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  :: Rassegna stampa - Documento

Investire in ricerca e sviluppo per risanare il Paese
di V.D.C.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 14 novembre 2011

L'Italia dovrà investire complessivamente 27 miliardi di euro in ricerca e sviluppo per raggiungere l'obiettivo dell'1,5% del Pil nel 2020. Oggi, all'appello ne mancano 8. Così come mancano 90 mila nuovi ricercatori, dei quali 15.500 nel settore pubblico e 75.000 in quello privato. Sono alcuni dei risultati riportati dal 1° Barometro italiano varato dall'Airi, l'Associazione per la ricerca industriale.
Dal Barometro emergono però diverse sorprese, per esempio l'aumento del numero di studenti, laureati e dottorati di ricerca nelle facoltà scientifiche e la stabilità degli investimenti delle imprese in R&S, a fronte del decremento sostanziale degli stanziamenti pubblici. «Non posso dire con certezza - osserva Renato Ugo, presidente di Airi - se l'Italia riuscirà davvero ad aumentare ogni anno gli investimenti in ricerca fino agli 8 miliardi in più del 2020, ma spero di sì: anche centrando l'1,5% del Pil saremmo lontani dal 2% di Francia e Gran Bretagna e dal 2,3% della Germania. Tuttavia, non abbiamo altra scelta se non quella di allocare le risorse per la crescita tecnologica competitiva».
L'analisi Airi evidenzia come, rispetto a tre anni fa, nel 2010 gli indicatori di input a lungo termine, che rappresentano il capitale umano in formazione, hanno registrato un costante progressivo incremento. Per esempio, dal 2007 gli studenti iscritti al primo anno di facoltà scientifiche sono aumentati da 92 a 96 mila; i laureati da 66 a 80 mila e i corsi di dottorato di ricerca dai 7.700 del 2009 agli 8.100 dell'anno scorso. «I dati sono molto positivi - aggiunge Ugo - ma dobbiamo impedire che i ricercatori che noi formiamo finiscano all'estero».
Risulta, invece, importante la stabilità degli investimenti in R&S delle imprese. Dal 2008 la spesa è scesa in modo lieve: da 10,2 miliardi a 9,9. E gli addetti da 105mila a 100mila. «Crisi o no - osserva il presidente dell'Airi - le imprese devono continuare a fare R&S se vogliono rimanere competitive. E poi non si considerano gli investimenti in R&S effettuati dalle piccole imprese che spesso non vengono classificati come tali in bilancio». Forse quantificabili nello 0,2% del Pil. Registrano una caduta verticale, invece, gli stanziamenti pubblici: dai circa 10 miliardi di quattro anni fa sono scesi a 9.
Sul fronte degli output, la crisi finanziaria ha reso schizofrenico il trend: dallo scivolone del 2008/9 dell'export di alta e media tecnologia si è passati al +17,9% (a 95 miliardi) del 2010. Bene anche le domande di brevetti presso l'Ufficio europeo e soprattutto quelli concessi dall'Ufficio Usa, saliti in un anno da 1.850 a 2.300.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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