«Intervenga l'Europa, le aziende sono al collasso»
di Vito De Ceglia
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 31 maggio 2010
Ora che Bruxelles ha deciso di riaprire il fascicolo sui ritardi dei pagamenti da parte
della Pubblica Amministrazione (PA) nei confronti delle imprese, lo sterminato esercito
di Pmi europee, quelle che contribuiscono per il 56% al prodotto interno lordo Ue, sono
alla finestra per capire se questa sia veramente la volta buona. La proposta, ancora in
itinere, fissa a 60 giorni il termine massimo dei pagamenti della PA. E' solo il primo
passo, ma è stato sufficiente ad alimentare nuove aspettative tra le Pmi italiane: le
più colpite, a livello comunitario, da questa anomalia. Stando ai dati dell'indagine
congiunturale della Cna, ancora nel primo trimestre 2010, il 59,6% delle imprese
intervistate lamentava un allungamento dei tempi di riscossione dei crediti commerciali.
Le stesse che sono rimaste deluse dalla precedente direttiva, la 2000/35, la quale non
ha avuto gli effetti auspicati. Anzi, in pratica, ha lasciato tutto inalterato come
dimostrano i 186 giorni di attesa, oltre 6 mesi, ma si può arrivare anche a punte di 900
giorni, contro i 67 della media Ue. Ritardi che costano al sistema produttivo italiano
circa 60 miliardi di euro l'anno, secondo le stime della Commissione Europea, e circa 30
miliardi l'anno, secondo il ministero dell'Economia.
Una "guerra" di cifre che, nei fatti, assume un aspetto secondario per chi, ogni giorno,
combatte in trincea per sopravvivere. Un argomento, quello dei ritardi, molto sentito
dalla Cna che rappresenta un universo di 430.000 imprese artigiane e Pmi molte delle
quali al collasso per l'aumento delle insolvenze. «La situazione italiana non aiuta ad
essere ottimisti - ammette Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna -;
l'adozione della precedente direttiva europea, in materia di ritardi di pagamento, non è
stata risolutiva perché non ha garantito con efficacia il rispetto dei termini stabiliti
nei contratti. Quindi, un nuovo intervento da parte dell'Unione Europea diventa
assolutamente necessario: soprattutto, per quanto riguarda l'Italia era e resta decisivo
prevedere un automatismo delle tutele».
In verità, la vigente direttiva Ue prevede che le imprese debbano rivolgersi ad un
giudice per ottenere il credito dovuto da parte del debitore. «Il problema è molto
spinoso - sottolinea Silvestrini -. Non ci vuole molto a capire che essere costretti a
portare in giudizio il proprio cliente è un forte elemento deterrente, perché non solo
segna la chiusura dei rapporti, ma sposta la risoluzione del conflitto su un piano
giudiziario che, come è noto, è onerosissimo e lentissimo, al punto da far spesso
rinunciare il creditore a far valere i propri diritti».
«In assenza di efficaci sanzioni - aggiunge il segretario generale della Cna - è
difficile pensare che, con i tempi della giustizia italiana e vista la crisi della
finanza pubblica, i debitori non si avvantaggino della comprensibile ritrosia delle
piccole imprese a citare in giudizio clienti rilevanti per ottenere il pagamento gravato
degli interessi legali, seppure maggiorati. Senza dubbio sarebbe auspicabile assicurare
una procedura accelerata per il recupero del credito e l'impegno, contenuto nella
direttiva in discussione, a prevedere che le organizzazioni rappresentative delle Pmi
possano promuovere l'adozione di sistemi per la risoluzione delle controversie in via
extragiudiziale. Ma tirando le somme, anche se siamo di fronte a elementi positivi,
purtroppo siamo ancora lontani da una soluzione».
Lontani sono anche i tempi di approvazione della nuova direttiva Ue. Infatti è
prevedibile che questa venga licenziata in autunno dal Consiglio e che diventi operativa
non prima del 2012. «In attesa dell'entrata in vigore della nuova direttiva, che
obbligherà a pagare entro un massimo di 60 giorni - annuncia Silvestrini - stiamo, da
tempo, invitando il Governo ad accelerare lo sblocco dei debiti pregressi della Pubblica
Amministrazione, consentendo ai privati di utilizzare questi crediti per pagare tasse,
contributi e altri oneri dovuti allo Stato. E' una sollecitazione che abbiamo rivolto
anche la scorsa settimana al ministro Tremonti nel corso dell'incontro con la
delegazione di ReteImprese Italia, sulla manovra correttiva. Inoltre vorremmo che
l'Autorità della Concorrenza possa intervenire efficacemente in presenza di comportamenti
che nuocciono all'ordinato funzionamento del mercato».
Oggi, alla luce dei dati sui tempi di pagamento alle Pmi, nel mirino finiscono anche le
banche. «Di prassi le imprese già ottengono anticipazioni dalle banche sulle fatture
- sottolinea Silvestrini -. Purtroppo, i ritardi nei pagamenti, oltre a rappresentare un
costo aggiuntivo per le imprese, spesso generano da parte degli istituti di credito una
richiesta di rientro che può metterle in ginocchio. La difficoltà di incassare i crediti
accentua la dipendenza delle imprese dal sistema bancario, e riduce la loro capacità di
realizzare gli investimenti programmati per agganciare la ripresa economica. Anche per
questo abbiamo lavorato per realizzare la moratoria dei debiti bancari, che prevedeva
l'allungamento della scadenza degli anticipi a fronte di crediti commerciali, e stiamo
lavorando per negoziare una proroga di quell'accordo, dal momento che la fase più
critica della gestione finanziaria non è ancora superata».
Se lo scenario sul fronte pubblico è assai preoccupante, non lo è da meno la situazione
sul fronte privato. «La crisi ha allungato le abitudini di pagamento anche tra privati
- conclude Silvestrini - generando una pericolosa concatenazione di effetti che
finiscono per penalizzare gli elementi più piccoli e più fragili della catena produttiva.
Il rallentamento dell'attività e le difficoltà di incassare i crediti maturati, sono
quindi due cause fondamentali dell'aggravarsi del fenomeno che possono mettere a
repentaglio l'esistenza stessa delle imprese che rischiano così di "morire" di crediti».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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