il settore agricolo, che
partecipa per il 20% alla formazione del PIL, ha registrato un tasso di crescita di solo 2,3 punti
percentuali, nonostante la buona stagione dei monsoni. La produttività agricola è infatti
compromessa dai problemi di irrigazione, di gestione delle acque e dalla strutturale debolezza del
credito agricolo. Secondo l'ADB, l'outlook per il 2006/07 e il 2007/08 è comunque positivo e la
crescita del PIL dovrebbe attestarsi rispettivamente intorno al 7,6% e 7,8%. Ciò che potrebbe
compromettere questo andamento è una cattiva stagione dei monsoni che, da una parte, ridurrebbe
ulteriormente la produttività del settore agricolo e,dall'altro, colpirebbe i redditi dei contadini
comprimendo la domanda interna.
Dal punto di vista della spesa pubblica e dell'inflazione, occorre sottolineare che il deficit
pubblico rappresenta uno dei problemi principali dell'economia indiana. Per questo motivo, a metà
del 2004, è stato approvato un piano di risanamento, il Fiscal Responsability and Budget Management
Act (FRBMA). Esso mira alla riduzione del deficit di 0,3 punti percentuali all'anno, per arrivare
all'obiettivo di un deficit del 3% entro il 2008/09. Dopo tre anni di miglioramento del disavanzo
pubblico federale (che è passato dal 6,4% nel 2001/02 al 4,3% nel 2004/05) le Autorità hanno
annunciato una "pausa" nel piano di risanamento per il budget del 2005/06: il deficit infatti
dovrebbe rimanere uguale a quello dell'anno precedente (-4,3% del PIL). Per l'anno successivo il
FMI prevede un'ulteriore diminuzione (3,8%), anche grazie all'introduzione dell'IVA in 20 stati
nell'aprile 2005.
La principale sfida che le Autorità si troveranno ad affrontare consiste nel portare a termine il
consolidamento fiscale insieme allo sviluppo delle infrastrutture (di cui tutti i settori
necessitano) e al miglioramento delle condizioni della popolazione più povera. Tale sfida potrebbe
essere superata dall'India grazie agli alti tassi di crescita previsti, alla modesta inflazione e
ad un aumento nella riscossione delle imposte (le entrate fiscali lorde nel 2005/06 sono state pari
al 10,5% del PIL e nel 2006/06 dovrebbero arrivare all'11,2%). Il nuovo budget rinnova l'impegno
del Governo nel rispettare il FRBMA. Il debito pubblico generale (quello federale più quello dei
singoli stati) a marzo 2006 era pari a 665 milioni di dollari, pari a circa l'84% del PIL, mentre
il debito pubblico federale è pari al 67% del PIL.
Il tasso di inflazione è relativamente contenuto (4,8% nel 2005/06 rispetto al 6,5% nel 2004/05),
se si considerano gli alti tassi di crescita dell'economia indiana. Nel 2006/07 si prevede un tasso
medio del 5,2%. Le pressioni maggiori sul tasso d'inflazione sono determinate dall'aumento in
valore delle importazioni di petrolio (che rappresentano il 30% delle importazioni dell'India),
anche se il Governo, finora, ha attuato una serie di misure fiscali ed amministrative per
contenere l'aumento dei prezzi petroliferi al dettaglio. Tale misure però non potranno essere
replicate in futuro ed è quindi possibile che la crescente domanda interna ed un ulteriore aumento
dei prezzi internazionali del petrolio spinga l'inflazione versol'alto.
Nel 2004/05 la bilancia delle partite correnti ha registrato un deficit di 6,4 miliardi di dollari
(-0,9% del PIL) rispetto al surplus di circa 10,6 miliardi (1,8% del PIL) dell'anno precedente.
La ragione sta nell'ampio disavanzo commerciale, che è passato da 7,4 milioni di dollari nel
2003/04 a 26,3 miliardi nel 2004/05. L'aumento della domanda interna e dei prezzi del petrolio
hanno infatti spinto le importazioni che sono cresciute di circa il 48%, mentre le esportazioni
solo del 25%. Per i prossimi due anni, il deficit commerciale sembra destinato ad aumentare
(37,8 miliardi di dollari nel 2005/06 e 40 miliardi nel 2006/07) ma il saldo delle partite correnti
si manterrà contenuto: -15 miliardi di dollari (-1,9% del PIL) nel 2005/06 e -13 miliardi
(-1,5% del PIL) nel 2006/07.
