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Rassegna stampa - Documento |
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L'innovazione del fair value al test del conto economico
di Carlo Oneto
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 19 novembre 2003
Con l'articolo 25 della legge 306/03 (comunitaria 2003) l'Italia avvia il recepimento
delle opzioni previste dall'articolo 5 del regolamento Ce 1606/2002 sui principi
contabili internazionali. Recependo gli Ias, la Ue introduce il fair value
quale criterio di valutazione che si rifà, in estrema sintesi, al prezzo secondo
cui due parti indipendenti realizzano un'operazione di mercato; in particolare,
il prezzo al quale un'attività potrebbe essere scambiata o una passività potrebbe
essere regolata.
Il fair value, però, non comporta l'abbandono del principio di prudenza
che si esprime con la realizzazione dei componenti positivi del reddito; di solito
i risultati di performance non realizzati (ad esempio rivalutazione di beni
immobilizzati, Ias 16) si rilevano direttamente nel patrimonio netto superando
il conto economico. Il risultato non realizzato non è così compreso nell'utile
dell'esercizio.
Il passaggio a conto economico. Il passaggio a conto economico pone oltre al
problema valutativo il modo di rappresentazione all'interno del conto economico, tenendo
conto che secondo le norme attuali il conto economico contiene solo redditi realizzati,
come prescrive il principio di prudenza indicato all'articolo 2423-bis, comma 1, punto 2.
I comportamenti possibili per l'adeguamento possono rispondere a criteri convenzionali
oppure di tipo innovativo.
• La soluzione convenzionale consiste nell'inserire a conto economico sia i componenti
realizzati sia quelli non realizzati; in questa maniera le due categorie reddituali si
confondono all'interno del conto economico. La parte dell'utile non realizzato verrebbe
evidenziata solo al momento della delibera di approvazione del bilancio in conseguenza
della quale l'utile realizzato è distribuibile. Se, per esempio, il conto economico
civilistico chiude con il reddito complessivo di 1.580 mentre gli adeguamenti negativi
al fair value sono pari a 100 e quelli positivi a 140, il risultato delle sole
componenti realizzate sarebbe pari a 1.540 (1.580 meno la differenza tra 140 e 100).
Il reddito prodotto che si legge in conseguenza nel conto economico (1.580) non
costituisce tutto il reddito distribuibile; la parte distribuibile, pari a 1.540, è
evidenziata dagli amministratori all'approvazione del bilancio.
• E' considerata, invece, innovativa la proposta di modifica delle diretive contabili
che consente di «permettere o prescrivere all'insieme della società, o a determinati tipi
di società, di presentare, anziché un conto economico articolato secondo gli schemi
di cui agli artt. da 23 a 26, una relazione sui loro risultati, purché il contenuto
informativo di tale relazione sia almeno equivalente a quello degli schemi prescritti
dai suddetti articoli». La natura di tale documento è già conosciuta in sede
internazionale come Statement of performance ovvero Statement of
comprehensive income: in sostanza, un conto economico comprensivo di componenti
positivi di reddito "realizzati" e "non realizzati", però con la loro distinta
evidenza. L'innovazione rende fin dall'origine l'informazione sull'intero reddito
prodotto ma anche sulla sua parte distribuibile.
In sostanza si realizzerebbe la distinzione tra componenti di reddito realizzati (che
determinano la quota di utili distribuibili) e adeguamenti al fair value (che
entrano nel conto economico, pur sapendo che la componente non realizzata non è
distribuibile). Il conto economico rileva il risultato derivante dagli utili realizzati
(1.540), che con il saldo degli adeguamenti al fair value (differenza positiva di
40) conduce al reddito prodotto di 1.580. L'obiettivo è presentare un unico prospetto del
risultato di periodo, indipendentemente dalla realizzazione dei componenti di reddito
in esso compresi.
L'applicazione più prudenziale del fair value consisterà, però, nel tener conto
delle perdite solo presunte e dei rischi prevedibili: nell'ipotesi rappresentata
sarebbe distribuibile solo il minor importo di 1.440, cioè l'utile realizzato al netto
delle svalutazioni previste dal fair value (100), senza considerare gli
adeguamenti positivi a tale criterio.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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