Il flusso di capitali in entrata nel Paese è quadruplicato negli ultimi 3 anni: nel 2001/02
ammontava a 8,6 miliardi di dollari mentre nel 2004/05 a 32,2 miliardi. Nel 2005/06 la stima è
di 27,5 miliardi di dollari. Tuttavia, tali afflussi di capitali, fino al 2005/06, sono stati
principalmente composti da investimenti di portafoglio, 8,9 miliardi nel 2004/05 e 9,3 miliardi
2005/06, e non di investimenti diretti esteri (IDE), 3 miliardi di dollari nel 2004/05 e
4,6 miliardi nel 2005/06. Per gli anni successivi, il FMI prevede un'inversione di tendenza:
dal 2007/08 il livello degli IDE dovrebbe superare il livello degli investimenti di portafoglio
(10,9 miliardi di dollari e 8,7 miliardi, rispettivamente).
Alla fine dell'anno fiscale 2005/06 si stima un debito estero di circa 142 miliardi di dollari,
rispetto ai 138 miliardi dell'anno precedente. Tuttavia rispetto al PIL il debito estero indiano
è in diminuzione e non risulta elevato, essendo pari al 17,9% per il 2005/06, rispetto al 20% del
2004/05. Per la fine del 2006/07 si prevede che il debito ammonti a 154 miliardi di dollari, pari
al 17,9% del PIL. Il debito estero non è quindi fonte di preoccupazione. Anche le simulazioni
di shock del FMI confermano questo dato (2005 Article IV Consultation). I differenti eventi
negativi ipotizzati infatti provocherebbero solo lievi variazioni nel rapporto tra debito e PIL.
Il caso peggiore è rappresentato da un eventuale deprezzamento reale del 30% che porterebbe questo
rapporto sopra il 25% del PIL. Anche il DSR si è quasi dimezzato in due anni passando dal 17,1% nel
2003/04 al 9% nel 2005/06. Si prevede un'ulteriore diminuzione nel 2006/07 (5,4%). Le riserve
internazionali invece stanno progressivamente diminuendo in termini di mesi d'importazione a causa
del crescente livello di beni importati. A fine 2004/05 le riserve ammontavano a 108 miliardi
(pari a 10 mesi di importazioni), mentre nel 2005/06 a 136 miliardi (pari a 7,6 mesi di
importazioni). A fine 2006/07 si prevede un ammontare di riserve pari 148 miliardi (6,8 mesi di
importazioni).
Il tasso di cambio della rupia indiana ha subito un progressivo apprezzamento rispetto al dollaro.
Nel 2002/03 il cambio rupia/$ era pari a 48,4 mentre nel 2005/06 era 44,5. Nel 2005 il Governo ha
istituito un fondo di stabilizzazione. Tale fondo fornisce alla Reserve Bank of India (RBI)
le risorse necessarie per impedire un apprezzamento troppo rapido della moneta. Inoltre,
le pressioni verso l'apprezzamento saranno stemperate dal boom delle importazioni e dai crescenti
disavanzi di parte corrente. Nel 2006/07 si prevede che l'andamento degli ultimi anni s'interrompa
portando la rupia ad un lieve deprezzamento (46 rupie per un dollaro). Ciò che potrebbe aumentare
il rischio di cambio è un'inversione nei flussi di capitali (dovuti al collasso della coalizione
di governo o ad una perdita di fiducia nel mercato dei titoli azionari) che potrebbe portare ad
un deprezzamento rilevante.
4. Il sistema bancario
Il settore bancario indiano è molto protetto e vede la prevalenza delle banche di proprietà
pubblica. Il sistema è composto da circa 80 banche commerciali (che rappresentano il 74% delle
attività finanziarie del sistema), 200 banche rurali regionali e 350 cooperative rurali. La maggior
parte della banche sono di dimensioni modeste e concentrano la loro operatività nelle regioni
rurali.
Tra le banche commerciali prevalgono le banche pubbliche che sono 27 e detengono rispettivamente
il 73% dei prestiti e il 78% dei depositi. Con 13.600 filiali sparse sul territorio e 54 all'estero
la State Bank of India è la principale banca pubblica. La sua quota di mercato è circa del 30%.
Prima del 1991 le banche pubbliche erano caratterizzate da una scarsa qualità degli asset, scarsi
profitti e debole capitalizzazione.
Nel 1991 è stato avviato un processo di riforma e ristrutturazione, sostenuto anche dai capitali
della Reserve Bank of India (RBI) e della Banca Mondiale (WB), per avvicinare tali banche agli
standard internazionali. Tale processo ha consentito di eliminare molte delle inefficienze del
settore pubblico che ha visto migliorare negli ultimi 5 anni la profittabilità e diminuire la
quota di non-performing loans. Tuttavia la persistente frammentazione e la forte presenza statale
consentono ancora a molte piccole banche non redditizie di operare.
Il numero delle banche private è cresciuto significativamente a partire dal processo di riforma
del settore bancario privato nel 1993. Da allora si sono formate 10 nuove banche private che sono
andate ad aggiungersi alle 24 già esistenti. Queste ultime sono particolarmente deboli e poco
affidabili. Al contrario, "il nuovo settore privato" è più dinamico e capace di soddisfare le
esigenze dei clienti. Le due banche principali di tale settore sono l'ICICI Bank e HDFC Bank.
Le banche straniere sono 36, controllano circa il 7% degli asset totali e il 5% dei depositi. Le
più grandi sono Citibank N.A, HSBC Ltd., Standard Chartered, Bank of America e Deutsche Bank AG.
L'entrata delle banche straniere nel sistema indiano è altamente regolata ed esistono numerose
limitazioni. In particolare: l'entrata di una banca straniera è sottoposta all'approvazione della
RBI (quest'ultima dà precedenza agli attori disposti ad operare in aree poco sviluppate ed ad
acquistare banche da ristrutturare); le banche straniere non possono aprire più di 20 filiali
all'anno (fino all'anno scorso il limite era 12); inoltre la proprietà straniera di una banca
non può superare il 74% del capitale versato. Ciò nonostante, in 5 anni, le banche straniere
hanno raddoppiato le proprie attività totali, mentre il credito al consumo è cresciuto del 40%
all'anno.
Le banche rurali, create nel 1976 per aiutare lo sviluppo del settore agricolo, ricevono
sovvenzioni dallo Stato. Esse controllano circa il 3,5% del totale delle attività e il 3,2% dei
depositi. Solitamente sono possedute dal Governo centrale, dai Governi locali o dalle banche
statali. L'insieme di tali banche costituisce un network abbastanza esteso che gioca un discreto
ruolo nello sviluppo delle istituzioni di credito nelle aree rurali o semi-urbane. Tuttavia le
banche cooperative sono piccole e limitano la loro azione ad un territorio poco esteso e ben
individuato.
I crediti sono cresciuti soprattutto nei confronti del settore commerciale che ha visto un
incremento del 15,5% tra marzo e novembre 2005, rispetto al 26% (tasso di crescita più elevato
degli ultimi 10 anni) nell'intero 2004/05. Nonostante la forte crescita del credito, i
non-performing loans lordi (NPL) rispetto al totale dei crediti sono diminuiti dal 7,2% nel 2003/04
al 5,2% nel 2004/05, grazie al generale buon andamento dell'economia e alle riforme che hanno
facilitato il riscatto e la vendita di attività. I NPL si ripartiscono tra il settore bancario
pubblico (5,5%); privato (4,4%); banche di proprietà straniera (2,8%).
5. Rischio operativo
Secondo lo studio Doing Business della WB, l'India registra uno score molto basso (è al 116°
posto su 155 paesi presi in esame), rispetto alla media regionale. L'iter di autorizzazione
amministrativa, i costi e le procedure di spedizioni di beni, i costi ed i tempi di attesa per
la risoluzione dei casi di bancarotta, il rispetto dei contratti commerciali hanno una valutazione
peggiore rispetto alla media di tutto il sud-est asiatico.
Il sistema legale, che si basa sulla Common Law britannica, è maturo soltanto sulla carta.
L'applicazione delle norme è infatti spesso inefficiente. Gli investitori lamentano che il sistema
regolamentare è lasciato alla discrezionalità della burocrazia. Il sistema giudiziario è
considerato equo, ma i tempi di durata dei processi solitamente sono molto lunghi. In caso di
controversie gli investitori stranieri possono ricorrere all'arbitrato internazionale. L'india
ha ratificato la Convezione di New York. Il Foreign Exchange Management Act (FEMA) stabilisce
che la costituzione di una filiale o di una sussidiaria in India, per intraprendere qualsiasi
attività di tipo commerciale o industriale, richiede l'approvazione della RBI. Le joint venture
solo la modalità più praticata per fare business in India.
Il Governo sta cercando di facilitare l'afflusso degli investimenti diretti esteri, abbassando
le barriere e tentando di aprire maggiormente l'economia indiana. Tuttavia, tale processo è
frenato da alcuni interessi costituiti. Alcuni settori (come quello delle armi, l'energia atomica,
il trasporto ferroviario, il carbone, l'estrazioni di minerali) sono completamente chiusi alla
partecipazione internazionale, mentre in altri gli investitori possono detenere solo una porzione
minoritaria del pacchetto azionario.
Il sistema di tassazione è relativamente maturo, ma una varietà di incentivi che incoraggiano
specifici settori lo hanno reso complicato. e sarebbe auspicabile una riforma radicale del sistema.
Il prelievo fiscale sugli utili per le imprese di nazionalità non indiana è del 41%, mentre sui
redditi da capitale è del 20%.
Il Paese necessita di forti investimenti nella costruzione di infrastrutture. Data la difficile
situazione di bilancio, le partnership tra pubblico e privato avranno un ruolo sempre maggiore
nel finanziamento dei progetti. Il Governo federale ha annunciato due programmi: 1) per i progetti
che non sono economicamente redditizi, il Governo ha proposto un Viability Gap Funding Scheme al
fine di elargire dei prestiti a fondo perduto che coprano fino al 20% dei costi dell'investimento;
2) il Governo ha istituito poi l'India Infrastructure Finance Company Limited (IIFCL) nel gennaio
2006 per i progetti che, pur essendo redditizi, presentano difficoltà nel reperire finanziamenti
di lungo periodo.
I rischi legati alla sicurezza sono abbastanza alti, anche se non colpiscono le imprese e gli
investitori stranieri. Il paese è percorso da profonde divisioni (in particolare fra indù e
musulmani). Sul territorio agiscono inoltre alcuni gruppi terroristici, principalmente di matrice
islamica o maoista.
6. Rapporti con le istituzioni finanziarie internazionali
Non ci sono finanziamenti in essere da parte del FMI. I rapporti con il Fondo si limitano alle
consultazioni periodiche (Article IV).
I prestiti della WB (banca mondiale) all'India alla fine del 2005/06 ammontavano a 2,9 miliardi di
dollari, più del doppio rispetto agli 1,4 miliardi impegnati l'anno precedente. Ciò rende l'India
uno dei paesi che beneficia maggiormente degli aiuti/prestiti della WB. A fine luglio 2005 i
progetti attivi nel Paese erano 64 per un ammontare totale di 13 miliardi di dollari. Tali progetti
si concentrano nello sviluppo delle infrastrutture, nel settore agricolo e nella lotta alla povertà.
Nel 2004, l'ADB (Banca Asiatica di Sviluppo) ha approvato 6 prestiti del valore complessivo di
1,2 miliardi di dollari per il finanziamento di 5 progetti che si concentrano su: miglioramento
della autostrade nazionali; sistema di trasmissione dell'energia elettrica; lavori di ricostruzione
nel Jammu e nel Kashmir; supporto per la riforma fiscale e miglioramento della governance nello
stato di Assam; un investimento nel capitale azionario di una centrale elettrica. Sono stati
approvati anche 16 progetti di assistenza tecnica per 11,2 miliardi dollari. Il totale dei prestiti
concessi complessivamente fino al 31 dicembre 2004 ammonta a 14,6 milioni di dollari.
7. Interscambio con l'Italia
L'interscambio commerciale con l'India ha registrato negli ultimi dieci anni un disavanzo
crescente. Nel 2004 è stato toccato il record negativo per l'Italia con un saldo di circa
750 milioni di euro. Tuttavia nel 2005 c'è stato un miglioramento, con una riduzione del
disavanzo a 520 milioni di euro. Infatti, nel 2005 si è registrato un deciso aumento (32%)
delle esportazioni italiane in India (1.679 milioni di euro circa rispetto ai 1.273 milioni
dell'anno precedente) ed una crescita dell'8% nelle importazioni (2.200 milioni di euro rispetto
ai 2.026 del 2004). I prodotti italiani più richiesti dal mercato indiano sono stati: meccanica
strumentale (+39% rispetto l'anno precedente); elettronica ed elettrotecnica (+62%) e prodotti
chimici (in cui però si è registrata una diminuzione del 3,5% rispetto al 2004).
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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